novembre 5, 2014 | by Emilia Filocamo
Lo scrittore siciliano Davide Ortisi e la sua “Filosofia in pillole”

Quando raggiungo lo scrittore siciliano Davide Maria Carmelo Ortisi, il pomeriggio ha già i contorni freschi della sera ottobrina e, complice il cambio di orario, è già pieno di buio. Davide Maria Carmelo parla e risponde con l’accento ed i toni della sua terra, della provincia siracusana, assolata e placida, dei mandorli infilati come stuzzicadenti nelle bocche dei muri a secco che cingono campagne immense e ubriache di caldo. Ha la calma e la lentezza da controra della sua Augusta, striscia vivace di terra a metà fra due province, Siracusa e Catania, un territorio sottile e madido di contatti, di contagi, di talenti e di cultura. Davide Maria Carmelo Ortisi è di Augusta, così come lo sono Fiorello e Roy Paci: tutto intorno dominano la brezza umida di mare, il solletico del divertimento, dell’estate perenne che arriva quasi fino a Natale, del freddo che non è mai così freddo, del Barocco che si solleva come un carro allegorico dopo la piana paglierina dei campi e dei carrubi. Cominciamo così la nostra breve chiacchierata fatta di Sud, e come potrebbe essere altrimenti, fatta di pensieri condensati in concetti, pensieri che da un diario, come quello che hanno molti ragazzi, almeno i più sensibili, hanno irrobustito le gambe e sono cresciuti in concetti, trasformandosi nel suo successo letterario, “Filosofia in pillole”. La prima domanda è quella che ha anche aperto il nostro primo contatto e cioè il fatto che Davide Ortisi abbia ricevuto a Catania il Premio Bellini.

Davide, ci racconti del premio che hai ricevuto a Catania? Certo, il premio Bellini G.A.R  è alla sua settima edizione e consiste sostanzialmente in un vernissage di  moda in cui però vengono anche introdotti e premiati personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo, dunque si spazia dalla letteratura al cinema. Quando mi hanno chiamato per avvertirmi del premio, per me è stata una sorpresa, anche perché potevo avere forse qualche lontano presentimento ma non di sicuro la certezza.  E poi è stato bello ricevere il premio alla presenza di tanti personaggi famosi e di talento, dal grande Lando Buzzanca allo stilista Renato Balestra.

Sei un uomo del Sud e il Sud è stato il fil rouge del Ravello Festival 2014: come questa componente meridionale ha influenzato il tuo modo di essere e di scrivere? Si, io sono originario di Augusta, anche se vivo a Noto. Augusta è un territorio particolare, un vero e proprio meticciamento di cultura e di apporti culturali, così come avviene per tutte le lingue di terra che sono a metà strada, Augusta fra le province di Siracusa e Catania o ad esempio la stessa isola di Ortigia, splendida propaggine della città di Siracusa. Augusta, proprio per questo suo essere in mezzo, per la presenza anche sicuramente di stimoli sociali dovuti alla presenze turistiche, è un punto di incontro e di contatto. Per quanto riguarda l’influenza del sud su di me, sicuramente la luce stessa, il mare, il sole sono alla base del mio modo di essere e costituiscono una forma di energia imprescindibile. Ma tengo a precisare che la passione, il fuoco che si sente bruciare dentro, da soli non bastano ed è necessario incanalare questa sorta di spinta primordiale nella giusta direzione con il contributo imprescindibile di studio e sacrificio.

Perché diventare scrittore? Era una passione tua sin da bambino? Scrivere è una scelta che è nata da una mia passione, si. Ho cominciato a scrivere dei pensieri, avevo il cosiddetto diario, ma era soprattutto un diario in cui cercavo di interpretare i sogni, li annotavo e poi tentavo un’analisi. Da questa forma embrionale, dalle prime idee, sono passato ai concetti, dai concetti alle intuizioni, alle riflessioni e alle osservazioni. Le tematiche erano svariate, spaziando dagli eventi quotidiani, dagli accadimenti quotidiani ai contatti interpersonali. Poi li ho catalogati in base agli argomenti, e mi sono accorto, quasi in maniera inconsapevole, che il tutto era diventato un libro, appunto “Filosofia in pillole”. Il libro, non a caso, è strutturato in aforismi, in concetti molto brevi. Questo corrisponde anche ad una necessità e ad una riflessione: oggi si legge pochissimo, per mancanza di tempo e di voglia, così un libro fatto di piccole frasi sicuramente può attirare maggiore costanza del lettore. Ecco, io lo considero una sorta di libro delle ore che puoi aprire in maniera random, come si fa con gli HAIKU giapponesi e prendere quello che serve. Anzi, molti aforismi per essere anche più incisivi a livello di immagini, sono stati corredati anche da filmati via web.

