agosto 19, 2014 | by Emilia Filocamo
«La vita è un dono e va vissuta al massimo». Angela Rockwood star di “Push Girls” si svela al Ravello Magazine

Di Angela Rockwood, modella, attrice, bellissima, ed il bellissima credo venga prima di tutto, protagonista della serie americana di successo Push Girls, in onda su Sundance Tv, ambientata a Los Angeles ed in cui 4 bellissime donne sulla sedia a rotelle e dunque disabili affrontano le sfide e le gioie di ogni giorno, si fa fatica a notare quello che poi la rende così speciale nella sua diversità, si fa fatica a notare che le sue splendide gambe sono costrette ad un sussidio di ruote e di sforzi altrui. Io stessa non l’ho notato subito perché tutto ciò che colpisce di lei sono gli occhi ed il sorriso perfetto e quella voglia di vivere straripante e combattiva, pronta a stanare ogni minima perplessità, ogni debolezza, ogni tristezza e a dare loro la caccia senza pietà. Solo con una dote ed un coraggio del genere Angela Rockwood poteva affrontare e superare l’incidente che le ha cambiato la vita: la recrudescenza, il chiudersi in se stessa che potevano essere le conseguenze di un evento terribile, sono state invece bandite ed Angela, non solo è diventata una star, ma addirittura ha deciso di offrire agli altri il suo contributo, come ambasciatrice della Christopher and Dana Reeve Foundation, la Fondazione dell’indimenticabile protagonista di Superman.

Angela, tu sei una donna straordinaria, bella e di talento, ma cosa è per te la bellezza? Puoi darci una definizione? «Per me la bellezza è l’essenza che ogni donna ha dentro di se dal momento preciso in cui viene al mondo. E’ una sostanza che è composta dalle più pure forme di innocenza e al contempo dalla forza, dalla felicità che si può trovare solo in se stessi. Quando una donna matura e sviluppa questa purezza, trasformerà anche le persone con cui entra in contatto. Alcune donne possono perdere questo elemento interiore perché magari si soffermano troppo sull’aspetto esteriore per vanità ma le donne che riescono a destreggiarsi perfettamente fra le difficoltà della vita, ecco sono proprio queste a sfruttare pienamente quel potere interno. Per me la bellezza è questo e la felicità è il cosmetico migliore per essere belle».

Sei una modella e un’attrice: come hai capito che recitare sarebbe stata la tua vita? Ci puoi parlare dei tuoi esordi? «Ho cominciato a fare la modella all’età di 17 anni ma ho lasciato la carriera a 21. Quando mi sono trasferita a Los Angeles nel 1998, mi sono messa a lavorare e ho preso le prime lezioni di recitazione. Fu proprio durante le lezioni di Sal Romeo che mi innamorai profondamente della recitazione. Recitare è così diverso dallo sfilare, specialmente durante le audizioni quando   entri per recitare la tua parte, reciti e poi vai via. Quando invece fai la modella, vai ai casting, mostri il tuo book o il tuo portfolio e qualche volta gli agenti di moda sono brutalmente sinceri e ti spiegano chiaramente perchè non ti vogliono per quel determinato lavoro. Io adoro la metamorfosi dei vari personaggi e tutto quello che puoi usare nella recitazione per rendere tangibili le emozioni. Recitare è un’arte che, se praticata nella maniera corretta, ti permette di conoscerti meglio come essere umano».

Il tuo primo fan? La prima persona che ha creduto in te? «Vuoi sapere il nome del mio primo fan? Io non ho avuto una persona che credesse in me all’inizio perché tutti erano convinti che fossi diventata matta nel tentare di avere una carriera nel campo dell’intrattenimento. Sono sempre stata la classica pecora nera che esce e si fa strada da sola senza curarsi troppo delle paure altrui. Solo in seguito la mia famiglia ha avuto fiducia in me e nella mia decisione e ha capito che il mio destino era fare esattamente quello che sto facendo».

