luglio 13, 2016 | by redazione
In esclusiva a Ravello Magazine, Peppino Mazzotta racconta il set delle prossime puntate del Commissario Montalbano e la nuova serie accanto a Marco Bocci.

Ci sono elementi che compaiono come costanti, come una nota di sottofondo tenuta fino alla fine, come un dito pigiato sul tasto di un pianoforte senza il movimento opposto, un polpastrello schiacciato contro il sol di un violino fino a sentire quasi dolore. E’ come un brusio, una eco senza fine, una cifra distintiva ed inestinguibile. La prima cosa, anzi, il primo elemento a cui penso mentre ho la fortuna di parlare con Peppino Mazzotta ed intervistarlo, è il mare. Ad un certo punto della nostra chiacchierata riesco perfino a dirglielo che proprio di mare sembra intessuta un po’ tutta la sua vita, da quella professionale a quella privata. Se il Sud con i suoi contrasti, l’amore per la terra, le radici, le rinunce, i treni e le partenze, le tradizioni ed i problemi erano stati il leitmotiv della prima intervista, in questo secondo appuntamento con il noto attore, scelto e fatto telefonicamente proprio in un giorno “da mare” sarà quest’ultimo ad accompagnarci impercettibilmente. Il mare delle indagini e delle bracciate di primo mattino di Montalbano ed il mare muto e complice della Calabria di Anime Nere.

Signor Mazzotta, rispetto alla nostra ultima intervista, quali nuovi progetti la vedranno coinvolta? Dopo Anime Nere ho girato una nuova serie che uscirà in autunno e nella quale recito accanto a Marco Bocci. Sono 4 puntate di cento minuti l’una con la regia di Michele Alhaique. E’ un poliziesco che racconta la storia di un infiltrato all’interno di una famiglia criminale. L’infiltrato è appunto Marco Bocci, io invece interpreto il rampollo di questa famiglia mafiosa. Fra i due nascerà un’amicizia, con tutti i risvolti e le conseguenze che si possono dedurre. Ritengo sia un prodotto nuovo, girato in maniera diversa rispetto alle cose che si vedono sulla tv generalista. Poi ho girato 2 nuove puntate del Commissario Montalbano, abbiamo terminato le riprese il 10 giugno scorso.
Ecco, a proposito del Commissario Montalbano, può anticiparci qualcosa, qualche novità su trama e cast? L’unica cosa che posso dire è che si tratta di storie molto scure, cupe, molto più del solito rispetto a quelle di Camilleri. Si tratta di due vicende forti; la prima racconta un incesto, la seconda la morte di una extracomunitaria ventenne che viene uccisa dopo aver subito una violenza di gruppo. La vera novità è questa cupezza, anche se poi, grazie alla scrittura di Camilleri, ritroviamo tutte le sfumature tipiche del suo modo di raccontare e dei suoi personaggi, quindi la durezza andrà un po’ sfumando.
Lei ha avuto modo di incontrare il cast de “Il giovane Montalbano” e magari di dare suggerimenti all’attore che ha interpretato il “ suo” Fazio da giovane? Cosa ne pensa del cast scelto per interpretarvi “a ritroso”? Li abbiamo visti si, ma pochissimo, ci siamo solo incrociati qualche volta. La serie è girata molto bene e loro sono stati davvero bravi. Beniamino Marcone, che interpreta appunto Fazio da giovane, mi ha chiesto qualche consiglio. Quello che gli ho suggerito è stato solo di fare il “suo” Fazio e di stare tranquillo perché il tutto è sorretto da una scrittura fantastica che è quella di Camilleri. Anzi, direi che sono stati bravi proprio perché si sono allontanati dal Montalbano maturo scegliendo una loro interpretazione.
C’è un ruolo che resta un po’ un suo desiderio? Un personaggio che le piacerebbe interpretare? Ti dirò che ho sempre pensato di voler fare un personaggio cattivo e Michele Alhaique ha saputo accontentarmi perché questo rampollo di stampo mafioso che interpreto è davvero un personaggio senza umanità, tremendo. Quando mi vedrete in questa veste, farete fatica a riconoscermi, abituati al Fazio di Montalbano! Devo dire che mi sono divertito molto nell’interpretarlo.
Ma anche in Anime Nere il suo era un personaggio negativo. Si, è vero, ma ancora possedeva dei tratti umani. Nel mio nuovo ruolo questa umanità non c’è.
Chi è Peppino Mazzotta nel tempo libero? Cosa le piace fare, le sue passioni? Come tutti anche io ho del tempo libero anche se mi piace impiegarlo per qualcosa che è comunque legato al mio lavoro, non a caso scrivo sceneggiature e testi teatrali. Poi da qualche anno mi dedico alla vela, ho una piccola barca.
Il mare sembra proprio una costante nella sua vita, e non solo in quella professionale. Direi proprio di si.
E che tipo di spettatore è? Cosa le piace guardare in tv o al cinema? Sono piuttosto poliedrico, negli ultimi anni mi sono appassionato alle serie televisive, ho cominciato con quelle americane, scoprendone poi di bellissime anche francesi ed inglesi. Sicuramente la quantità di tempo che dedico alle serie è superiore al mio andare al cinema e poi, ad essere sinceri, le serie di nuova generazione hanno ormai raggiunto livelli addirittura più sperimentali del cinema stesso.
Ha mai assistito al Ravello Festival e che rapporto ha con la musica? Conosco il vostro Festival ma non ho mai avuto il piacere di parteciparvi. Per quanto riguarda la musica ho frequentato il conservatorio, studiavo corno; una volta terminati gli studi e allontanatomi dall’ambiente ho spaziato un po’ in tutti i generi, ascoltando soprattutto la musica degli anni ’90, quella della mia formazione insomma, la musica elettronica e i grandi cantautori italiani che restano un prezioso punto di riferimento. Ma mi piace molto anche la musica sinfonica.
Il suo pensiero sui Festival e l’augurio di Peppino Mazzotta alla sessantaquattresima edizione del Ravello Festival? I Festival sono contenitori importantissimi in cui si vedono cose al di fuori delle convenzioni e lo dimostra anche il fatto che siano aumentati in maniera esponenziale. Lo dico con cognizione di causa perché c’è una quantità impressionante di talento e di creazioni artistiche che, purtroppo, non trovano altro canale di espressione se non quello dei Festival. Dunque vi auguro che questa sia un’edizione strepitosa. Lunga vita al Ravello Festival! Un istante dopo la fine di questa intervista ho piena consapevolezza del fatto che Peppino Mazzotta, così come mi aveva anticipato, farà da spola fra Napoli e Roma per terminare il doppiaggio della nuova serie di Michele Alhaique. Ci sarà un po’ di mare anche lì, almeno nel tragitto che lo porterà verso la capitale, quando se lo lascerà alle spalle. Ma solo per qualche tempo. Fino ad incontrarlo nuovamente, sulle spiagge color cammello del ragusano, fra le barricate di mandorli o nei pungiglioni di roccia della sua amata Calabria.

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