maggio 27, 2016 | by Emilia Filocamo
Musica, danza, jazz: ecco il festival 2016

Il 26 Maggio 2016 Roma è madida di turisti e del primo, vero caldo in quella che sembra annunciarsi come un’estate da non dimenticare per i record climatici.  Il 26 maggio 1880 il grande compositore tedesco Richard Wagner, in compagnia della moglie Cosima,  partito da Amalfi, raggiunge   a schiena d’asino  Ravello  e quell’incontro è destinato ad essere un “ vibrato” senza interruzione, un Moto Perpetuo per l’eternità. Basterebbe già questo suggestivo, emblematico paragone che sa di Torri maggiori, di maghi malvagi, di fanciulle in fiore e di giardino di Klingsor, a consegnare quasi intatta l’atmosfera che ha contraddistinto la conferenza stampa di presentazione del Ravello Festival 2016, tenutasi appunto a Roma  il 26 maggio scorso  presso la sede dell’Associazione della Stampa Estera in Italia.  In un cerchio praticamente perfetto, l’attesissima kermesse dal palcoscenico sospeso nel vuoto, dalle tavolozze di giardini ingabbiate fra i posti destinati alla platea,  dalle geometrie che abbracciano l’Oriente e profumano di mediterraneo e fanno  di Villa Rufolo  il  luogo in cui il tempo sembra non poter  dettare le proprie  regole, partirà ufficialmente il 1 luglio  con un’orchestra giovanile, quella italiana  diretta da Juray Valcucha e  chiuderà, circumnavigando esperienze straordinarie e variegate, con I young Singers di Salisburgo. La conferenza è stata aperta dal presidente Sebastiano Maffettone  che ha sottolineato la volontà di non stravolgere e rinnovare lo stile o quanto fatto di bello dalla governance precedente ma di voler  mantenere costante tutto il meglio delle pregresse esperienze apportando qualche innovazione. Presenti ovviamente anche i due direttori artistici, il Maestro Alessio Vlad per la parte sinfonica e Laura Valente per quella relativa alla danza ed il  primo cittadino di Ravello, Paolo Vuilleumier.  Il leitmotiv principale della conferenza, oltre alla musica, Stele di Rosetta nella Babele delle incomprensioni fra popoli,  è stato quello delle nuove generazioni, verso le quali va l’attenzione della Fondazione Ravello con  programmi ed eventi ad hoc, specie di formazione. Consistente la partecipazione della stampa, anche straniera, oltre che della nuova governance della Fondazione Ravello. E forse la misura di quanto la musica coinvolga ed unisca, è stata data proprio dalle parole di una giornalista russa, intervenuta emozionata alla Conferenza: “ Adoro il vostro Festival, adoro Ravello!”.  Dal jazz di Maria Pia De Vito al Premio Oscar Tim Robbins passando per i progetti speciali, ogni cosa sarà cucita su Ravello, sui dorsi delle sue sere di scirocco e stelle, sull’attesa del famoso Concerto all’Alba, questa volta affidato ad un solo esecutore e non più ad un’intera orchestra, sui pini marittimi appiccati come spilli laddove i pendii sono proprio più insistentemente scoscesi, sulla poesia di un luogo eletto e privilegiato. Forse solo  365 metri più giù del paradiso e  non soltanto più  sul del livello del mare.

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