aprile 22, 2014 | by Emilia Filocamo
“Lavoro nell’archivio dei sogni” Doug Engalla racconta il fantastico mondo di Walt Disney

Avevo quattro anni e la mia foto, una di quelle foto che i parenti fanno a gara per scattarti seduta sul primo cavallo a dondolo, era stata sapientemente ritagliata da mio padre ed appiccicata in un collage molto suggestivo, ad un quadro da lui dipinto con tutti i personaggi Disney posizionati intorno. Nel primitivo “fotomontaggio”, come scenario un boschetto da fiaba, io ero in groppa ad un cucciolo, circondata da Pluto e Topolino e da altri personaggi  fantastici. A dieci anni mi regalarono un volume meraviglioso, quello delle Silly Simphonies, ricordo che andai per mesi a letto in compagnia di quel libro. Successivamente vennero nell’ordine una pista giocattolo che riproduceva una parte del parco di Disneyland ad Orlando, in Florida, con tanto di trenino colorato che azionava le giostre e il progetto, poi abortito, di un viaggio appunto a Disneyland. Per me, quindi, intervistare Doug Engalla è un piccolo, complicatissimo privilegio. Primo perché è una persona umile a tal punto da essere quasi sorpresa di ricevere un’intervista; secondo perché è di una riservatezza disarmante, una riservatezza che non è ostilità o indifferenza, chiusura, ma una forma di dolcissima timidezza. Poi, però, guardando le sue foto e rileggendo le sue parole, mi accorgo che la sua unicità ben si sposa con l’unicità del suo mestiere. Intervistare Doug Engalla è come intervistare un “guardiano” di un regno favoloso ed ho forse difficoltà nel formulare le domande giuste perché dietro il lavoro di Doug si snoda una delle più belle realtà fantastiche, concedetemi l’ossimoro: il mondo di Walt Disney con il suo patrimonio di racconti, personaggi, fumetti. Doug Engalla lavora alla Animation Research Library, un dipartimento specifico che si occupa della collezione di tutta la produzione animata proveniente dagli Studi di Animazione della Disney, un archivio immenso che raccoglie tutta la memoria e la fantasia di generazioni e generazioni di disegnatori, dalle prime commedie di Alice fino agli ultimi film. È un deposito di ben 65 milioni di pezzi di animazione che si dipana su circa 90 anni di storia – racconta Doug Engalla – Diversi settori della Compagnia Disney hanno periodicamente accesso a questo archivio prestigioso ma l’esposizione non è aperta al pubblico. Ogni tanto, però, per rendere fruibile tutto questo materiale, pubblichiamo libri e realizziamo piccole mostre così che il pubblico possa vedere i nostri pezzi migliori.

Ma come è iniziato tutto? A questa domanda Doug tira un sospiro. Quando ho iniziato a lavorare alla Disney, nel 1990, non sapevo quasi nulla del dietro le quinte nel processo di realizzazione di un film di animazione, ne potevo immaginare che un soggetto animato necessitasse di anni di lavoro e sviluppo solo per la storia, di visualizzazioni del soggetto, di test di fotografia. Poi, solo alla fine, arriva l’animazione vera e propria che costituisce l’ultimo terzo dell’intera produzione. Prima lavoravo all’Università della California di Los Angeles, L’UCLA, nell’ immenso archivio cinematografico e televisivo dell’ateneo. Ricordo che mi colpì  un annuncio di lavoro all’archivio della UCLA e decisi di fare il colloquio, a quello ne seguirono altri due  prima che la Disney mi offrisse il lavoro.

Chi è stato il tuo primo fan? O meglio chi per primo ha creduto nel tuo talento creativo? Credo sia stato il mio nonno materno. Quando ero bambino volevo fare il disegnatore di fumetti, non mi importava se fossero vignette a bordo dei quotidiani o libri di fumetti, era il mio sogno. Di solito disegnavo fumetti dei supereroi, ma, devo ammetterlo, ero terribile nel disegnare la figura umana. Poi, fortunatamente, ho scoperto i disegni e lo stile dei Peanuts di Charles Shultz e mi resi conto che mi sentivo molto più a mio agio nel disegnare Snoopy che Superman. Mio nonno mi chiedeva sempre di disegnargli qualcosa, ogni qualvolta andavamo a trovarlo ed io ero felice già solo di quella richiesta, perché mi incoraggiava a disegnare e soprattutto perché credeva in me.

