agosto 16, 2014 | by Emilia Filocamo
L’attrice Silvia Baldassini dall’Italia a Los Angeles con il cinema nel cuore

La prima preoccupazione di Silvia Baldassini, attrice italiana e bellissima, ma ormai americana d’adozione, vivendo a Los Angeles da anni, è di essere riuscita ad esprimersi correttamente in italiano. Lei stessa mi anticipa di sentirsi un po’ “arrugginita” con l’idioma di origine. E, invece, la sua italianità non risulta intaccata né sintatticamente né grammaticalmente dagli anni spesi all’estero per rincorrere il sogno più grande: quello di diventare attrice. E mentre scopro sulla sua pagina facebook, che l’immagine di copertina, struggente ed indicativa, è una bandiera americana che si “fonde” con quella italiana, Silvia si racconta semplicemente partendo dalle  “recite” fai da te in famiglia fino ai ruoli che l’aspettano, sui quali però vige  un rigido top secret.

Silvia, lasciato l’Italia per inseguire il tuo sogno, una scelta coraggiosa.  Puoi raccontarci i tuoi esordi? Come e quando hai capito che il mondo del cinema sarebbe stato il tuo destino? «Lo sapevo da sempre, organizzavo recite e scenette sin da bambina. Ricordo le sere d’estate in cui coinvolgevo gli adulti per aiutarmi a costruire il set o ad illuminare un palco con i fari di una macchina e spesso coinvolgevo anche bambini che non conoscevo per portare in scena il mio film. Poi ho fatto il mio esordio teatrale davanti ad un pubblico vero a 10 anni, nel “  Servitore di due Padroni” di Goldoni».

Il giorno in cui ti sei detta: ce l’hai fatta! «Non mi è ancora successo, credo sia importante festeggiare le piccole vittorie senza pensare di essere mai ‘arrivati’: il vero successo è  nel percorso, non all’arrivo».

Un attore deve essere, credo, innanzitutto un grande comunicatore. Quale pregio riconosci al tuo modo di recitare e cosa ritieni potrebbe essere ancora migliorato? «Direi che un mio pregio sia la capacità di rimanere ‘nel momento’.  Sto lavorando per migliorare il linguaggio del corpo, imparando a trasmettere emozioni restando completamente immobile, una cosa particolarmente difficile per noi italiani, vista la gestualità che accompagna sempre le nostre parole».

L’incontro che ha cambiato la tua vita? «Con il mio ‘acting coach’ Keith Flippen che ha saputo vedere in me ciò che io ancora non vedevo. Frequentando le sue lezioni ho capito che questa mia passione poteva diventare molto più di un hobby, con lui  ho imparato a rischiare, a fidarmi del mio istinto, davanti alla telecamera e non».

Cosa fa di un attore un bravo attore e cosa, invece, secondo te lo rende eccezionale? «Un bravo attore riesce a raccontare una storia,  a portarti nel percorso del suo personaggio. Un attore eccezionale è in grado di farti vivere la stessa storia, portandoti nel cuore del suo personaggio: vivi le sue stesse emozioni e all’improvviso il personaggio sei tu». 

Il giorno più bello sul set? «Tutti i giorni sul set sono belli, se potessi ci abiterei sul set».

Quale secondo te è il pregio più grande del cinema italiano e quale il suo più grande difetto? «Sai, purtroppo quando si parla di grande cinema italiano si pensa sempre al passato:  sono in pochi quelli che  oggi cercano di fare cinema di qualità: c’è poca intraprendenza artistica, nessuna voglia di rischiare, troppa standardizzazione nei contenuti, nelle sceneggiature e anche nel modo di recitare. Bravi  Tornatore, Sorrentino e Bellocchio , tra i pochi italiani con la voglia di innovare senza perdersi».

Il tuo rapporto con la bellezza? E’ stata per te una marcia in più o spesso magari anche un limite, nel senso che poi dovevi dimostrare di essere altro e di più di un bel volto? «Credo che la bellezza sia nemica di ogni donna.  Ci confrontiamo, ci odiamo, ci giudichiamo e nel mondo del cinema/televisione può anche diventare un’ossessione.  Non ho più’ vent’anni ma competo con donne più’ belle e giovani di me. Non mi spaventa: ho imparato a valorizzare quello che ho e ad accettare quello che manca, compensando con la tenacia e l’impegno.  A volte funziona, a volte no, ma sono quella che sono. E’ l’essenza vera di me che conta, non la bellezza». 

Il tuo primo fan, la prima persona che ha creduto in te? «La mia mammina, da sempre. Nei momenti difficili ho sempre in testa le sue parole: “Lo vedi quanto vali? Silvia, dai che ce la fai!”». 

C’è un’attrice, anche del passato, a cui ti ispiri? «Mi ispiro a diverse attrici attuali ma per varie ragioni Sofia Loren è e sempre sarà la mia preferita: è grandiosa».

Fra tutti i ruoli che hai interpretato, potresti indicarne uno a cui sei più legata? «Difficile scegliere, ma ho un ricordo indelebile di cosa è stato per me interpretare il ruolo di una donna con una storia difficile e realmente vissuta: una tossicodipendente costretta ad essere complice di omicidio e attualmente in carcere. Dopo la messa in onda ho ricevuto tantissime mail da persone che la conoscevano realmente e tutto ciò mi ha sconvolto».  

I tuoi prossimi progetti? «Sto scrivendo il mio primo copione per un film ispirato ad una storia vera che mi sta molto a cuore, ma è un progetto a lungo termine. Per il resto dell’anno mi sto concentrando per un ruolo da protagonista per un cortometraggio e su due ruoli televisivi di cui non posso ancora dire nulla per la CBS e la Fox».

Silvia il tema del nostro Ravello Festival, quest’anno, è il Sud. Puoi darci una tua definizione di Sud? «In ogni paese che ho visitato il Sud ha sempre rappresentato la vera essenza di quel paese, con tutte le sue caratteristiche, ma anche con  pregi e difetti.  Nel Sud tutto sembra più autentico, senza filtro: valori, paesaggi, cibi, tradizioni». 

Il genere di film in cui preferisci recitare? Quello che secondo te da maggiore risalto al tuo talento? «Sono più portata a interpretare ruoli drammatici, ma preferisco comunque i  film d’azione, d’avventura o d’epoca, forse per provare la magia di essere trasportati in una dimensione completamente diversa dalla mia».

Se non avessi fatto l’attrice  saresti stata? «Non riesco ad immaginare nient’altro che possa riempire il mio cuore di emozioni così grandi,  l’unica mia altra passione è viaggiare: ho sempre sognato di girare il mondo. Un po’ l’ho fatto, ma non mi basta mai!».

A chi vuoi dire grazie oggi? «Vorrei dire grazie di cuore alla mia migliore amica, Katia: lei  non ha mai giudicato le mie scelte e ha sempre capito chi ero, anche prima di me.  Come diciamo in America “she gets me”».

L’ultimo pensiero prima di andare a dormire? «Ringrazio Dio. Sempre».

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