maggio 31, 2016 | by Emilia Filocamo
L’Italia è una fonte di ispirazione costante e meravigliosa. In esclusiva a Ravello Magazine un artista controverso e dirompente: Bruce La Bruce.

Ammetto che nell’affrontare questa intervista avevo qualche riserva, attenzione non pregiudizio, piuttosto una riserva sulla mia effettiva capacità di entrare con lo scandaglio delle mie domande nel mondo complesso di Bruce La Bruce. Tutto quello che poi fortunatamente   ne ho ricavato è stata una full immersion in un destino che si era già delineato, soggetto ad  un richiamo  preponderante, assoluto, sovrastante che fa di La Bruce un personaggio insolito, sicuramente controverso, ma anche una persona dalle comprensibili, umane fragilità. Un artista  in bilico fra forze opposte, che vanno dai picchi di grande energia creativa e propositiva di cui mi parla, al cedere alle debolezze che lo accomunano a mille altri destini, rendendolo più familiare. In questa intervista c’è  il ricordo del Bruce bambino, tormentato da incubi che, al di là della loro effettiva, sconvolgente radice di inquietudine, ne componevano già l’estro creativo e ne aizzavano il talento innato e poi c’è il Bruce uomo, sposato, che ammette i picchi di irascibilità e che poi trova conforto nella vita familiare e nell’arte. Una musa maliarda e famelica, generosa e al contempo spaventosa, incontenibile, spesso ambigua, come lo sono forse un po’ i sogni di tutti: un groviglio apparentemente amorfo di pensieri, elaborazioni e paure dalle quali l’artista cava via, come una carie l’incomprensibile e dell’irrazionale prende solo la patina necessaria a fare stupore.

Cosa sognava Bruce La Bruce da bambino?  Da bambino ero tormentato da incubi orribili. Erano così tremendi da essere costretto a dormire con la luce accesa e non riuscivo a salire da solo al piano di sopra. Spesso questi incubi includevano dei lupi, vivevo in una fattoria, o degli scheletri. Una volta feci un incubo terribile nel quale una donna sirena verde tentava di adescare Dr. Smith al di fuori della navicella di Lost in Space!

Possiede tanti talenti: è  regista, fotografo  e   scrittore. In che modo tutte  queste qualità contribuiscono a fare di lei l’artista che è   oggi?  Io sono sempre stato multidisciplinare. Ho cominciato come artista facendo delle punk fanzines, delle pubblicazioni praticamente fatte in casa   che mi portarono a sperimentare la fotografia, la scritture creativa, il design e i collage. Ho conseguito anche una laurea in Belle Arti ma con il passare del tempo sono stato piuttosto disilluso dall’Accademia. Nelle scene punk mi sentivo molto più a mio agio, potevo esprimere i miei sentimenti. Cominciai a fare dei film sperimentali in super 8 mostrandoli in spazi punk e di arte alternativa. Sono stato anche tanto influenzato dalla musica, ancora oggi sono un dj.

C’è qualcosa che l’arte non ha ancora detto alla gente, al mondo?  L’arte con la A maiuscola si è molto imborghesita nell’ultima decade, e ha riciclato al mondo idee trite sul consumismo ed il materialismo. L’arte  con la a minuscola, invece, ha sempre cose nuove da dire al mondo. E’ una espressione di energia creativa, che guida il mondo in   avanti.

Se le dico la parola film a cosa la associa immediatamente? A Sandy Dennis, la guardavo sempre in Dolce Novembre.

I suoi prossimi progetti?  Ho in preparazione   un film non ancora finanziato, The Misandrists,   che girerò all’inizio del nuovo anno. E’ su una setta di donne terroriste. E ho altri due progetti in fieri, uno si chiama Twincest.

Lei dà l’impressione di una persona che non teme mai il giudizio altrui. E’ una forma di coraggio o la consapevolezza del bisogno che ha di diffondere il suo messaggio ovunque?  Le apparenze possono ingannare. Sono un artista che ama infrangere i tabù e spezzare i legacci della rappresentazione. Ma non credo di possedere un messaggio particolare. Il mio lavoro è spesso ambivalente o ambiguo anche da un punto di vista morale ma  sono pieno di contraddizioni e di debolezze, come qualsiasi altro essere umano.

Chi è lei   fuori dal lavoro? Come trascorre una sua giornata tipo? Vivo una vita relativamente   privata: sono sposato, ho una vita quotidiana con mio marito che mi influenza molto. A volte sono irascibile e lui possiede fortunatamente la grazia e la pazienza necessarie a  perdonarmi. Non riesco mai a contenere gli eccessi di gioia e di rabbia, di dolore e piacere che scorrono nelle mie vene. L’energia creativa e sessuale sono sempre state intimamente unite per me. Guardo molti film e leggo tanto. Sto leggendo adesso Il secondo sesso di Simone de Beauvoir, e faccio tanto yoga.

Cosa pensa di ciò che sta accadendo in questo momento: mi riferisco al senso soffocante di paura che ci circonda dopo gli attentati di Parigi. No, io non avverto questo senso di paura. Ovviamente ciò che è accaduto a Parigi è orribile e grottesco. Ho tanti amici e colleghi laggiù e mi sono sentito come se fossi stato con loro quel giorno, unito nello   spirito. Certo se ciò fosse accaduto a Toronto, mi sarei sentito molto più agitato ma quando ti rendi conto di quanta violenza c’è ogni giorno in giro nel mondo, devi anche mettere tutto in prospettiva ed apprezzare la vita. I terroristi   vogliono impaurirci e i media li aiutano. Bisogna solo cercare di non cedere alla cultura del terrore.

Cosa le piace dell’arte e dei film italiani? E,  da artista,  qual è il suo pensiero sul modo di lavorare in Italia? L’Italia è una fonte inesauribile di grande arte, è sconvolgente. E per me il cinema italiano  è sempre stato una fonte di ispirazione unica: Pasolini, Antonioni, Petri, Griffi, Bertolucci, De Sica, Visconti, Bava, Argento. Voglio dire è perfino ridicolo cercare di nominarli tutti! Ho provato a lavorare in Italia tempo fa ma non ho trovato i fondi necessari, ho una sceneggiatura su Wilhelm Von Gloeden ma deve essere ancora prodotta. Ho mostrato i miei film a vari festival in Italia e uno dei miei distributori ha pubblicato lì  un libro con le mie immagini dei  miei lavori intitolato Bruce(x)ploitation. Ma la compagnia è andata in bancarotta!

Saluterebbe i  nostri lettori?  Lettori di Ravello Magazine, ciao a tutti!

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