settembre 16, 2014 | by Emilia Filocamo
Marco Limberti regista di Love Bugs si racconta: «Il mio primo film horror l’ho girato a 12 anni riprendendo mia nonna»

Le parole diventano spesso vasi comunicanti, le parole sono trait d’union preziosi, alleate e complici in tutto ciò che facciamo. Le parole stringono legami, rinsaldano amicizie, tessono trame. Nel mio caso, un nugolo di parole, spese con tanta gioia, compresse nell’arco di un’intervista con i tempi e le modalità richieste, sono diventate un gancio prezioso con Marco Limberti, regista i cui lavori e le cui collaborazioni non sono un segreto, basta aprire e leggere di lui: da film come Il Ciclone o Che ne sarà di noi a serie di successo come 7 Vite e Love Bugs. Al nostro primo contatto virtuale, Marco Limberti mi rivela di aver letto una mia intervista, quella fatta a Paolo Triestino, attore di teatro e partner di Carlo Verdone nei maggiori successi. Le parole, le mie parole, sono diventate una corda preziosa. Marco Limberti decide di lasciarsi scandagliare dallo stesso strumento che affino in virtù del suo talento e dei suoi progetti.

Marco, come e quando nasce la tua passione per la regia e per il cinema? Ci racconti i tuoi esordi? «Quello di voler essere un regista è un vero e proprio virus che ho contratto fin da piccolo. A 12 anni con la mia prima telecamera, ho ripreso mia nonna che toglieva le interiora ad un pollo. E’ stato in un certo senso il mio primo horror».

Hai lavorato su set di film che sono entrati nell’immaginario collettivo e che hanno riscosso grande successo. Penso a Il ciclone, a Il mio West, a Il Pesce Innamorato, o a film di riflessione quali Piazza delle Cinque Lune. Hai collaborato con registi di spicco. Riesci a darmi un aggettivo per descrivere ognuna di queste collaborazioni e, soprattutto, ciascun regista che hai affiancato? Quindi, nell’ordine: Leonardo Pieraccioni, Veronesi, Ceccherini, Virzì e Martinelli. «Pieraccioni è allegro e spensierato, ma sa quello che vuole. Lavorare con lui è un privilegio. Veronesi è inarrestabile, mette un’energia pazzesca già fin dalla scrittura. Ceccherini è un folle creativo, il suo talento come regista verrà rivalutato. Virzì è un vero genio, il suo cervello viaggia al doppio della velocità di noi “normali”. Martinelli è un generale alle grandi manovre. Tutti eseguono i suoi ordini, senza discutere».

Cosa vuol dire fare il regista oggi§? Quali sono le difficoltà e le soddisfazioni maggiori che hai incontrato nel tuo mestiere? «Fare il regista oggi è difficile, soprattutto per la difficoltà che si incontra a mettere insieme i progetti da un punto di vista economico. E non sempre la fatica e l’energia spese nei progetti vanno a buon fine. Le soddisfazioni, invece, sono tante. Diciamo che tutti questi anni spesi a fare cinema e  tv mi hanno regalato una vita estremamente varia, ricordi meravigliosi ed incontri memorabili».

L’incontro che professionalmente ti ha cambiato la vita? «E’ difficile fare una classifica. Direi a pari merito Veronesi, Nuti, Pieraccioni, Ceccherini e Fabio De Luigi».

Qual è il tratto distintivo della tua regia, da un punto di vista tecnico, del tuo modo di fare regia, qual è la cosa che più ti piace del tuo modo di dirigere un set. «Il mio stile come regista lo definirei “mercuriale”, si adatta al progetto che sto facendo. Dalla camera fissa di Love Bugs, alle parti in bianco e nero del film “Cenci in Cina”, fino alle ultime web–serie tutte girate in soggettiva, cerco di inseguire sempre il punto di vista migliore, lo stile perfetto per quel lavoro in particolare. Sul set mi piace quando la troupe fa quello che chiedo, senza che debba nemmeno alzare la voce. Mi piace scherzare ed alleggerire l’atmosfera sul set, mantenendo però sempre una sana efficienza».

So che non è carino fare nomi o preferenze , ma c’è stato un giorno sul set più magico degli altri ed in cui l’atmosfera con il cast è stata particolarmente bella? «Le risate che ci siamo fatti sul set de Il Ciclone sono irripetibili».

Avrai seguito sicuramente la 71esima mostra del Cinema di Venezia: avevi un tuo preferito fra i registi italiani? «Credo che la media dei film italiani a Venezia quest’anno fosse altissima. In particolare sono curioso di vedere Anime Nere, Senza Nessuna pietà con Favino ed Italy in a day di Salvatores».

I tuoi progetti futuri? I prossimi lavori? «Sto ultimando il montaggio di “ Funk-azzisti”, una web serie tv e ad Ottobre ne gireremo un’altra, dal titolo “ Lui, lei e l’altro”. Tutte e due verranno presentate al prossimo web fest di Roma».

Se non avessi fatto questo mestiere, saresti stato? «Un chirurgo».

Cosa auguri al cinema italiano e, soprattutto, cosa auguri ai giovani registi che si affacciano a questo mondo così competitivo ma affascinante? «Al cinema italiano auguro di tornare ad essere quello degli anni ’60 e ’70, ovvero un punto di riferimento per tutte le cinematografie del mondo. Di questo ne potremmo beneficiare tutti noi registi, giovani e non».

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