febbraio 15, 2014 | by Nicola Mansi
Made in Cloister, una bella storia made in Naples

In un momento in cui non ci sono soldi pubblici, alcuni privati napoletani hanno deciso di dedicare denaro, e impegno – molto – per recuperare un chiostro rinascimentale abbandonato nel cuore di Napoli e usato, fino a pochi mesi fa come autolavaggio. Tra i vicoli, cardi e decumani intorno a Porta Capuana, un intero complesso sarà riqualificato e recuperato alla cittadinanza; trasformato in un luogo di produzione di alto artigianato, in una residenza temporanea per creativi da tutto il mondo e in un centro di esposizione della contemporaneità. Come più spesso vorremmo, “pubblico e privato”, enti locali, Soprintendenza, professionisti e mecenati si ritrovano intorno ad un progetto che farà bene ad una intera area. Il Chiostro di Santa Caterina è infatti centrale rispetto ad alcune eccellenze di una Napoli ancora capitale culturale come il Museo Madre, il Museo del Tesoro di San Gennaro, il Museo Diocesano, il Pio Monte della Pietà con il suo Caravaggio, San Gregorio Armeno e i suoi mille presepi e San Lorenzo, l’ingresso al più rilevante sito archeologico di Napoli. Tra i promotori di questa lodevole iniziativa ci sono Davide de Blasio, patron di Tramontano, Rosa Alba Impronta e Antonio Giuseppe Martiniello fondatore dello Studio Keller, che sono riusciti, grazie ad una buona dose di caparbietà a sensibilizzare le istituzioni e a far rientrare nel progetto di restauro e riqualificazione non solo il chiostro ma l’intero complesso. L’avventura sta coinvolgendo imprenditori, artisti, grafici; al fianco di Patti Smith, Mimmo Paladino e Harry Pearce, capo della Pentagram (una delle più grande società di grafica e comunicazione del mondo), sta crescendo giorno dopo giorno una comunità sul web che, per trovare finanziamento, ha avviato una campagna di Crowdfunding – il più attuale sistema di finanziamento sul web – che ha già dato risultati incoraggianti raccogliendo ben 75mila sterline. Da tutto il mondo, dalla Cina all’America, con una grande presenza di italiani ovviamente, i sostenitori hanno acquistato opere d’arte messe a disposizione da artisti contemporanei e hanno contribuito al recupero di questo angolo di città ancora misconosciuto. Ai napoletani almeno. Non così per l’artista Cherokee nato in Arkansas nel 1940, il quotatissimo Jimmie Durham, e per la brasiliana Marie Therese Alves che, comprando un’ala del lanificio e facendola restaurare hanno qui, nel far west di Porta Capuana, installato una sorta di quartier generale della loro arte. Per tutte le info www.madeincloister.org

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