dicembre 17, 2015 | by Emilia Filocamo
Massimo De Lorenzo, da Squadra Antimafia alla vittoria del David di Donatello “Quando mi capitano ruoli drammatici sono molto felice”

La vita è destino, la vita di ciascuno è figlia del destino, e le occasioni sono gemelle sgattaiolanti, furtive, veloci, furbe. E spesso cadono come panacee in circostanze non proprio esaltanti, in cui tutto appare più difficile, insormontabile. Nel caso di Massimo De Lorenzo, volto noto di Squadra Antimafia, l’occasione di essere parte di un progetto di tale successo, è arrivata in un momento particolare per la vita dell’artista e si è incuneata indisturbata al punto da passare quasi inosservata. Ma il destino è questo: è circostanza vestita da caso, è momento che ci investe mentre siamo altrove. È captare nella confusione degli accadimenti, l’istante che poi cambia tutti gli altri.

Nel corso delle varie stagioni di Squadra Antimafia, come è cambiato il suo personaggio e come si è posto all’interno delle dinamiche di questa fiction di successo? E come ha cambiato lei questa lunga interpretazione? Sono entrato nella quinta stagione, quando la Duomo si è trasferita a Catania. Come spesso accade ogni attore porta la sua umanità, le sue caratteristiche ad un personaggio solo scritto. Non sono un attore molto “action” e quindi al personaggio ho aggiunto un po’ di ironia, anche grazie alla collaborazione con i vari registi, da Beniamino Catena a Samad Zamardilli fino a Renato De Maria. Io stesso rivedendomi nel corso degli anni ho capito meglio cosa migliorare. 

Mi piace sempre immaginare il momento in cui si ha la conferma di far parte di un cast importante, di un prodotto che riscuote la simpatia e l’affetto del pubblico: nel suo caso, quando è stato scelto per essere parte della Duomo, come ha accolto la notizia, non so dove era e che stava facendo? È successo tutto in modo molto casuale, la mia agente era stata informata solo una settimana prima dell’inizio delle riprese, era estate e per fortuna non ero in vacanza e quindi ero disponibile. Non era un momento felice della mia vita e non ricordo di aver gioito più di tanto. A ripensarci è stato come se il destino volesse darmi un piccolo sollievo in quel momento difficile. 

Il momento più bello e più difficile per Massimiliano De Lorenzo da un punto di vista professionale? Il momento più bello, ce ne sono tanti per fortuna, sicuramente il 2015 è stato un anno importante, dalla vittoria del David di Donatello alle riprese di un film americano quest’estate, “Condemnded to love” di Barry Morrow, un’esperienza meravigliosa. Ricordo con piacere anche le riprese di Boris e alcuni spettacoli teatrali. Il momento peggiore è stato quando ho finito il Centro Sperimentale nel 1992: credi di essere arrivato, e invece scopri che devi ancora costruire tutto.

Lei è di origini calabresi: cosa ha portato della sua terra in “dote” alle sue interpretazioni e ai suoi personaggi? Mi è stato chiesto spesso di utilizzare il mio dialetto. Troppo spesso per caratterizzare un personaggio e quindi in modo superficiale. Sicuramente mi “servo” delle mie origini per raccontare la diffidenza, la chiusura in alcuni personaggi ma anche un certo tipo di umanità credo nasca da lì. Preferisco sempre quei personaggi in cui la Calabria viene fuori inconsciamente e non perché un regista mi chiede di farlo. Caso a parte lo spettacolo teatrale “456” di Mattia Torre, diventata anche una miniserie per La7, in cui viene raccontata una famiglia meridionale in chiave grottesca. Vi consiglio di vederla… 

Prossimi progetti? Continuano le riprese di Squadra Antimafia 8, a marzo sarò in scena al teatro India di Roma con “Altrove” di Paola Ponti. Un testo bellissimo. Il resto non lo dico per scaramanzia. 

Il ruolo che resta un po’ il suo sogno nel cassetto, quello che desidera da tempo interpretare? Non c’è un ruolo preciso, mi capita spesso di fare commedie e mi diverto molto, ma quando mi capitano ruoli drammatici sono molto felice.

C’è qualcosa che vorrebbe dire a qualche suo collega del cast di Squadra Antimafia e che non ha ancora detto, non so magari per mancanza di tempo o di occasione? Nel corso di questi anni ho conosciuto attori bravissimi che per vari motivi sono usciti dalla serie, Ana Caterina Morariu, Andrea Bruschi, Giordano De Plano, Giovanni Scifoni, vorrei rivolgere un pensiero collettivo: è stato un privilegio lavorare con voi e mi auguro di ritrovarvi presto.  

Le va di provare ad indovinare il tema del prossimo Ravello Festival, dell’edizione 2016? Magari un tema vicino alla sua sensibilità. Eh eh, mi vengono in mente due sentimenti che potrebbero essere due temi interessanti: ‘La paura’ e ‘Il cambiamento’.

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