giugno 12, 2014 | by Emilia Filocamo
Marco Werba e “il paradosso” delle colonne sonore

Quando io ed il maestro Marco Werba, noto compositore italiano, ci accordiamo per l’intervista, è la prima vera giornata d’estate, di quelle in cui qualsiasi gesto, considerando la zavorra dell’afa, diventa particolarmente fastidioso e faticoso. Marco Werba, con estrema nonchalance, mi chiede cortesemente di anticipare il nostro appuntamento telefonico al primo pomeriggio, così da poter avere il tempo necessario per andare a prendere suo figlio all’asilo. Quello che scopro nei circa 40 minuti o poco più che trascorriamo al telefono parlando di orchestre, film, registi e passioni, ma anche delusioni e speranze, è un uomo gentile, estremamente garbato, realista ma aperto alle possibilità straordinaria di realizzare i propri sogni. Un amore per la musica sincero il suo, che gli provoca anche dolore per certi utilizzi che si fa della musica e per il poco spazio dato alla sinfonica a scapito dei nomi di grido del pop. Ma parlare con Marco Werba è anche e soprattutto un privilegio: la carrellata di colonne sonore, non solo italiane, a cui ha lavorato è ricca e rinomata, si va dal film “Zoo” di Cristina Comencini a “Giallo” di Dario Argento, da “Anita” di Aurelio Grimaldi, a “Mr Hush” di David Lee Madison, da “Native” di John Real a “Calibro 10” di Franco Nero.

Maestro il film e la colonna sonora sono strettamente correlati, ma cosa la musica può dare al cinema e cosa ha il cinema di cui la musica non può fare a meno? Il rapporto è piuttosto complesso. Nella realtà i nostri gesti non sono accompagnati dalla musica, la musica non sottolinea la nostra rabbia, un bacio o una carezza. Nella realtà insomma, è qualcosa che non c’è. Nel cinema invece, è proprio la musica a rendere una scena, un’immagine più vivide e reale. Questa è una cosa piuttosto paradossale. Fare il compositore di colonne sonore è un mestiere particolare perché si è invisibili: la maggior parte delle persone infatti, va al cinema per puro intrattenimento, si sofferma sull’immagine e non bada molto al commento musicale. Esistono poi, dei casi particolari in cui la musica diventa personaggio e descrive ciò che l’immagine non riesce a trasmettere. La mia tesi di laurea, ad esempio, era incentrata sulla colonna sonora di Nino Rota al film “Otto e mezzo” di Fellini. Ad un certo punto Gelsomina muore ed il protagonista, ascoltando una donna che fischietta mentre stende i panni ricorda la sua immagine, l’immagine di una donna morta. In quel passaggio è la musica che rievoca, che trasmette un messaggio. In altri casi ancora, la musica è per contrasto. Faccio un esempio credo noto a tutti: in “Profondo Rosso” di Dario Argento, la nenia che accompagna le azioni della protagonista, è un innocente canto natalizio, che però è lo stesso che la bambina sentì quando ha assistito all’omicidio di suo padre. Ogni volta che uccide, la scena è accompagnata da quella melodia.

Come ha iniziato a comporre colonne sonore? Voglio dire è stata un’evoluzione naturale nel suo mestiere di compositore, oppure una scelta ben precisa? Credo sia avvenuto tutto a livello di subconscio. Nel 1976 andai con mio padre al cinema a vedere un film di fantascienza, “La fuga di Logan”. Film che mi colpì molto ma che non riscosse, secondo me, il successo meritato. Nel film si intrecciano diverse tematiche, il mondo post atomico, le difficoltà dei sopravvissuti raggruppati in  una città prigione in cui i cittadini non superano i 30 anni e dove la morte viene definita rinnovamento. Forte è anche il dell’amicizia affrontato dai due poliziotti protagonisti: il primo, Logan, insofferente alla situazione che c’è all’interno della città, l’altro, Francis, totalmente parte al sistema. Mi piacque così tanto che andai a vederlo ben tre volte. Un po’ alla volta cominciai a prestare maggiore attenzione alla musica, fra l’altro composta dal grande Goldsmith, vincitore dell’Oscar per Star Trek, e che ha lavorato a celebri colonne sonore come Omen e Basic Instinct e che ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere. Ciò che più mi colpì della colonna sonora era la suddivisione tra le scene che si svolgevano all’interno della città, dunque nel sistema, accompagnate da musica d’avanguardia, di tipo elettronico, e quelle che narravano la fuga di Logan e della donna che lo accompagna solennizzate da una musica che diventa sinfonica ed orchestrale. Trovai questa soluzione geniale. A quel punto cominciai ad appassionarmi seriamente alla musica, a New York comprai l’LP del film e iniziai a studiare musica. Ho fatto quindi un percorso inverso: il cinema mi ha portato alla musica.

