agosto 20, 2014 | by Emilia Filocamo
Luca Miniero, in esclusiva dal set del suo ultimo film, parla di sud, cinema e del rapporto con le star

Da almeno due giorni c’è un solo orario che occupa la mente: le 12. Il mistero è presto svelato: Luca Miniero, regista acclamato per una serie di successi che vanno da “Benvenuti al Sud” a “Benvenuti al Nord”, da “Un boss in salotto” fino al prossimo film in uscita a novembre (“La Scuola più bella del mondo” con Christian De Sica e Rocco Papaleo) dopo una comunicazione intermittente e dovuta ai suoi numerosi impegni, ha deciso di raccontarsi e raccontare il suo mondo proprio a quell’ora: mezzogiorno in punto.  Lo raggiungo nell’ora in cui sta pranzando, sono intimorita dalla possibilità di essere inopportuna, ma la risposta è disponibile e positiva. Con il “re” di Benvenuti al Sud, sarebbe quasi un delitto non partire appunto dal Sud: Luca Miniero è napoletano e parleremo anche di Napoli.

Se le dico Sud lei a cosa pensa immediatamente? «Penso all’infanzia, ai legami affettivi sicuramente, ma non solo: il Sud mi rievoca l’infanzia in generale anzi, estendendo questa immagine, direi che mentre il nord rappresenta la maturità, il Sud è tutto ciò che è infanzia, e dunque vitalità, intesa come pulsione ed istinto».

Lei è un regista di successo, ma come è entrato il cinema nella sua vita: era la sua passione da sempre? Può raccontarci i suoi esordi? «E’ entrato per caso, perché io ho cominciato facendo delle pubblicità, degli spot mentre ancora ero all’Università. Il mio obiettivo era fare il copyrighter poi tutto si è evoluto, sono arrivati i cortometraggi, ho lavorato a Milano per alcune agenzie straniere, americane e da lì sono approdato al cinema».

Ho scoperto che lei è stato anche regista di un film che adoro e che ho visto a ripetizione, “Incantesimo Napoletano”, in cui una bambina, figlia di napoletani, per una sorta di strano sortilegio, parla un milanese perfetto: da napoletano può dirci qual è secondo lei la magia di Napoli? «Incantesimo napoletano è stato il mio primo film. Relativamente a Napoli, dire che è la bellezza a renderla unica, sarebbe scontato, anche perché ci sono tantissime città belle in Italia.  Piuttosto è la sua energia, la capacità di ridere e sorridere anche dei problemi, delle difficoltà, questa è sicuramente la magia che non c’è altrove e di cui mi rendo conto, non vivendo più nella mia città natia».

Benvenuti al Sud è stato un successo clamoroso: ma come è nata questa esperienza? «Avendo incentrato molti film proprio su Napoli, la Cattleya mi ha chiamato per realizzare questo remake del noto film francese Giù al Nord. La differenza con l’originale e che credo abbia decretato anche un successo così notevole di Benvenuti al Sud, è stata la coralità del film, il fatto di averlo arricchito con attori dalla grande verve comica e di averlo costellato di ruoli minori che non sono presenti nell’originale».

La Costiera Amalfitana è stata anche scenario del famoso spot con Kevin Costner: come è iniziato tutto e come è stato lavorare sul set dello spot con un attore di quel calibro? «Avendo fatto tantissime pubblicità, soprattutto per la Rai, sono stato contattato. Lavorare con una star è sempre una cosa particolare, un’esperienza interessante e che arricchisce. Il rapporto con Kevin Costner, durante la lavorazione è stato familiare e lui è stato estremamente affettuoso e carino, quindi diciamo che il mio impatto trascendeva la “monumentalità” del personaggio che ha ottenuto più premi Oscar e andava all’aspetto più umano. E’ quello che mi succede spesso quando lavoro con le star, anche nel caso dello spot realizzato per l’Enel e che aveva come protagonista Federica Pellegrini, guardo sempre il lato umano delle persone con cui lavoro».

L’incontro che le ha cambiato la vita? «Assolutamente “l’incontro” con Benvenuti al Sud, non di certo con una persona in particolare. Benvenuti al Sud è stato il film della svolta, avevo già fatto tanti spot e 3 film prima di quello, ma il film è entrato nell’immaginario collettivo e quindi, si è stato il momento in cui nella mia vita è davvero cambiato tutto».

Quali secondo lei sono il principale pregio e difetto del cinema italiano? «Il pregio è sicuramente che un genere come la commedia ha rinvigorito, rinsaldato il cordone ombelicale con il pubblico, con gli spettatori, anche perché con pochi soldi sono stati realizzati film di grande successo e non penso solo a Benvenuti al Sud, ma anche ad esempio a Checco Zalone, film che poi hanno incassato tantissimo. Purtroppo in questo periodo ciò che manca all’appello è sicuramente il cinema d’autore, fatta eccezione per alcuni casi come Sorrentino o Virzì, siamo mancanti di questo».

Cosa pensa del successo di cui gode la fiction italiana specie negli ultimi anni? E’ una sorta di alternativa “popolare” al cinema? «Io credo che la fiction abbia tanto successo innanzitutto perché non si paga e poi perché è un prodotto “comodo” nel senso che non costringe ad andare al cinema. Poi è assolutamente impossibile stabilire un confronto fra cinema e fiction, innanzitutto per i costi e poi per la qualità del prodotto, in genere non altissima, escludendo casi particolari e di grande qualità come Romanzo Criminale o Gomorra».

Può parlarci del suo ultimo film, La scuola più bella del mondo, con un grande cast che va da Christian De Sica a Rocco Papaleo? «Innanzitutto è un tema che adoro, quello del mondo della scuola. Il film, tutto girato in Toscana, dove vivo, è una commedia degli equivoci. Christian De Sica è il preside di una scuola toscana nella quale giunge in visita una scuola di studenti napoletani accompagnati dal professore, Rocco Papaleo, ma la confusione è fra Accra, in Ghana, che diventa Acerra, Napoli e da qui nasce l’equivoco che genera scompiglio e risate. Il cast si è notevole, oltre a De Sica e Papaleo, ci sono anche Lello Arena, Miriam Leone ed Angela Finocchiaro. E’ un film che mi piace molto».

Se non avesse fatto il regista, sarebbe stato? «Qualsiasi altra cosa, fortunatamente ho molte altre passioni che esulano anche dall’ambiente artistico e di certo ci avrei messo la stessa energia che ho sul set».

A chi vuole dire grazie oggi? «A tutti quelli che ho incontrato, a quelli che mi hanno sostenuto ed incoraggiato ma anche e anzi soprattutto a chi invece mi ha osteggiato o non mi ha capito perché sono stati proprio loro a darmi la forza e la costanza per andare avanti e per riuscire».

Qual è il suo ultimo pensiero prima di andare a dormire? «Non faccio mai bilanci a fine giornata, per lo più sono pensieri futili o al massimo connessi a quello che farò il giorno dopo e comunque cerco di sbarazzarmi dell’ansia per poter dormire come si deve. Ma in genere, ad essere sincero, sono così stanco che cado quasi subito in un sonno profondo».

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