ottobre 11, 2014 | by redazione
Mischa Maisky il violoncello nel mondo

Questa sera, alle ore 19,55 l’erede di Rostropovich, si esibirà all’auditorium Oscar Niemeyer, con la Nordwestdeutsche Philarmonie diretta da Gintaras Rinkevicius

di Olga Chieffi*

Atteso evento quello di questa sera, all’auditorium Oscar Niemeyer, che alle ore 19.55 in punto accenderà i riflettori sul magistero violoncellistico di Mischa Maisky, il quale si presenterà all’esigente pubblico del Ravello Festival con la Nordwestdeutsche Philarmonie diretta da Gintaras Rinkevicius. Il violoncellista lettone allievo ed erede di Gregor Piatigorsky e Mstislav Rostropovich, rivelerà la sua vena inesauribile del talento e il sentimento intimo ed orgoglioso delle radici ebraiche, con i suoi compagni di sempre, l’inseparabile collana indiana e il suo prezioso strumento, un Montagnana del 1740. Maisky ha scelto per la platea ravellese il concerto in La minore op.129 composto da Robert Schumann nel 1850. L’opera si articola nei canonici tre movimenti; il primo, Nicht zu schnell (Non troppo allegro), viene introdotto da un delicato “sipario” di quattro battute affidato alle armonie dei legni e al “pizzicato” degli archi: la voce del violoncello, calda e intensa, espone poi il primo tema in la minore, appassionato e romantico, come l’anima musicale del miglior Schumann. L’orchestra, che aveva mancato il tradizionale “tutti” introduttivo, si lancia in una transizione che porta a do maggiore, tonalità nella quale appare il secondo tema del violoncello, brillante e solare. Il discorso musicale viene condotto essenzialmente dal solista: l’orchestra si limita ad accompagnare, a sottolineare, a riprendere gli spunti motivici che nascono dalle sue corde. Manca la tradizionale cadenza del solista e allora, senza soluzione di continuità, si sfocia nel secondo movimento, Langsam (Adagio), in fa maggiore, una delle pagine più struggenti e romantiche dell’intera produzione schumanniana. Protagonista assoluto è il violoncello solista, il cui canto intenso viene delicatamente sostenuto dall’orchestra; verso la fine i fiati alludono al tema principale del primo movimento che subito riaccende la passione focosa nel violoncello che, in un breve passaggio solistico, porta direttamente all’ultimo movimento, Sehr lebhaft (Molto vivace). L’energia e la vitalità di questa pagina si manifestano subito fin dal tema principale, costituito dalla doppia ripetizione di due secchi accordi orchestrali seguiti da un guizzo melodico ascendente del violoncello. L’episodio che segue è condotto dal violoncello in agili e virtuosistiche figurazioni che richiamano il guizzo del primo tema, la cui figura ritmica si trasforma in vari modi, assumendo infine un aspetto più lirico con l’approdo al secondo tema. La sezione di sviluppo è lineare e scorrevole, regolare la ripresa che culmina in una cadenza del solista ampia e articolata, alla quale non manca il sostegno ritmico dell’orchestra, cosa che sconcertò non poco i primi esecutori scontenti per l’anticonvenzionalità delle cadenza che appariva probabilmente a loro occhi poco “gratificante”. Il programma sarà completato dalla Tragische ouverture di Johannes Brahms, tesa e incisiva sin dall’attacco iniziale e il tema principale, dapprima esitante tra tonalità minore e maggiore, si riversa vigoroso e pulsante su tutta l’orchestra e dalla Sinfonia n°4 op.120, in re minore di Robert Schumann. L’intera Sinfonia si basa sullo sviluppo di due brevi frammenti tematici presentati nell’Introduzione. Il primo frammento riapparirà leggermente variato nella Romanze e nel Trio dello Scherzo; il secondo costituisce, di fatto, sia il primo che il secondo soggetto del Lebhaft che segue l’Introduzione e proprio dal suo sviluppo viene derivato il ritmo di marcia del finale. Tranne che per l’inizio della Romanze e per il Trio dello Scherzo, il centro tonale è sempre basato sul re. Si può notare in questa, che senza dubbio è l’opera più importante di Schumann in campo sinfonico, l’evocazione del Beethoven della Quinta Sinfonia.

*giornalista e critico musicale

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