Esiste una colonna sonora perfetta? Non credo esista una colonna sonora perfetta, ma ci si può avvicinare alla perfezione quando la musica è in sintonia con i personaggi, con la trama, con l’essenza del film. È fondamentale trovare un perfetto equilibrio fra immagini e musica. Non bisogna nè usare troppa musica, nè usarne troppo poca. Un eccesso di musica in un film è per me indice di insicurezza, è come se si volesse coprire i difetti usando la musica come una sorta di salvagente. Troppa musica finisce col diventare inutile e da anche fastidio. Uso spesso un esempio: la musica è come il caviale, se ne dai a chili, perde valore. Centellinandolo, lo rendi prezioso. Ricordo che quando ho lavorato alla colonna sonora di “Nero Infinito” di Giorgio Bruno, uno dei fonici aveva inserito la mia musica in maniera sovrabbondante e mi rivelò di averlo fatto per coprire alcuni difetti. Andai su tutte le furie, perché la colonna sonora non deve avere questa funzione, ma purtroppo questo è un errore abbastanza comune. 

E i registi con i quali hai lavorato che uso facevano della musica? Non sono molti i registi sensibili da questo punto di vista: uno dei migliori è sicuramente Aurelio Grimaldi con cui ho lavorato in “Anita” e recentemente in “Il sangue è Caldo di Bahia”. Ecco, lui forse eccede nella direzione opposta, asciuga forse un po’ troppo il commento musicale arrivando all’essenziale. Della stessa sensibilità è sicuramente Cristina Comencini. Una regista di grande intelligenza, oltre che una raffinata conoscitrice di musica. È stata lei la prima a darmi fiducia, avevo 25 anni e a quel tempo avevo scritto “Atomica: I sopravvissuti”, brano che non è mai stato utilizzato e che ho in mente di utilizzare. In “Zoo” con Asia Argento, film del 1988, lei pensava di utilizzare solo musica classica, poi ha sentito questo mio brano e mi ha dato piena fiducia. Ha una cultura musicale notevole, come dimostrano i brani che ha utilizzato nei suoi lavori: da Ravel a Debussy. Spero avremo possibilità di rincontrarci e lavorare nuovamente insieme. 

imagesAvrà conosciuto tantissimi artisti: chi le ha lasciato di più in termini non solo professionali, ma anche umani? Un’esperienza di cui sono stato felicissimo è stata quella con Dario Argento per comporre la colonna sonora di “Giallo”. Il collaboratore storico di Dario Argento è Claudio Simonetti, ma il produttore del film, che era americano, voleva un genere più classico, meno pop. Conoscevo già Dario Argento, è sono stato felicissimo di lavorare con lui. Dopo quel film è tornato a Simonetti, ma io mi auguro di poter lavorare nuovamente con lui, è un uomo di grande intelligenza. 

