aprile 8, 2015 | by Emilia Filocamo
“Mi piacciono le eroine negative e poi chi l’ha detto che le donne non possono essere cattive?” In esclusiva Giorgia Farina la giovane regista di “Ho ucciso Napoleone”

Bianco, abbagliante, da Grecia, da Sud, da tradizione, da sughi fatti in casa, da dolci alle mandorle. Nero, nero di merletti, di capelli naturalmente neri, di mantelli delle Madonne da portare in processione. Blu, di onde, di arrivi, di traghetti. E poi tacchi, sandali, occhiali da sole, sguardi furbi, gelosia, provocazione, credenze, leggende, rispetto, obbedienza, sottomissione. Sono tutte le suggestioni che mi sono arrivate guardando Amiche da Morire, il primo successo della giovane regista Giorgia Farina: nel suo mondo sono penetrata per la prima volta in una sera di qualche mese fa ma senza averlo previsto e la prima emozione che ho provato è stata di non poterne uscire. Convinta, anzi attratta da quella sua insolita affabulazione così particolare ed in cui le “principesse”, smesse le scarpine di cristallo, tolta la candida bontà dalle labbra, si rivelano capaci di trame perfette, di piani magistrali, esilaranti, negative e giustamente obbligate ad agire così dall’intreccio delle circostanze. Un universo strano e particolare quello di Giorgia Farina in cui, contraddicendo l’ordine normale o scontato delle cose, non solo le donne sono cattive, più cattive degli uomini, ma addirittura in sintonia, capaci di essere solidali, di complottare, tramare ed agire insieme. L’ossimoro che governa il mondo di Giorgia Farina, e cioè quello dell’eroina malvagia, si ripete nel nuovo lavoro: Ho ucciso Napoleone, film uscito nei cinema il 26 marzo con la straordinaria Micaela Ramazzotti come protagonista, oltre che con un cast di tutto rispetto che va da Elena Sofia Ricci a Iaia Forte, da Adriano Giannini a Libero De Rienzi.

Giorgia, ci racconti il tuo nuovo film, come nasce Ho ucciso Napoleone? È la storia di Anita, interpretata da Micaela Ramazzotti, un’algida  manager in carriera, una donna contemporanea, moderna che non vuole figli e non vuole una famiglia, ma pensare appunto solo alla carriera. Riceve una promozione ma perde tutto perché scopre di essere incinta del suo capo, con cui ha avuto una breve, casuale relazione e viene licenziata. Quindi il film dipana la storia di questa che definisco un’eroina negativa nel tentativo di tornare al proprio posto di lavoro. Ma Anita giura vendetta al proprio capo e con l’aiuto di altre donne, fra le quali Elena Sofia Ricci e Iaia Forte, spacciatrici di medicine al femminile, come antidepressivi, anti fame e dimagranti, e Biagio, interpretato da Libero De Rienzo, un avvocato suo collega, attuerà questa vendetta. Ma sarà proprio Biagio ad avvicinarla alla gravidanza: Anita non ha più possibilità di abortire, essendo scaduti i termini e vede il figlio come un ostacolo, poi poco alla volta si scioglierà e comincerà ad amarlo grazie all’aiuto del suo collega, ma pur sempre rimanendo se stessa, ci tengo a precisarlo.

Perché hai scelto Micaela Ramazzotti per il ruolo di Anita? Micaela è innanzitutto una donna bellissima, ma di una bellezza moderna e poi, cose fondamentali, ha talento ed empatia e questo personaggio doveva possedere questo tipo di requisito ed essere anche umana. L’ho incontrata ad un Festival proprio mentre scrivevo la prima stesura della sceneggiatura di Ho ucciso Napoleone e le ho raccontato la storia, così abbiamo deciso di lavorare insieme anche perché questo suo ruolo esula da tutti quelli che ha interpretato in precedenza.

Come abbiamo già visto in Amiche da morire, le tue protagoniste sono donne: come mai questa scelta? Sei una sostenitrice della solidarietà femminile, pensi possa esistere? Guarda io non parlo di donne nei miei film perché sono una donna, ma perché storie al femminile non ce ne sono, o sono pochissime, oppure parlano di donne sempre accoglienti, accucciate in un atteggiamento docile, dolce ed immerse in una struttura patriarcale. Nei miei due film ho invece raccontato di donne diverse, anzi appunto di eroine cattive. Gli uomini sono cattivi, perché non possono esserlo dunque anche le donne?

Che tipo di spettatrice è Giorgia Farina? Cosa guardi in tv, sei una fan delle serie americane che tanto spopolano anche qui in Italia? Ti dirò che non sono una grande fan di serie, ma proprio perché non amo molto la serialità. Tuttavia mi piace molto House of Cards per il modo in cui indaga ed entra nella psicologia dei personaggi cattivi. Credo in fondo sia un modo per esorcizzare e scaricare le tensioni che non riusciamo a sfogare quello di ammirare o identificarsi nelle pulsioni dei personaggi negativi.

Sei giovanissima, ma hai un sogno nel cassetto da realizzare, una storia che vuoi raccontare? Ce ne sono tante, ma l’obiettivo che mi pongo sempre è di realizzare storie diverse e che non siano autoreferenziali e di non adagiarmi su dei cliché. Mi piace fare una contaminazione di generi, con storie sempre diverse e dare al pubblico prodotti sempre nuovi.

Il nostro magazine è legato al Ravello Festival: che rapporto hai con la musica e come la utilizzi  nei tuoi film? Amo molto la musica e amo i film che fanno della musica una parte necessaria, quasi una sorta di altra protagonista. Nel caso di Ho Ucciso Napoleone con Andrea Farri con cui ho lavorato per le musiche, abbiamo fatto una scelta insolita, ossia abbiamo utilizzato musica elettronica, nulla di felliniano o retrò, ma assolutamente sperimentale. Ho una grande passione per la musica indipendente, per la grunge e post grunge anni ’90. Diciamo che per scoprire le mie preferenze musicali, basta guardare i miei film, sono tutte là.

I tuoi hobby fuori dal set? I cani, ho una grande passione per i cani e per gli animali in genere, ora ho anche un pesce rosso che si chiama Napoleone. E amo l’orto, insomma cose piuttosto diverse, quasi all’opposto delle mie storie.

Ci salutiamo, e, parlando di vizi e virtù declinati al femminile, provo una sana invidia per l’estro, la giovane età di Giorgia Farina e per tutto ciò che, complice il suo talento, la attende fra conferenze stampa, uscita e botteghino. Ma, ovviamente, da donna, non glielo dirò.

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