dicembre 19, 2015 | by Emilia Filocamo
Musica e nuvole: questo il tema suggerito per il Ravello Festival dal grande Ennio Coltorti che si racconta a cavallo di due spettacoli teatrali

Sdoppiarsi, entrare in più ruoli, “infilarsi” addosso più vite, interpretarle e poi nuovamente riporle nel loro cantuccio di creazione, di emotività ed intrecci; oppure semplicemente dirigerle, tenerne le fila, tirare le briglie di decine di destini, di storie ed incroci che non hanno sorprese od imprevisti, essendo già noti e, poi, come in uno shanghai prezioso, scostarne uno ad uno gli elementi per apportare stupore e trasformare il talento da potenza in atto. È quello che avverto quando ho l’onore di intervistare il regista, attore e doppiatore Ennio Coltorti: è sorprendente sentirgli dire che non è bravo, ma che semplicemente è nato così, con questa capacità che lo catapulta su e giù da un palcoscenico e che come una calamita/sirena di eccezionale intensità, lo trattiene avvinghiato a sé anche quando ne è lontano. Quando lo raggiungo la prima volta al telefono è impegnato con le prove, ovviamente, quindi la nostra chiacchierata parte ancora una volta proprio da lì, dal suo nido, dall’arena tutta applausi, luci e pause.

Signor Coltorti, mi diceva di dover correre a teatro per le prove: a cosa sta lavorando in questo momento? Stiamo lavorando a ‘Quel Pomeriggio di Un giorno da Star’ di Gianni Clementi, nato da un’idea di Corrado Tedeschi che finalmente ha realizzato questo progetto, con Tosca D’Aquino ed Augusto Fornari, oltre ovviamente a Corrado Tedeschi, e con la mia regia. È ovviamente la rivisitazione di ‘Quel pomeriggio di un giorno da cani’ con Al Pacino, debutteremo a Grado. E poi   fino al 23 dicembre sarò a Roma, al teatro Stanze Segrete con Shakespeare in Love (with Marlowe) di Vittorio Cielo accanto a mio figlio Jesus Emiliano Coltorti. È il racconto della vita segreta di Shakespeare e del suo rapporto con Kit Marlowe e con il potere. I costumi sono di Rita Forzano, io interpreto Shakespeare maturo e Marlowe, mio figlio interpreta Shakespeare da giovane.

Che tipo di emozione si prova a stare in scena con il proprio figlio? Credo sia una delle più belle che si possano provare perché è come recitare con se stessi, ci divertiamo tantissimo e poi lui è un fuoriclasse. E non è ovviamente la prima volta che lavoriamo insieme.

In genere come trascorre la sera precedente ad un debutto: lavora fino a tardi, ha qualche abitudine o scaramanzia? No, assolutamente nessuna scaramanzia, sicuramente è un momento di grande fatica perché ci sono tantissime cose da fare e a cui pensare. Ricordo ancora quando ho lavorato contemporaneamente ad Orfani di Kessler con Sergio Fantoni, Ennio Fantastichini e Giulio Scarpati e all’Anfitrione con Renzo Montagnani e Licinia Lentini. La mattina mi dedicavo all’Anfitrione, più o meno dalle 10 alle 17, poi con il motorino di Margherita Buy correvo all’altro spettacolo per restare al lavoro fino a tardi. Ma non è che ci riuscissi perché sono bravo, è perché sono nato così, devo farlo.

E i suoi prossimi progetti in tv? L’ultima cosa che ho fatto è l’Onore e il Rispetto, adesso il mio personaggio è in galera e quindi al momento è così. Sono sempre diviso fra l’insegnamento e gli   spettacoli che mi  occupano per lo più il pomeriggio e la sera e poi ho una bimba di due anni e mezzo a cui devo ovviamente dedicarmi.

Da grande doppiatore, qual è la prima regola quando si “entra “nella voce di un personaggio? Non ci sono regole o formule, ma esiste un mestiere, bisogna avere tecnica e la tecnica si ottiene studiando, lavorando seriamente. Consiglio di non dimenticare mai la verità dei sentimenti, perché quella è fondamentale. Se facessi il direttore del doppiaggio più che della perfezione della voce, mi preoccuperei appunto della verità.

Che tipo di spettatore è Ennio Coltorti? Dico sempre ai miei allievi, quando sono spettatori, di accostarsi con la purezza dei bambini, di non guardare mai con un atteggiamento critico e da addetto ai lavori, ma di divertirsi, di essere ricettivi innanzitutto,  poi la parte critica può subentrare successivamente.

Il consiglio che da più spesso a se stesso? Cerca di ascoltare il cuore.

Un suo pregio ed un suo difetto nel lavoro? Ma forse il mio difetto potrebbe essere la costante ricerca di perfezione, questa esigenza che mi riconosco e che potrebbe però essere anche un pregio, dipende da come la si guarda. E poi nasce dal bisogno non solo di intrattenere, ma di entusiasmare, ecco questo credo sia fondamentale.

Ennio Coltorti ed il Ravello Festival: il suo suggerimento di tema per la prossima edizione del nostro Festival? Parafrasando Mexico e Nuvole di Jannacci, penso a Musica e Nuvole, ma condite del sogno, dell’immaginazione. Dall’immaginazione del teatro.

E come in un ritorno ad Itaca, le ultime parole di questa intervista ad Ennio Coltorti sono le stesse di apertura, almeno per quanto concerne la più importante, che è insieme radice e frutto, partenza ed approdo: il teatro.

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