Qual è stato il momento più difficile della sua carriera? Diciamo che in Italia le delusioni sono state diverse: molto spesso i giovani registi preferiscono utilizzare un compositore che costa meno, nonostante apprezzi il mio lavoro e la mia musica. Noto che molti giovani registi hanno una certa presunzione, forse frutto anche di insicurezza, ciò li rende piuttosto irriconoscenti o sfrontati. Per molti di loro faccio e ho fatto da trait d’union con i maggiori festival di cinema. E poi, purtroppo, anche i malintesi sono spesso all’ordine del giorno. Ho lavorato alla colonna sonora di un film italiano che prevedeva un cast di tutto rispetto, con Giancarlo Giannini fra gli altri, ma le pressioni del regista, la continua smania di cambiare tutto, mi hanno creato non poche difficoltà. Alla fine ho rinunciato, mi sono tirato indietro perché non è quello il modo in cui mi piace lavorare.

La colonna sonora che potrebbe descrivere la sua vita? È la prima volta che mi fanno una domanda del genere. Non saprei, è difficile rispondere.

Ok, allora: la colonna sonora che avrebbe voluto scrivere? Beh, anche questa è una domanda a cui è difficile rispondere. Ce ne sono tantissime. “L’ultimo Imperatore” o la colonna sonora di “Die Hard” con Bruce Willis, adoro quel genere di film. Ma non proseguo, farei torto ad altre colonne sonore!

Il leitmotiv del Ravello Festival 2014 è il Sud: una sua definizione di Sud? Il sud è generoso e caldo, accogliente. Ogni tanto lamento un po’ la sua lentezza, la mancanza di puntualità: mi è capitato di lavorare con diversi registi calabresi o siciliani e ho notato questo, ma la generosità del sud è unica. 

I progetti futuri? Credo di aver seminato molto negli USA, ormai i budget dei film italiani sono così risicati che alla musica è destinato ben poco. Invece negli USA, anche se fa male dirlo, hanno più rispetto per questo tipo di lavoro. Al momento sto lavorando alla colonna sonora del primo lungometraggio di una regista di grande talento. Il film avrà come protagonista Caterina Murino ed è un thriller, le riprese inizieranno ad ottobre, ma la regista mi ha chiesto già di comporre dei brani in anticipo. Ho letto la sceneggiatura ed è avvincente, bellissima: la sorella della protagonista rimane sfigurata a causa di un incidente. La Murino crea maschere particolari per coprire i difetti estetici. Queste maschere inseguono una sorta di bellezza ideale. La protagonista incontrerà uno scultore, ossessionato dalla stessa idea di perfezione e diventeranno complici in uno spaventoso turbillon di ossessione e delitti. Poi farò altre cose anche in Italia, un film di un regista italiano che avrà come protagonista Valeria Solarino e poi, per la prima volta, lavorerò alla colonna sonora di una commedia. È la commedia di un giovane regista siciliano, Antonio Zeta, intitolata “Le Corna Innanzitutto”. Il mio obiettivo è inserirmi anche nel mercato europeo. Certo il sogno americano resta, ma quello europeo è più vicino ed abbordabile. Inoltre sto lavorando alla colonna sonora di un altro thriller di Antonio Baiocco, “la Morte Rossa” e a quello di Claudio Sestieri, regista di  “Chiamami Salomè”. Il film a cui lavorerò è una storia d’amore lesbo ma anche sovrannaturale, visto che coinvolge un fantasma. 

A chi vuoi dire grazie oggi? Dico grazie a Cristina Comencini, per aver creduto in me e per avermi dato subito fiducia. A Dario Argento, per aver puntato su di me. Dico grazie anche alla mia insegnante Colomba Capriglione con cui mi sono diplomato a Frosinone in composizione e direzione di coro. Lei è originaria della Costiera Amalfitana e abbiamo in programma uno stage sulle colonne sonore dei thriller. Io mi occuperò delle tipologie, lei più che altro della parte didattica. Fra l’altro abbiamo anche firmato un brano insieme: un brano per coro che io ho trascritto come adagio per archi e che forse utilizzerò per un film. Ci sono molti progetti in ballo, non vorrei dirlo forte, ma chissà magari cominceremo questo stage proprio dalla Costiera Amalfitana!

>>> Per ascoltare le composizioni di Marco Werba clicca qui <<<

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