La tua notevole bellezza è mai stata un ostacolo? Qualcosa che la gente nota subito senza andare oltre, costringendoti dunque a dimostrare di essere molto di più di una bellissima donna? «Io credo che ognuno di noi passa attraverso diverse fasi di cambiamento nella vita fino ad arrivare a quello che è. Essendo figlia di un uomo di origini tedesche, dunque un caucasico e andando in giro con lui, esibivo dei lineamenti asiatici e non di un’asiatica comune a causa della miscela di etnie che c’è nel mio sangue, sapevo sin da ragazzina che ero diversa dalle altre, più che altro per le reazioni che scatenavo in chi mi guardava ma non ho mai permesso che questo fosse usato contro di me. Anzi, ho accettato il mio essere diversa e ho forgiato la mia mente e la mia anima per non essere solamente un bell’involucro».

So che forse è una domanda scomoda, ma come è cambiata la tua vita dopo l’incidente? Anzi, come è cambiato il tuo modo di guardare alla vita? «La mia vita è cambiata sotto mille aspetti, sono cambiata nell’anima, nel corpo e nello spirito. Si, è vero, fisicamente sono incapace di fare tantissime cose che prima potevo fare da sola e sono obbligata ad affidarmi agli altri perché si prendano cura di me, ma mentalmente e spiritualmente sono una persona molto più forte. L’incidente mi ha costretta a prendere una decisione importante nella mia vita. Ho quindi deciso di imboccare il sentiero positivo, invece di quello negativo e di prendere ogni giorno della mia vita con estrema gratitudine. Guardo alla vita come ad un grande dono e ciò che ne facciamo di questo dono è il nostro modo di dire grazie al mondo, agli altri e a noi stessi. La bellezza di essere un essere umano, è che possiamo scegliere. Possiamo scegliere di vivere la nostra vita in pieno, di essere positivi al di là di tutto quello che ci capita, di scegliere di tendere una mano, di essere una guida per chi è al buio e nella disperazione, possiamo scegliere di utilizzare la nostra energia per cambiare le cose e rendere migliore anche la vita degli altri. Possiamo fare la differenza nella vita di qualcuno grazie alle nostre esperienze, e questo durerà anche dopo di noi, durerà per sempre».

Sei anche ambasciatrice della Fondazione Dana e Christopher Reeve, puoi raccontare ai lettori italiani questa splendida esperienza? «Si, certo, sono orgogliosa di essere ambasciatrice di questa fondazione da nove anni. Ho partecipato al primo evento della Fondazione a Laguna dove ho incontrato Dana Reeve per la prima volta. L’anno seguente ho cominciato a lavorare per la fondazione sulla campagna relativa alle minoranze, educando e portando consapevolezza alle comunità asiatiche d’America sui problemi che si affrontano ad essere asiatici e ad essere disabili. La cultura asiatica, l’antica cultura asiatica considera le disabilità come una maledizione o un karma negativo. Io con passione sono andata in giro e ho spiegato che anche noi possiamo vivere una vita piena e soddisfacente nonostante le disabilità o la paralisi e ho messo la mia esperienza al servizio degli altri».

Quali sono i tuoi modelli nella recitazione, anche del passato? «Angelina Jolie, assolutamente».

L’incontro che ti ha cambiato la vita? «Ho incontrato tantissime celebrità e figure fondamentali nella mia vita. Tre che mi hanno colpita in particolar modo sono le mie care amiche Michele Bohbot ed Holly Robinson Pete. Sono donne straordinarie perché sono donne in carriera e madri e perfette padrone di casa. E l’altra, la terza persona, è la mia vicina di casa che ha appena passato la boa dei 110 anni. Lei è la prova concreta che dobbiamo vivere la vita al massimo facendo le cose che amiamo davvero, e guardando tutto in positivo».