Il mondo Disney non ha tempo. Ma quale magia esiste davvero nell’universo Disney che gli conferisce da anni un simile successo? Per me questa dovrebbe essere una domanda semplicissima a cui rispondere ma, in verità, non lo è affatto. Walt Disney era un grande narratore di storie, chiunque l’abbia conosciuto, ricorda quanto fosse bravo nel farlo ma io credo che il grande successo del mondo Disney, la vera magia di Disney, sia nel raccontare da tanto tempo storie che toccano il cuore; ed il cuore, così come i sentimenti, vanno al di là del tempo e delle generazioni e possono essere provati da chiunque. Dentro tutta quella magia c’è tantissimo cuore.

Definirti un custode dei sogni o della fantasia credo sia giusto. Ma cosa credi sia cambiato rispetto al passato nel modo in cui il mondo Disney si rapporta al pubblico? Ritieni ci sia la stessa attenzione verso i bambini o qualcosa di quella “polverina magica” è andata perduta con il passare degli anni? Non credo ci sia tutta questa grande differenza rispetto al passato, tuttavia è vero che è completamente diverso il mondo che abbiamo intorno e i nostri film devono adattarsi a questo scenario ma, nonostante i cambiamenti, alla fine tutte le storie hanno un fulcro fatto di sentimenti, una sorta di nucleo emozionale a cui tutte le età e tutte le generazioni, come dicevo prima, possono fare riferimento. I produttori di film alla Disney, ad esempio, sanno quello che facciamo nel mio dipartimento, l’Animation Research Library, e spessissimo vengono a consultare i nostri archivi prima di realizzare un nuovo film per basarsi sulle produzioni del passato. Il successo di un film è già concime per il film futuro. Per quanto riguarda il modo di rapportarsi alle nuove generazioni, io credo che non ci sia meno attenzione verso i bambini, anzi se pensiamo che ancora oggi qualsiasi bambino del mondo conosce il ritornello “Let it go” tratto dal film Frozen. Come diceva Walt Disney “io non faccio film esclusivamente per i bambini. Io faccio film per il bambino che è in tutti noi, che abbia sei o sessanta anni”. Certo le cose sono cambiate dal 1920, i nostri sistemi ed il nostro lavoro si è raffinato, ci serviamo di tecnologie d’avanguardia perché il nostro pubblico è diventato più sofisticato, più esigente, ma alla fine, il processo tiene conto sempre e solo di storie che hanno un cuore ed una morale.

Sei mai stato in Italia? Cosa pensi del nostro Paese e di alcuni personaggi di animazione, come le Winx, che stanno ottenendo un discreto successo? No, non sono mai stato in Italia e probabilmente, vedendo tutte le bellezze che avete, darei di matto ed inizierei ad urlare e voi mi additereste come un barbaro americano. Scherzi a parte, adoro la vostra cultura e mi riprometto di progettare un viaggio in Italia, se non altro per incontrare un po’ di fan Disney. Non conosco bene le Winx, ma so che hanno successo perché  sono conosciute anche qui negli USA e trasmesse dal network americano Nickelodeon.

Che genere di film di animazione speri di vedere nei prossimi anni? Francamente non saprei cosa rispondere. Ma credo che la varietà sia uno dei punti di forza della Disney. Se guardiamo ai 19 film che Walt Disney ha realizzato nell’arco della sua vita, solo tre trattano storie di principesse: Biancaneve e i sette nani, Cenerentola e la Bella Addormentata. Ecco io vorrei la stessa varietà anche in futuro, credo sia importante.

Quali sono i prossimi progetti della Disney? Puoi accennarci qualcosa? Sponsorizziamo e finanziamo una mostra dedicata al lavoro dell’artista Disney Marc Davis che sarà esposta al Museo della Famiglia Disney a San Francisco, in California. La mostra si intitola “Leading Ladies and Femme Fatales: the Art of Marc Davis”  sarà inaugurata il 30 aprile e sarà visibile fino al 3 novembre. E siamo orgogliosi di lavorare fianco a fianco con Alice, la vedova di Marc Davis, al libro “Marc Davis: l’uomo del Rinascimento di Walt Disney” che raccoglie non solo il contributo artistico di Marc Davis per la Disney ma anche i suoi lavori personali. Il libro sarà pubblicato ad ottobre negli USA.

