settembre 8, 2014 | by Emilia Filocamo
L’attrice Mimosa Campironi da Incantesimo a L’imbroglio nel lenzuolo, dal film su Amanda Knox al Giulietta e Romeo di Gigi Proietti

L’intervista a Mimosa Campironi, giovanissima, bella, ma non solo bella, con una luce negli occhi che dice già quanto abbia in più, avviene grazie ad un amico in comune che mi segnala il suo talento, la sua poliedricità. L’intervista a Mimosa Campironi, musicista, attrice, bella e, ripeto, non solo bella, è una di quelle interviste che hanno bisogno di una sorta di “tempo di posa”: il primo contatto avviene diverse settimane fa, l’amico in comune mi aveva avvertita “Guarda che è impegnatissima, se non ti risponde subito, sai perché”. E quindi, il tempo di posa si allunga, fino a quando, in un solo pomeriggio, nel giro di un quarto d’ora e fra un impegno e l’altro, Mimosa si concede rapida ed originale alle mie domande.

Mimosa, musica, teatro e cinema sono le componenti essenziali della tua vita e della tua carriera. Ma come si armonizzano l’una con l’altra e come prevalgono nella tua attività? «E’ come avere tre amanti allo stesso tempo. Uno è passionale, la musica; un altro è adrenalina pura, il teatro; l’ultimo vorresti fosse per sempre, il cinema».

Ci racconti i tuoi esordi? E’ venuta prima la musica, giusto? «Studiavo pianoforte al Conservatorio, quando inserirono “teatro” come materia complementare agli studi. Io non andai mai alla lezioni di recitazione per studiare solfeggio. Gli insegnanti decisero di organizzare una recita di fine anno obbligatoria per tutti e mi assegnarono una sola battuta. Ricordo di averla ripetuta per un pomeriggio intero, come se fosse un mantra. Poi, a 16 anni, sono scappata da Milano a Roma, volevo studiare musica e recitazione. Durante i giorni della maturità ho girato il mio primo film in notturna “Sfiorarsi” di Angelo Orlando. Il giorno del tema in classe sono tornata a casa alle 4 di notte e alle 8 ero già in classe per l’esame scritto! Dopo sono venuti gli studi al Centro Sperimentale di Cinematografia e la prima serie tv, Incantesimo per Rai 1».

La prima persona che ha creduto in te artisticamente? «Dovrei ringraziare davvero tante persone. La regista Loredana Scaramella, ma anche Francesco Apolloni che è stato il regista del mio primo monologo ” Prendimi con te”. Abbiamo messo in scena il dramma di una ragazza kamikaze. Poi Francesco Verdinelli e Claudio Rocchi che mi hanno premiato come miglior cantautrice al 11 Music Contest a Roma».

Il giorno in cui ti sei detta ce l’hai fatta, questa è la tua strada? «Caspita, non credo di essermelo ancora mai detto! Sento di essere sulla strada giusta, ma dire “ce l’ho fatta” è davvero difficile. Sono una persona concreta e oggi bisogna tenere conto del fatto che la situazione politica globale rende precaria qualsiasi sicurezza. Mi dico “ce l’hai fatta” quando incontro sulla mia strada, grazie al mio lavoro, artisti e maestri che mi illuminano e che hanno piacere a collaborare con me, ad esempio lo scrittore Aldo».

Il giorno sul set più emozionante e coinvolgente? «Ho girato il film “L’imbroglio nel lenzuolo”, per la regia di Alfonso Arau (Il Profumo del Mosto Selvatico). Ho avuto il piacere di incontrare Geraldine Chaplin e recitare con Anne Parillaud di Nikita. E’ stato un grandissimo onore».

Cosa fa di un attore un buon attore e cosa rende un attore assolutamente eccezionale? «Per me un attore è eccezionale quando è insostituibile, quando è in grado di costruire il personaggio in modo che nessun altro possa ripetere la sua interpretazione. Questo è evidente soprattutto in teatro, quando gli attori si confrontano con i ruoli classici».

Da addetta ai lavori, quali sono le principali differenze fra il set di una fiction e quello di un film? Ci sono delle regole da seguire per riuscire bene nell’uno o nell’altro? «Per me la regola è non seguirne nessuna, ma cercare di ottenere il meglio da qualsiasi situazione e poi creare armonia con i colleghi. Ogni esperienza è diversa. Dipende, dal regista, dalla storia, dal ruolo. Il set è un meccanismo complicato in cui la collaborazione tra i reparti è assolutamente necessaria. Il risultato finale è il frutto di molti fattori che spesso va oltre il lavoro più o meno efficace degli attori».

Puoi parlarci della tua esperienza nel 2011 sul set del film su Amanda Knox? «Il film Amanda Knox Story è stato girato dal canale americano Lifetime channel, per il circuito internazionale. La storia dell’assassinio di Meredith è un fatto conosciuto in tutto il mondo. Ho interpretato il ruolo di Filomena, la coinquilina della vittima e della presunta assassina. Recitare in inglese mi piace moltissimo, e l’attrice Hayden Panettiere che interpreta Amanda è davvero simpaticissima. E’ stato impressionate girare la scena in cui scopro in casa il cadavere di Meredith: gli scenografi hanno ricostruito perfettamente la scena del crimine così come è stata fotografata e resa pubblica. Quello che è accaduto è ancora un mistero, ma la morte di quella ragazza è stato un evento davvero terribile che merita giustizia».

Avrai conosciuto tantissimi artisti, colleghi, amici: chi ti ha dato di più in termini umani e professionali? «Gigi Proietti mi ha illuminato. Ha creduto in me affidandomi il ruolo di Giulietta nel suo Giulietta e Romeo al Globe Theatre di Roma. Per me è stato come realizzare un sogno. Credo sia una delle esperienze più belle della mia vita». 

Il ruolo che avresti voluto interpretare, anche di un film del passato? «Senza dubbi Jeanne Moreau in Jules e Jim di Truffaut. Adoro quel film».

Quali sono i tuoi modelli di riferimento, sia nel campo della musica che del cinema? «Nella musica adoro Tori Amos e la pianista Regina Spektor. Per il cinema, Marlene Dietrich, cantante ed attrice spettacolare».

Qual è il più grande pregio del cinema italiano e quale il più grande difetto? «Come pregio, posso dirti che gli Italiani hanno la capacità di saper fare grandi film anche con budget ridotti. Esempi lampanti sono Et in Terra Pax e Smetto Quando Voglio. Il difetto? Forse i film Italiani rischiano a volte di restare fenomeni locali e di non aprirsi al mercato internazionale. La vittoria di Sorrentino speriamo apra più possibilità. Ah, no aspetta un altro: i ladri!».

C’è stato un momento nella tua carriera in cui ti sei detta: basta, mollo tutto… «Tutte le volte che non ho lavoro». 

I tuoi prossimi progetti? «Mi dedicherò al mio disco autoprodotto che ho realizzato grazie al sostegno di fan e amici sul sito Musicraiser. com. Ho organizzato un Crowdfunding cioè una prevendita del mio disco per finanziarlo! Sarà una bomba! si chiama “Terza Guerra”. Ho scritto canzoni dedicati al mondo femminile. In tutto 11 brani dedicati alla forza delle donne e alla Terza Guerra Mondiale che si profila così imminente».

Il tuo ultimo pensiero prima di andare a letto? «Speriamo che me la cavo».

A chi vuoi dire grazie oggi? «Grazie Patrizia, grazie Bizet. In ordine di apparizione: mia madre ed il mio cane».

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