settembre 9, 2014 | by Emilia Filocamo
L’attore Marco Marchese protagonista del film horror “Oltre il Guado” si svela al Ravello Magazine

Che quella a Marco Marchese, attore poliedrico e simpatico, sarebbe stata un’intervista “diversa” era facilmente intuibile da alcuni piccoli, essenziali dettagli. Innanzitutto il giorno del nostro appuntamento telefonico: domenica, ore 14,00, orario generalmente da trascorrere a pranzo con la famiglia o piacevolmente immersi in una gita fuori porta o comunque in un break di necessaria tranquillità. A completare la particolarità dell’intervista, una strana “spada di Damocle” che ci pende sulla testa durante la conversazione e cioè una comunicazione franta ed intermittente dovuta ad un problema di linea. Tuttavia ciò non toglie assolutamente la voglia di scoprire di più del protagonista di Oltre il Guado, horror italiano del regista Lorenzo Bianchini, già noto per Custodes Bestiae e per Occhi, oltre che per altri lavori, tutto girato in Friuli, almeno per le esterne, e piuttosto sui generis. Un etologo e naturalista, questa la trama, si trova intrappolato in un villaggio abbandonato e sede di una misteriosa maledizione. Durante la nostra chiacchierata, scopro in comune con Marco Marchese, una grande passione per i lupi ed un amore sconfinato per i boschi e per il loro mistero di buio e tronchi.

Marco, ci racconti della tua esperienza come protagonista del film Oltre il Guado? Come è iniziato tutto? «Innanzitutto grazie Emilia per questa intervista. Allora, mi era giunta notizia delle riprese del film Occhi di Lorenzo Bianchini a casting completo, ma della possibilità di far parte della troupe in qualità di aiuto scenografo, lo stesso scenografo di alcuni suoi film precedenti. Volendo tentare di mostrare al regista uno showreel e alcune cose che avevo girato, accettai più che volentieri. Sono piuttosto maniacale in questo senso, mi piace riprendere tutto, perfino quando esco di casa per buttare la spazzatura o per fare la spesa, aggiungo una traccia audio e… Comunque ricordo che raggiunsi il regista sul set e, trattandosi di una zona non servita affatto dai mezzi di trasporto, mi recavo sul posto facendo un po’ di footing per un po’ di chilometri: ho la fortuna di essere una persona piuttosto sportiva. Lui stesso rimase sorpreso quando apprese che facevo dello “sport” per raggiungere il set, e questa mia ostinazione, ha incuriosito Lorenzo prima ancora avessi avuto la possibilità di avere uno spazio per consegnarli il mio CD. Circa un anno dopo, Lorenzo Bianchini mi ha contattato e mi ha proposto questo film, la cui sceneggiatura era stata scritta insieme a sua sorella Michela. Bianchini aveva visto il mio girato, gli erano rimasti impressa la mia faccia, e fra tutti i video che gli avevo dato, lo aveva colpito in particolar modo uno in cui si avvertiva fortissimo un senso di solitudine, nonostante il mio obbiettivo era tutt’altro. Forse perché rappresentava un po’ l’idea e la situazione del suo protagonista in Oltre il Guado. Da lì, poi, è iniziato tutto».

Oltre il Guado è un film in cui la natura è l’altra grande protagonista. Ci racconti il tuo rapporto con la natura? «Ti posso dire che amo la natura da sempre, ho fatto nuoto per tanti anni, anche in mare durante l’inverno, con la muta ovviamente, è uno sport bellissimo che ammette e necessita di una piccola dose di spavalderia. Quindi, per ricondurmi alla natura, intesa come location dove abbiamo girato il film, nonostante avessi confidenza con il freddo, posso dirti che quello era davvero un luogo da broncopolmonite, eravamo a dicembre, la temperatura era rigida, di notte nei boschi scendeva intorno ai meno 14 e ti assicuro che ci sono stati momenti di disagio. Tuttavia l’esperienza è stata meravigliosa: trovarsi in quei boschi, al buio, mi affascinava, avvertivo tutta la potenza della natura intorno e la vulnerabilità in cui di fatto ci trovavamo a essere tutti, e poi guardare il cielo ti mostrava la vicinanza delle stelle, nitide, brillanti come diamanti. Poi spesso facevo questo paragone: un animale di anche soli 20 chili, là poteva sopravvivere, in quel buio e con quel freddo, a me sarebbe bastato mettere un piede in fallo, ruzzolare da qualche parte per terminare chissà quale avventura. E poi era emozionante ed inquietante allo stesso tempo avvertire ogni minimo rumore intorno e “ascoltare”. Forse l’esperienza è stata per me ancora più intensa perché ho una certa tendenza ad essere attratto da ciò che è oscuro, da ciò che è mistero ed i cui contorni sono indefiniti».