Ci sono stati incontri che ti hanno segnato professionalmente, che hanno dato una svolta alla tua carriera di scrittore in termini di consapevolezza? Sicuramente l’incontro con Lando Buzzanca è stato importante. Ma uno dei più incisivi è stato quello con il compianto Giorgio Faletti. Agli inizi, quando ancora dovevo pubblicare il libro, ho contattato varie figure del mondo dell’editoria e vari scrittori per ottenere indicazioni e consigli, fra questi anche Camilleri e Giorgio Faletti. E devo dire che Faletti, a differenza di molti altri che sono stati più reticenti, mi ha indirizzato e dato consigli preziosi. Non lo dimenticherò mai.

Posso chiederti cosa ti ispira quando cominci a scrivere un libro? Hai delle idee guida, sono emozioni, ricordi, avvenimenti? Innanzitutto l’ispirazione viene sorretta da una sorta di forza, di molla interiore che mi spinge a scrivere tutti i giorni. All’inizio, quando non riuscivo a scrivere almeno qualche riga al giorno, soffrivo di una sorta di senso di colpa che mi impediva anche di dormire. Adesso ho sviluppato diciamo una metodologia, a cui prima andavano in ausilio carta e penna, adesso la tecnologia: prima parto con un’idea, che capto ed afferro e che viene annotata per non essere persa. Poi passo alla fase di rifinitura e cerco le parole giuste per condensare quell’idea in ciò che voglio scrivere.

Quale consiglio daresti ad un ragazzo che sogna di vedere pubblicato il proprio lavoro? Ci sono cose da fare e cose da evitare assolutamente? Più che un consiglio sento di dover rivelare a chi ha questa passione un piccolo segreto e cioè la decontestualizzazione. Quando mi capita di vedere gli scrittori che vanno a presentare i loro libri nelle librerie so che non sarà una cosa che funzionerà al cento per cento. Può valere per i grandi nomi, questo è certo, ma nel caso di esordienti, consiglio di proporsi in maniera diversa, quasi stridente. Per esempio un libro di filosofia andrebbe presentato in un programma di cucina o di moda, insomma in un contesto che esula da tutto il resto, ed è proprio quell’essere stridente, quell’essere all’opposto che crea attrazione.

Adesso stai scrivendo? Ci parli dei tuoi prossimi progetti? Nell’ambito editoriale ho già pronto un libro tratto dalla mia tesi di laurea ed inerente la pubblicità, ma mi sto godendo ancora gli ottimi riscontri di Filosofia in pillole e per questo motivo, aspetterò ancora un po’ prima di pubblicarlo. Nel frattempo sto terminando di scrivere un testo sul cinema, anzi sugli effetti sociali del cinema siciliano, o meglio del cinema italiano in Sicilia, con particolare riferimento alle maschere più importanti del cinema siciliano, da Franco e Ciccio ad esempio a Pietro Germi. È anche un’analisi del linguaggio siciliano, dei no che indicano invece un si e viceversa.

Il cinema sembra essere comunque nella tua area di interessi: hai mai pensato di diventare sceneggiatore e quindi di scrivere per il cinema e non soltanto di cinema? In realtà già scrivo di cinema e mi è stato proposto di lavorare come sceneggiatore;  ci ho pensato ma c’è bisogno anche di avere alle spalle un produttore per poter portare a termine il proprio progetto.

A chi vuole dire grazie oggi Davide Ortisi? Dovrei dire tantissimi grazie, innanzitutto dico grazie alla vita in generale e a tutte le cose che mi sono capitate, agli avvenimenti belli e a quelli che non lo erano affatto. La vita lancia dei messaggi da decodificare e anche ciò che di negativo può capitarci, serve sostanzialmente a trarne un messaggio. Poi dico grazie alla mia famiglia e a me.  

L’intervista sembra chiudersi qui, ma Davide Ortisi mi trattiene ancora qualche attimo a telefono per ricordarmi di annotare la sua partecipazione al Festival Internazionale del Cinema di Frontiera di Marzamemi e anche la sua presenza ad Ispica, in provincia di Ragusa, per una commemorazione in onore di Pietro Germi a cui hanno partecipato anche Franco Battiato e Pietrangelo Buttafuoco. E poi mi fa notare che Germi ha girato ben 5 film in Sicilia, ad Ispica, a Sciacca e nella zona di Caltanissetta. E come avevo già intuito, Davide Ortisi ed il cinema sembrano rincorrersi e guardarsi l’un l’altro come i binari di un treno.

(la foto in evidenza è di Sebastiano Trigilio)

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