luglio 23, 2015 | by Mario Amodio
Maria Gadù: «Io, illuminata da maestri assoluti come Caetano Veloso»

Dopo Spagna e Cuba, ecco il Brasile. «La stagione dei cantautori», ideata da Gianni Minà e dedicata alla «cancion» latino americana, rinsalda oggi un vecchio legame tra il sud America e Ravello dove sorge una delle opere più importanti di Oscar Niemeyer. A consolidare questo ponte ideale col Brasile sarà Maria Gadù che chiuderà stasera al belvedere di Villa Rufolo questa mini rassegna inserita nel Ravello Festival.

«Per qualcuno io sono una rinnovatrice, una modernista, ma io mi sento saldamente con i piedi nella tradizione, sono partita dal samba, sono stata illuminata da maestri assoluti come Caetano Veloso – dice Maria Gadù – Ho studiato sui suoi dischi, poi lui mi ha fatto l’onore di credere in me, di parlare bene di me, di dividere addirittura il palco e a quel punto anche un disco dal vivo, con me. Cammino su questa strada: il mio carnevale, le mie storie di amore e non amore vengono da un passato importante, oltre che dalla mia anima».

Iniziata con l’«Antologia desordenada» di un Juan Manuel Serrat che ha festeggiato i suoi primi cinquant’anni di carriera con un duetto con Gino Paoli, è continuata ieri con l’omaggio dell’ex Moncada Augusto Enriquez al poeta della «nueva trova» Silvio Rodriguez, «La stagione dei cantautori» ospiterà la giovane rivelazione della musica sudamericana e quella sua dimensione intima, essenziale, intimista. Sin dal singolo di lancio, «Obloco», del nuovo album «Guelã».

«Avevo dieci anni quando l’ho scritta, davvero non sapevo che cosa stavo facendo, ma adesso lo so, e se faccio dischi e concerti, se dopo Ravello sarò a San Mauro Pascoli e a Treviso e poi continuerò a girare il mondo, lo devo anche a quella canzone, soprattutto a quella canzone – rivela – Che mi chiedono sempre e che ripeto sempre, ma che non mi in gabbia anzi, mi ha dato leali». Nella sua band c’è anche un italiano: Daniele Puppi che ha coprodotto il suo album. Suona il violoncello ed è grazie a lui se la Gadù ha iniziato ad apprezzare la nostra musica. «E’ stato lui che mi ha fatto conoscere i classici del passato, il grandissimo DeAndrè e qualcosina più contemporanea: Daniele Silvestri e Jovanotti”.

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