dicembre 21, 2015 | by Emilia Filocamo
Luca Ribuoli: “Ecco i miei nuovi lavori: l’Allieva con la Mastronardi ed una serie tratta dal film di Pif, La Mafia uccide solo d’estate”

Ho sentito parlare del regista Luca Ribuoli più di una volta, e non intendo solo perché è un personaggio noto, una sorta di deus ex machina che, forte di intuizione e talento, plasma intrecci di grande qualità, di successo, condendoli di una galleria di personaggi e di sfaccettature umane a cui il pubblico non può non affezionarsi. Ne ho sentito parlare anche in altre circostanze, casuali, impreviste e forse anche per questo più sincere, quelle che sono venute fuori con estrema sincerità dalle labbra di chi ha avuto la fortuna di lavorare con lui e che, ovviamente, ho avuto il piacere di intervistare. Luca Ribuoli è innanzitutto un fan dei giovani, degli attori magari non conosciutissimi e che guarda al talento ancora prima che al nome di richiamo. E poi il resto è venuto dalle sue parole, dalla consapevolezza che se esiste una regola per creare un prodotto di successo, è il calarsi in una storia completamente e predisporre i sensi all’ascolto, perché ogni storia ha una sua verità.

Signor Ribuoli, dopo la conclusione di una serie innovativa e con un bel riscontro di pubblico come Grand Hotel quale bilancio sente di poter tirare? Intanto ti ringrazio perché parli di “serie innovativa”. Il pubblico se n’è accorto. Mi sono arrivati centinaia di messaggi che più o meno parlavano la stessa lingua. Bravi attori, belle musica, bella confezione, storia che tiene inchiodati alla televisione. Fa sicuramente piacere. Ho solo il rammarico che una parte dei critici e degli addetti ai lavori, evidentemente senza avere visto il prodotto, l’abbia etichettato come un melò, che di questi tempi è una brutta parola. In realtà il successo ottenuto da Grand Hotel è dovuto principalmente dalla base thrilling e mistery della storia. E questa era la novità più evidente per il pubblico di Rai 1, insieme al cast giovane e sconosciuto, e al serial killer in prima serata.

Alla base di un soggetto o di un lavoro riuscito credo debba esserci una buona scrittura: mi incuriosisce molto capire la genesi di Grand Hotel. Come è nata l’idea di un giallo diverso da quelli che vediamo solitamente? L’idea non è originale. Grand Hotel era una serie spagnola, di cui i produttori RAI e CATTLEYA hanno acquisito i diritti. Il compito degli scrittori e, successivamente il mio, è stato quello di modernizzare la confezione e di renderla, nei limiti, più verosimile possibile. La storia è anche un melò, ma io mi sono inspirato a quelli della tradizione americana che hanno più rispetto della natura del genere. In Italia il termine melò è spesso associato a fiction di serie b, e comunque ad un genere di intrattenimento di poco valore. Io credo che il “genere”, se preso sul serio, sia uno dei contenitori più fedeli di qualunque tipo di racconto e di qualunque epoca.

Guardando Grand Hotel ho avuto un po’ l’impressione di immergermi in atmosfere piacevoli che mi hanno ricordato un film che ho amato molto “Piramidi di paura”. Quali sono stati, se ci sono stati, i modelli di riferimento per il suo lavoro? Ho guardato molte cose. Ecco alcuni titoli: Dracula di Coppola, Sherlock Holmes di Guy Ritchie, Titanic, La Duchessa, Downton Abbey, Gosford Park, Le Relazioni Pericolose, L’età dell’innocenza, Quel che resta del Giorno.

Quali progetti la aspettano e, soprattutto, prevede un’altra serie di Grand Hotel? Ho appena finito di girare ‘l’Allieva’, una serie in sei puntate con Alessandra Mastronardi, tratta dai libri di   successo di Alessia Gazzola. Nei prossimi mesi inizierò le riprese della serie ‘La Mafia uccide solo d’estate’, che nasce come costola di un altro successo quale è stato il film di Pif. Di Grand Hotel purtroppo non ci sono buone notizie perché la RAI ha deciso di non sviluppare la seconda serie. Mi dispiace per il pubblico che è rimasto a bocca asciutta. Eravamo consapevoli di aver lasciato molti finali aperti. Dalle lamentele di molti, abbiamo capito che sarebbe stato più gradito un finale chiuso che un finale così aperto. Ma volevamo lasciare speranza di racconto alla nuova serie. 

C’è un progetto a cui vorrebbe dedicarsi, una storia che resta un po’ il suo sogno nel cassetto? Sono talmente tanti che ti evito volentieri l’elenco.

Anche Questo nostro amore è stata una storia seguitissima. Da addetto ai lavori, secondo lei, c’è una formula per conquistare il pubblico? Ogni storia ha la sua verità. Io cerco sempre un’idea per rappresentarla e poi mi ci calo dentro con tutti i sensi in ascolto. Questo Nostro Amore è una serie che mi ha coinvolto molto, è tra le cose più difficili che ho realizzato.

Cosa le piace guardare in tv e cosa proprio non le piace o non sopporta? Guardo i film, le serie tv, sport vario e i programmi d’informazione. Non guardo quasi mai i format d’intrattenimento.

Vuole provare ad indovinare o a suggerire il tema del Ravello Festival 2016? Non sono mai stato a Ravello. Ma chi la conosce me ne parla appunto come di un incanto. Mi piacerebbe conoscerla per suggerire un tema.

Luca Ribuoli ha mai dei rimpianti professionali? Sì e non solo nel lavoro di regista. Ma fortunatamente non ho molto tempo per pensarci.

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