novembre 12, 2015 | by Emilia Filocamo
L’attore Giulio Neglia anticipa “Task Force 45” nuova fiction con Raul Bova che andrà in onda a gennaio 2016

Molto spesso ho parlato di destino nel corso delle mie interviste, anzi di segni del destino, di occasioni, istanti, coincidenze e concomitanze di circostanze che, seppure quasi in sordina o così discrete  da essere impercettibili, hanno cambiato il corso di una vita, indirizzandola, nonostante le difficoltà, alla meta prefissata. E non è un tema ripetitivo, perché soprattutto nel caso degli artisti in cui mi imbatto, il destino diventa parte integrante ed attiva di questi provvidenziali cambi di rotta. Giulio Neglia, giovane attore leccese, protagonista della fiction “Task Force 45” con Raoul Bova, è la conferma di questo assunto, dei segni che, talvolta, piovono inaspettati e governano e guidano le scelte, come lui stesso mi racconterà a proposito di un volantino capitato sulla sua strada e di una battuta di sua madre.

Giulio, ci parli del tuo ruolo in Task Force 45? Certo. Interpreto Marco Polledro, un agente A.S.I, (l’Agenzia spaziale italiana) che è follemente invaghito di Giulia De Santis, la sorella di Enea De Santis, interpretato da Raoul Bova. Lei non ricambia il suo sentimento e, in maniera furba, lo sfrutta perché, essendo un agente, ho la possibilità di accedere via satellite e di individuare le persone di interesse. Insomma interpreto il ruolo di un povero sfruttato! No, scherzo, il mio personaggio avrà un suo significato nel corso dell’intreccio dinamico della fiction.

Quali sono stati i momenti più belli o quelli più complessi sul set? Non ci sono state grosse difficoltà: le riprese sono state fatte fra Roma, la Sardegna, Malta ed il Marocco mentre io ho  girato soprattutto all’interno dell’A.S.I. Le difficoltà maggiori sono venute dal dover dare i nomi corretti alle cose, mi riferisco ai termini tecnici però in questo modo ho appreso tante cose nuove. Raoul Bova mi ha dato numerosi consigli: è un grande professionista e poi è stato bellissimo poter conoscere gli agenti veri dell’A.S.I che 24 ore su 24 fanno questo mestiere con grande spirito di abnegazione.

Ti vedremo in tutta la serie? Sono 8 puntate, che andranno in onda quasi sicuramente a gennaio 2016, io ci sarò in 6, quindi quasi in tutta la serie.

Giulio Neglia ha cominciato a teatro, è corretto? È iniziato tutto per gioco. C’è un aneddoto che racconto spesso quando mi chiedono come ho cominciato. Avevo 14 anni, ero con mia madre, stavo finendo di ripetere quello che era il mio percorso di orientamento, il mio programma insomma per l’esame di terza media e, preso dall’euforia, cominciai ad imitare i miei professori.  Lei, per scherzare, mi disse che avrei dovuto fare teatro. Quella frase detta in un momento di ilarità, mi colpì e cominciai a pensarci sul serio. Ma poi c’è stato il segno. Io sono cresciuto a Lecce, anche se adesso vivo a Roma, e prima di fare teatro ero un ragazzo molto timido, introverso,  tendevo sempre a camminare con la testa e lo sguardo puntati sui piedi. Un giorno, mentre camminavo appunto, mi sono trovato davanti sul marciapiedi un volantino sporco, l’ho raccolto e ho letto che c’era un corso di teatro, camminando di lì a poco mi sono trovato davanti al teatro più bello di Lecce. Quello era un segno. Così ho cominciato, ho frequentato anche l’Accademia di Pisa. Il teatro è fondamentale, è propedeutico ed è una componente essenziale per il percorso formativo. Lo consiglierei a tutte le persone che intendono fare questo lavoro: ti permette di avere un contatto diretto con il pubblico, ti rende camaleontico. Cinema e teatro sono due arti diverse, ma simili, sicuramente al cinema devi ridurre rispetto al teatro, ma poi alla fine si compenetrano e ti permettono di essere versatile.

Cosa ti aspetta dopo Task Force 45? Girerò un film da protagonista, “Appunti di Viaggio” di Andrea Natale e poi dovrei, in questo momento sono con il pc aperto davanti, preparare il mio prossimo cortometraggio come regista. Già lavoro per società che producono spot, corti e  videoclip. Il mio pallino è sempre stato la regia, mi hanno sempre detto che ero bravo, anche a teatro.

E che tipo di spettatore sei? Guardo tutto per avere una panoramica a 360 gradi, i miei registi preferiti sono Luchetti, Salvatores, Tornatore. Guardo anche le commedie di qualità, adoro ad esempio Massimiliano Bruno, quelle più frivole le guardo con meno attenzione ma come spettatore sono onnivoro, cerco di non fare diversificazioni per avere un quadro il più possibile completo.

Ti andrebbe di suggerire il tema per il prossimo Ravello Festival? Perché no! Sceglierei come tema “Il Rischio”, il saper rischiare è tutto nella vita, mettersi in gioco, magari anche sbagliare, sono  un passaggio obbligato. Nel mio mestiere ad esempio è tutto: la pigrizia, il cullarsi sugli allori sono devastanti, rimanere nel sogno senza agire può anzi essere molto pericoloso.

È l’ultima frase dell’intervista a Giulio Neglia: mi rimaneva una curiosità, ma la tengo per me e preferisco che si trasformi in pensiero, in riflessione. Mi chiedo chi sarebbe stato Giulio Neglia se non avesse raccolto da terra quel volantino sporco, se non avesse, appunto, rischiato.

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