Puoi parlarci della tua esperienza nella serie tv di successo Push Girls? Come è cominciato tutto? «Beh, è davvero complicato riassumerla in poche parole perchè coincide con un viaggio cominciato dalla mia paralisi, avvenuta nel 2001. Io credo che le cose capitino sempre con una ragione e che alcune persone incrocino il nostro destino per un motivo preciso, all’inizio pensiamo siano coincidenze ma solo in seguito ci accorgiamo del perché di queste coincidenze. Io sono la creatrice ed uno dei produttori di Push Girls. Durante la mia paralisi sono stata benedetta dall’incontro con persone che si erano imbattute in simili difficoltà nella vita. Una cosa di cui sono stata testimone è che le persone a cui capita una disgrazia, sia essa la perdita di un caro o appunto una paralisi, tendono a perdersi e per quanto riguarda ad esempio le donne che devono affrontare una paralisi, ecco loro cadono in un precipizio oscuro. Quando ho incontrato le mie amiche Auti, Mia e Tiphany, mi sono resa conto che dovevamo farci portavoci delle nostre esperienze nel mondo ed invitare le persone a non arrendersi.  Poi abbiamo incontrato un produttore meraviglioso, David Huwitz, che voleva creare un reality su di me e insieme al produttore esecutivo Gay Rosenthal, abbiamo capito l’importanza di diffondere consapevolezza fra le persone che devono affrontare una paralisi. Così alcuni mesi dopo siamo approdati sul Canale Sundance: consegnammo il nostro primo reel, lo guardarono e scommetto che puoi concludere la storia da sola!».

Sei mai stata in Italia e cosa pensi del cinema italiano? Hai qualche attore preferito? «Ho un fidanzato italiano, Stefano Profeta che è napoletano, ma non sono mai stata in Italia. Ci andrò per la prima volta con lui il prossimo natale. Per quanto riguarda il vostro cinema, adoro La vita è bella e Malena. Le attrici che amo sono Monica Bellucci e Sophia Loren, bellezze senza tempo».

Il film che ogni tanto guardi e di cui vorresti essere stata protagonista? «Ce ne sono tantissimi, ma al primo posto metto Avatar».

I tuoi prossimi progetti? «A questo punto della mia vita ho tanti progetti all’orizzonte ma quello che mi sta più a cuore è avere una famiglia con il mio compagno, lo faremo alla fine del prossimo anno. Per quanto riguarda il lavoro ho in programma un’altra serie tv ed un film che voglio produrre da ben 8 anni e che si chiama 1221».

Angela, che significa per te aiutare gli altri? «La vita, come ho già detto, è un dono e le esperienze che attraversiamo vanno condivise. Io credo che siamo su questo pianeta per aiutarci vicendevolmente e per evolverci imparando gli uni dagli altri. E cerco di mettere in pratica questo ogni giorno».

Chi vuoi ringraziare oggi? «Se potessi adesso ringrazierei mio nonno che è morto quando avevo 15 anni ed ha avuto l’intuito di portare fuori l’artista che è in me. Lui mi ha insegnato a guardare la vita da un’altra prospettiva».

L’ultimo pensiero quando vai a dormire ed il primo quando ti svegli? «Ce ne sono tanti di pensieri che mi frugano nella mente quando vado a dormire, la mia mente viaggia velocissima! Ma in genere prima di dormire penso sempre al mio compagno e a quanto apprezzo il suo starmi accanto, il suo bacio della buonanotte e le preghiere perché la mia notte sia senza dolori e senza spasmi. Il primo quando mi sveglio, specie durante la meditazione e la preghiera è cosa dovrò fare del giorno che mi aspetta, ovviamente sempre con estrema gratitudine.Angela mi ringrazia e mi viene in mente una cosa, bellissima e terribile: parlando della sua paralisi, Angela non ha usato nemmeno una volta la parola disgrazia, sfortuna. Angela, la bellissima Angela, ha usato la parola viaggio».

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