agosto 10, 2014 | by Emilia Filocamo
«Nel grande schermo più spazio ai giovani di talento». Paolo Calissano e la sua opinione sul cinema

Il telefono squilla più volte su un’assolata spiaggia del Salento, un punto preciso del nostro Sud speciale e splendido. Dall’altra parte l’attore Paolo Calissano che decide di raccontare di sé, in verità ben poco come poi precisa, e molto di più del cinema italiano. En passant dei suoi esordi e poi, con grande dolcezza, del suo sogno più prossimo e più caro. Il luogo da cui racconta diventa ovviamente per definizione stessa il punto di partenza per una domanda perfettamente in tema. Salento uguale calore, uguale bianco abbagliante, uguale barocco, uguale mare, uguale accoglienza, uguale Sud. E, dunque, parafrasando anche il leitmotiv del Ravello Festival 2014, cominciamo dal Sud.

Paolo, il tema del Ravello Festival 2014 è il Sud. Cosa è per te il Sud? Puoi darci una tua definizione? «Il Sud è cuore, è passione, sofferenza, è voglia di rivincita, ma anche culla di contraddizioni. Il Sud è esplosione, fermento e fermentazione, ed è un luogo, un punto preciso dell’anima».

Puoi raccontarci dei tuoi esordi e di come è nata la tua passione per il cinema? «Tutto è cominciato negli Stati Uniti: studiavo business a Boston e, d’estate soprattutto, facevo qualche lavoretto come modello. E’ stato allora che un agente mi ha notato ed è stato così che ho deciso di iniziare questa carriera».

La prima persona che ha creduto in te? «Paolo Limiti: è stato lui il primo a vedere e riconoscere in me un potenziale ed è stato lui a spronarmi tanto, anche se non abbiamo mai lavorato insieme».

Il tuo successo è stato consacrato da numerose fiction, oggi le fiction sono un po’ le regine della tv italiana. Come spieghi questo fenomeno? E’ una tendenza del gusto oppure è dovuto al fatto che il cinema non propone alternative valide? «Bisogna pensare che le fiction, quelle che una volta erano gli sceneggiati, sono romanzi popolari. L’italiano, il pubblico italiano, ed in questo momento sto parlando anche io da spettatore, ha una passione innata per il gossip, gossip inteso nell’accezione migliore del termine e dunque come un appassionarsi a vicende e saghe familiari .Ecco, io credo che il successo delle fiction sia proprio basato su questo, sulla capacità di attrarre lo spettatore con una proposta, spesso basata anche su script validi, in cui ci si può legare ai personaggi, a personaggi che si evolvono, a vicende, magari anche drammatiche, che hanno una storia e un processo di sviluppo».

Il tuo primo lavoro? «Direi che il mio esordio è stato più che importante, in Azzurro Profondo accanto a Franco Nero. Ricordo di aver trascorso molto del mio tempo ad ascoltarlo e ad osservarlo, per apprendere il più possibile».

Quali ritieni siano i pregi ed i difetti del cinema italiano? «Io credo che il cinema italiano abbia tantissimi pregi e quelli che sto per elencarti e che potrebbero apparire come difetti, in realtà non lo sono, ma sono forse dei punti su cui riflettere. Una pecca del nostro cinema è che forse è manchevole di un respiro internazionale e che le vicende tipicamente italiane, possono essere sicuramente valide, ma non “trasferibili”, “traslocabili” altrove, in un contesto diverso. E questo è purtroppo un limite. Prendiamo ad esempio il film Smetto quando voglio, ecco trovo che quella sia una storia internazionale perché raccontabile ovunque e non solo obbligatoriamente in un contesto italiano.  E poi abbiamo realizzato tante cose meravigliose, da La Grande Bellezza a Il Capitale umano di Virzì, un film, anzi un affresco splendido in cui i personaggi sono “caratteri”, sono delle figure che possono essere staccate dal contesto ed usate quasi come paradigmi. Ecco, credo che nel cinema italiano bisognerebbe puntare di più su cose che possano risultare evocative».

Qual è secondo te il rapporto fra i giovani ed il cinema, i giovani autori intendo: credi che siano offerte chances sufficienti nel nostro Paese ai giovani? «La cosa che mi stupisce di più nei giovani, nonostante i problemi che vivono e le difficoltà obiettive che hanno, è la vivacità, la curiosità e la voglia che hanno di proporsi. Adesso che mi trovo in Puglia, vedo questa vitalità intorno sorprendente ed inesauribile ed io stesso leggo cose bellissime proprio perché c’è tanto talento in giro. Certo i mezzi sono limitati. Mi viene in mente un film splendido, Il venditore di medicine, una storia eccezionale, fra l’altro girata proprio in Puglia, a Bari, ma girato con un budget limitatissimo. Una storia del genere, di denuncia, così nuova, dirompente, in mano ai produttori Americani avrebbe avuto ben altro respiro e seguito. Il cinema italiano ha un talento straordinario nel raccontare le storie di denuncia e di amore. Credo che un grande scossone potrebbe derivare dalle web series che anche negli Stati Uniti stanno godendo di un successo notevole: permettono di avere un pubblico vastissimo in poco tempo e hanno spese minime, anzi bisognerebbe organizzare un Festival dedicato alle web series. Se non è stato già fatto!».

Se non fossi un attore, saresti? «Un ufficiale di marina. A 16 anni sono partito per Livorno per entrare in Accademia, la divisa è stata una delle mie passioni, ma mia madre venne subito a prendermi e a portarmi a casa. O altrimenti sarei stato un architetto».

L’incontro che ti ha cambiato la vita? «Beh in 47 anni di vita, direi che ce ne sono stati tantissimi. Ma appartengono alla mia sfera privata e preferisco non parlarne».

A chi vuoi dire grazie oggi? «Al mio avvocato e migliore amico: Matteo».

Il tuo ultimo pensiero prima di andare a letto? «Provo ad immaginare il figlio che potrebbe arrivare presto». 

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