maggio 9, 2016 | by Emilia Filocamo
Manuel Cargaleiro, il colore dell’oceano e del Mediterraneo.

La mano destra guizza veloce fra un caffè ed il foglio ancora intonso, è come avesse occhi sulla punta delle dita, e quegli stessi occhi non si accorgono che basterebbero un cerchio o un semicerchio in più per rovesciare appunto il caffè. Da quel gesto, apparentemente anonimo, normale, viene fuori un Cerbero vegetale, un fiore a tre teste tondo   e gonfio, già pronto ad inzupparsi, ad   imburrarsi di colore. Isabella gli sta accanto, gonna Celine, maglione Sonia Rykiel, e sorride  come chi è familiare a quelle movenze;   scrolla le spalle, assicurando subito  il caffè in un angolo del tavolo: “ E’ sempre così” dice  lei con il suo italiano – portoghese che sa di  ed aeroporti e mostre e di una casa splendida in stile art Deco a Boulevard Raspail 67, Parigi, con il portiere e la scala che sembra una lumaca vietrese, tutta colori. “ Disegna sempre, anche mentre è al telefono”. Lui è Manuel Cargaleiro, lei è sua moglie, Isabella. Manuel, classe 1927, ceramista e pittore, uno dei più rappresentativi,  innovatore della tradizione degli azulejos, non è mai stanco di disegnare, deve essere la stessa frenesia che prende agli scrittori, incapaci di non sfornare parole. Sono giorni nei quali Ravello è piena  di lui e del suo arcobaleno a portata di mano. Sbuca in piazza Vescovado di solito nel pomeriggio, dopo aver lavorato tutta la mattina al pannello che decorerà esternamente il nuovo plesso della Scuola Elementare di Ravello. Colore e bambini, non è un caso che siano insieme. E’ maggio e, nonostante le bizze del meteo, tutto è prepotentemente in linea con lo spirito arlecchino del Maestro, con quella geometria, come mi spiegherà più tardi, che non è solo o semplicemente calcolo, ordine ma soprattutto esplosione di vita. Isabella racconterà del  gusto “ colorato” che il maestro ha anche  nell’abbigliamento, puntando su tinte vivaci, chiassose,  sprezzante del noioso “consono all’età”. Il colore, in fondo, è immortale. Sono i rossi, i gialli, sono le sfere tagliate alla pancia del suo pannello e “incarnate” nella ceramica, sono  il Sud e  la terra, il richiamo del fuoco e dei tramonti, delle bougainville, e di quel Mediterraneo che sempre a Ravello, ha partorito una curva femminile che guarda il mare, come un fianco di donna per accogliere la musica, un Auditorium, ma questa è un’altra storia. Sono i giorni in cui Ravello è attraversata da Cargaleiro, con il suo passo lento e sicuro e l’eleganza accogliente. Ci sono  Manuel ed Isabella Cargalerio, Ravello e le sue mattine di vento con il cielo talmente chiaro da sembrare un mare capovolto,  ci sono i fiori, tutti, quelli del Belvedere di Villa Rufolo, crome e semicrome in fioritura, quelli del Portogallo,  il verde dei nostri tornanti,  giù fra i precipizi e fra i pendii. Attraversa Ravello Cargaleiro, ricompare ogni pomeriggio, dopo aver lavorato tanto, stanco solo se lontano dalle sue forme, dalla sua ceramica, da quelle bolle di colore, civette e conchiglie ( è strana la parola che indica conchiglia in portoghese) che sembrano essere state rastrellate che so in una giornata di luglio dalla spiaggia di Castiglione, da un bambino che fa un castello con i  ciottoli ed altre reliquie arrotondate dal mare. “ Lui è amico di tutti, non fa politica” sottolinea Isabella più volte “ Lui parla con tutti” precisa, raccontando le personalità  che amano la sua arte, che visitano le sue esibizioni e la loro casa. Manuel Cargaleiro, classe 1927, anche lui stregato dalla luna/ bifora/ araba/ mediterraneo di Ravello e delle viuzze sandali e scorci -mozza respiro.  Ma  non ha età Cargaleiro  e credo piaccia ai bambini perché, come loro, si inzacchera di arcobaleno. Così   è lui,  così è la sua mano su un foglio,  su un pannello: un iride nel palmo.

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