Marco, parlando di paura, cosa ti fa veramente paura? «Per background culturale non ho una paura vera e propria di qualcosa, tanto meno legata al sovrannaturale, sicuramente ci sono delle situazioni tipicamente metropolitane in cui conviene avvertire e distinguere il bene dal male, una persona dall’altra, ma in linea di massima non ho la fortuna di ritrovarmi con i brividi se mi ritrovassi a ripararmi dalle intemperie in una casa abbandonata, no quello no. Anche la mia percezione della fine o la morte, ad esempio, è piuttosto teatrale, cinematografica, nel senso che fin da bambino, amavo preparare le scene della fine, degli ultimi istanti di vita, ricordo tra i miei giochi quello in cui riempivo d’acqua delle siringone di plastica che poi morente mi consentivano di “sanguinare”, acqua certo, ma che sul pavimento di piastrelle illuminato dal sole e per contrasto, appariva scurissima, e quindi insomma, non avevo bisogni di effetti speciali. Per un mio modo di essere e di vedere, comunque sento Dio e l’amore risiedere all’ombra e spesso nei luoghi e nei suoni di “tutto ciò che c’è stato”.

Come nasce questo tuo amore per il cinema? E’ una passione che ti porti dietro da sempre, sei figlio d’arte? «Senza fare nomi, perché non credo che sia necessario o interessante, posso dirti che mio padre è musicista, e ha scritto musica per noti cantanti, anche uno dei miei fratelli compone e quindi la risposta è si. Il cinema poi è sempre stata una mia passione, ho fatto altri lavori prima di Oltre il Guado, però considerato il riscontro, sinceramente non mi spingo molto a citarli, ho invece ricevuto altre proposte dopo Oltre il Guado a cui stiamo lavorando attualmente. Non credo sia una patologia di onnipotenza, o almeno spero, ma sapevo in cuor mio che prima o poi avrei cominciato nel verso giusto».

I tuoi prossimi progetti? «Per la regia di Giuliano Giacomelli (primo aiuto regista in Oltre il Guado) abbiamo un promo per il concorso Rainventarai: “Primo Canale”, un sit-com molto accattivante e con un gran bel cast e nella quale interpreto “Olmo” un personaggio cafoncello e simpatico, e fra aprile e maggio abbiamo in cantiere un bel lavoro, un set importante di cui non posso anticipare molto, nel quale avrò il ruolo di un cattivo un pò sopra le righe. Parallelamente, un corto di una regista esordiente di ottimo talento in cui credo molto, ma anche qui non mi è possibile dire di più, infine una fiction in cui ho una piccola parte e le cui riprese dovrebbero essere prossime».

A chi vuoi dire grazie oggi? «Alla mia testardaggine, alla determinazione, ho fiducia in me stesso e in quel pizzico di follia che non guasta e che serve, comunque resto una persona umile, checchè possa sembrare dall’intervista. Ho solo dentro una ferocia, una “fame di fare” che da qualche parte, esplodendo, mi ha portato e spero vorrà portarmi ancora. E grazie ovviamente a Lorenzo Bianchini, una persona e un professionista straordinario, che credette nella mia determinazione e naturalmente mi sopportò a lungo. A Omar Soffici di Collective Pictures, per l’ottimo lavoro di produzione e al direttore della Fotografia Daniel Trani, che ha dato una dimensione di luce magica al Film, e al sopracitato regista Giuliano Giacomelli, con cui collaboro attualmente a cui va la mia massima stima professionale nonchè umana».

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