aprile 9, 2014 | by Emilia Filocamo
Mario Temes, a 18 anni tra set e vita reale

Un ragazzino davanti alla tv accoccolato sul divano del soggiorno ed una sorella con la danza nel sangue: sono questi i ricordi che Mario Temes, giovanissimo attore di origini cubane, mette a disposizione di chiunque gli chieda come è nata la sua precoce carriera. Tuttavia, al di là dei ricordi, è innegabile che il talento sembri essere un requisito di famiglia,  o comunque una componente imprescindibile. Il ragazzino sul divano è proprio Mario che, guardando suo padre, star dell’industria spagnola del cinema, ha cominciato ad appassionarsi alla recitazione e a sognare la stessa carriera. Il primo ricordo che ho del cinema è di mio padre che compare sullo schermo del nostro televisore in soggiorno: quell’immagine, con cui sono poi cresciuto, deve avermi influenzato notevolmente e deve aver avuto su di me un grandissimo impatto. A quei tempi mia sorella faceva parte della  scuola di teatro delle superiori ed è stata lei ad invogliarmi a fare un provino, così lo feci e da quel giorno ho capito che per me recitare era tutto. Sorriso bianco e delicato, occhi profondi, Mario Temes racconta i suoi esordi, anche se parlare di esordi per un diciottenne suona quasi paradossale, con la voce piena dell’entusiasmo e della vivacità tipici della sua età.

Sei giovanissimo. Quali sono le maggiori difficoltà che incontra un ragazzo della tua età accingendosi a fare questo mestiere? Secondo me non esistono difficoltà insormontabili, da esseri umani pieni di fragilità ed insicurezze ci rendiamo subito conto degli ostacoli e sappiamo valutare perfettamente cosa è per noi troppo complicato. Il bello di avere diciotto anni e di sembrare perfino più giovane, è che puoi recitare la parte di un ragazzino e non essere obbligato a recarti sul set con i genitori e puoi scavalcare tutta quella burocrazia richiesta ad un minorenne. Ci si può concentrare solo sul lavoro perché sei un adulto a tutti gli effetti – Ride.

Sei un po’ il ragazzo dei record. Non solo hai iniziato a recitare giovanissimo, ma anche come musicista hai alle spalle diversi anni di studio. Qual è stato il tuo primo amore dunque: la musica o il cinema? Devo confessare che il mio primo interesse è stato quello per la musica: adoravo le band rock, la mia idea era di lanciare messaggi di amore e di pace attraverso la musica, a dieci anni suonavo già benissimo la batteria, poi ho studiato chitarra, basso e anche canto.

Raccontaci dei tuoi esordi. Hai frequentato un tipo di scuola specifico? Come ho già detto, al liceo c’era un corso di arti e spettacolo a cui mi iscrissi grazie a mia sorella. Adesso studio al UCPA di Davie, in Florida, una vera e propria scuola con indirizzo artistico.

Immagino avrai uno stuolo di ragazzine adoranti, ma il tuo o la tua prima fan? Qui non posso sbagliare assolutamente. Mia sorella, è una ballerina anche piuttosto nota, Katherine Hernandez. Quando mi vide sul palco durante una rappresentazione teatrale venne incontro dicendomi: “Sei nato per fare questo, lo sento”. È stato il complimento più bello di tutta la mia carriera.

Hai un genere preferito di film ? Quale genere di sceneggiature cattura maggiormente la tua attenzione? Ti dirò che non ho preferenze, sono molto aperto a tutti i generi ma se devo proprio sceglierne uno, il fantasy, assolutamente.

Pur essendo molto giovane hai già lavorato in vari progetti, dunque suppongo avrai incontrato diverse persone, chi fra queste ti ha influenzato maggiormente o ti ha dato di più? Tutte le persone incontrate dentro o fuori dal set hanno più o meno lasciato un’impronta non solo nel mio modo di recitare, ma soprattutto nella mia vita. Tuttavia  un’amica a cui sarò sempre grato per tutto il supporto che mi ha dato e che ringrazio di cuore  per dove sono arrivato è l’attrice Julie Kendall.

Ti piace il cinema italiano? C’è un regista che hai come punto di riferimento in particolar modo? Sai cosa mi piace del cinema italiano? Il fatto che i vostri film sono quasi sempre così insoliti, fuori dal coro, è una caratteristica quasi comune ai film stranieri, ma molto più accentuata in quelli del vostro Paese. E poi che dire, adoro Fellini ed Antonioni, nessun attore che si definisce tale può prescindere da due maestri del genere.

E se potessi lavorare con un regista italiano, chi sceglieresti? Bernardo Bertolucci, senza ombra di dubbio.

Come sottolineavo prima sei un ragazzo da primati: hai iniziato a suonare e recitare giovanissimo e adesso, sei anche regista. Come è avvenuto questo passaggio dietro la macchina da presa? Tutto è iniziato quando avevo diciassette anni. C’era sempre una vocina in me che mi suggeriva “perché aspettare di leggere un progetto che ti attrae, quando puoi realizzare un film tutto tuo?” Ed è stato quello che ho fatto: ho scritto un film mio. Attualmente sto lavorando alla regia di The Red Box, con la partecipazione di Julie Kendall ed Andrew Roth.

Sei protagonista del film Sub Rosa, diretto da Krisstian de Lara, un film complesso in cui il regista che ha lavorato alla storia sin dal maggio del 2012, affronta il tema dello scontro generazionale, fra il protagonista, un adolescente cresciuto sotto l’ombra dell’autorità paterna che nel giro di una sola estate, diventa adulto e sfida il padre in maniera ben poco convenzionale. Puoi raccontarci di più? Il sottotitolo di Sub Rosa è ogni famiglia ha il suo segreto: non posso spifferarlo! – Ride -. A parte gli scherzi, basta collegarsi al sito di Sub Rosa per sapere quando sarà definitivamente in uscita. 

Che progetti hai, a cosa stai lavorando adesso? Come ho già anticipato, sto lavorando al mio film, di cui sono sceneggiatore e regista, The Red Box, poi sono legato ad un paio di progetti di prossima uscita, la serie televisiva Amnesia in cui recito la parte di Dylan, lo show Tweet, Sidekicked dove recito la parte di un gangster italiano, Richie Bambino e poi ho un piccolo ruolo in Agoraphobia.

Cosa auguri da attore al mondo del cinema? Quali sono i film che vorresti vedere nei prossimi anni? Vorrei vedere più trilogie di film fantastici. La trilogia è uno strumento di attrazione unico che rende lo spettatore impaziente del seguito o del finale. Un’idea furba ed avvincente.

Un’ultima domanda. Secondo te cosa distingue un grande attore da un attore mediocre? Sono tecnica e duttilità nell’interpretazione o c’è altro? Tecnica e capacità interpretativa sono fondamentali ma per me un attore è soprattutto colui che recita per amore di ciò che è e che fa, in virtù della passione e non per il cachet. È un attore chi sa essere paziente, umile, ma anche costante e determinato nel raggiungere i propri sogni, è un attore chi sa di poter cadere mille volte e di poter rialzarsi altre mille.

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Per i contenuti multimediali subrosamovie.com

Compagnia di Fundraising per il film, Sub Rosa, diretto da Krisstian de Lara. Appello di Mario Temes

 

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