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Cosa consiglieresti ad un ragazzo che decide di intraprendere la tua stessa attività? Esiste una scuola specifica dove formarsi e prepararsi? È una domanda che mi è stata fatta diverse volte e non so se sono davvero in grado di rispondere. L’unico consiglio che posso dare, in tutta sincerità, è di non rimanere incollati al tavolo da disegno, ma di sviluppare un proprio linguaggio artistico, assolutamente personale, originale, e di cercare il proprio stile. Il disegnatore Andreas Deja una volta disse che agli Studios della Walt Disney potevano insegnargli in qualsiasi momento come disegnare Topolino ma ciò a cui erano davvero interessati era il suo talento, la sua capacità espressiva. Ormai diverse scuole negli USA hanno corsi di animazione, bisogna innanzitutto cercare i corsi migliori, quelli che fanno al proprio caso e poi impegnarsi, tanto, tantissimo.

Sono certa che nell’arco del tuo lavoro alla Disney, hai incontrato tantissime persone di talento. Ma chi ha lasciato su di te un segno importante? Sicuramente Frank Thomas ed Ollie Johnston, gli ultimi due membri dei nove uomini dell’animazione a servizio di Walt Disney. Thomas e Johnston conobbero Walt Disney e hanno lavorato al suo fianco: loro non si comportavano come dei disegnatori ma come degli attori sul set cinematografico, erano certi che maggiore fosse l’impatto di ciò che i loro personaggi esprimevano e maggiore sarebbe stata l’empatia del pubblico, i loro personaggi non sono solo dei disegni, ma protagonisti in carne ed ossa che il pubblico ha sentito come reali. Thomas e Johnston sono stati gli ultimi a morire dei Nove vecchi disegnatori della Disney e per me è stato dolorosissimo.

Qual è la parte più complessa del tuo lavoro? E quale la più piacevole? La parte più complessa è sicuramente quella dell’archiviazione, anche perché si tratta di un processo delicatissimo. La ARL, la Animation Research Library ha un vero e proprio Collection Team che si è formato nelle Biblioteche di Arte, di Scienza e di Storia. Questo team fa un lavoro unico e certosino che esula dalle biblioteche convenzionali. Non solo, molto spesso l’archiviazione permette anche di ricostruire, quindi è un lavoro anche filologico, il processo di creazione di un artista durante la realizzazione di un film, molto spesso abbiamo davanti solo degli scarabocchi ma quegli scarabocchi sono passi importanti verso lo sviluppo futuro del disegnatore. Ad esempio uno dei pezzi della collezione è uno scarabocchio fatto su un fazzoletto di carta: ebbene noi abbiamo archiviato anche il fazzoletto di carta! Ma di sicuro la soddisfazione più grande del mio lavoro è quella di essere giorno per giorno a contatto con la storia della Disney, una storia che copre un arco di ben 90 anni. Nel 1950 Walt Disney estese i suoi interessi dalla sola animazione ai film di azione vera e propria fino ai parchi a tema ed oggi la Disney Company si è spinta ancora oltre, ma ciò che non perde mai di vista è la meraviglia dell’animazione, ed è per questo che sono fiero di far parte di questo mondo fantastico.

Un’ultima domanda e credo sia la più difficile: Doug, qual è il tuo personaggio Disney preferito? Doug Engalla esplode in una risata. Ne amo tantissimi, dal Re Leone a Pinocchio a Frozen. Ma nel mio cuore al primo posto c’è sempre e solo Topolino, ed è così da quando l’ho visto per la prima volta a Disneyland. Avevo solo tre anni. Adesso, ogni volta che mi capita di incontrarlo in giro per Disneyland o per gli Studios lo saluto dicendogli: “Ciao capo!”

© RIPRODUZIONE RISERVATA

(la foto di Doug Engalla è stata realizzata da Jacquie Vasquez. La locandina della mostra ha copyright Disney)

Il primo episodio di Topolino (1928)

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