novembre 30, 2015 | by Emilia Filocamo
“Non bisogna mai arrendersi” parola di Valter Venturelli, da stilista di alta moda ai set ed al palcoscenico

Vocazione mi sembra il termine più adatto per cominciare questa intervista ma senza assolutamente scomodare il sacro, la necessità di penitenze o voti. Perché fin dalle prime battute dell’intervista all’attore Valter Venturelli, una chiacchierata che mi ha assolutamente arricchita e cambiata nei termini di questa “accoglienza”, ho capito che le difficoltà possono anche mettersi di traverso come un bastone, un inghippo, una frana ma, alla fine, ciò che deve essere, è, irrimediabilmente, spinto dal destino, dalla necessità che le cose accadano in un determinato modo. Ed ogni parola di Valter Venturelli è una conferma a tutto ciò.

Chi è Valter Venturelli e come è iniziato il suo percorso artistico? Sono un attore che ama disperatamente questa professione pur avendo cominciato tardi rispetto a tanti miei colleghi. Per 15 anni, infatti, mi sono occupato di alta moda come stilista, ma il cinema è sempre stato il mio sogno, sin da ragazzo, anche se mia madre mi ripeteva spesso che non era un lavoro sicuro. Poi ho studiato medicina, senza mai però esercitare; poi il destino ha fatto il resto. Mia moglie si è trasferita per lavoro a Roma e io allora mi occupavo di una produzione mia di abiti da cerimonia. Così, stando là, ho deciso di tentare la strada del cinema: mi sono presentato a Cinecittà, non avevo la più pallida idea di come funzionasse e mi sono imbattuto in un tizio che si occupava di casting che mi disse che avevo una faccia interessante. Dopo una settimana mi chiamarono sul set di Andrea Bolognini per il film “Raul, Diritto di uccidere”: ho avuto un piccolo ruolo, quello di un ufficiale. Era la mia prima volta su un set e ho ricevuto i complimenti di Laura Betti, la famosa musa di Pasolini e poi di Giancarlo Giannini. Da quel momento mi è stato consigliato di fare un book ed un corso di recitazione ma non mi sembrava il caso perché avevo 47 anni. Una mia cara amica, Germana, che ha recitato ne “Il Piccolo diavolo”, mi ha presentato un fotografo autore del book a Walter Nudo che aveva appena vinto l’Isola. Al fotografo sono piaciuto tantissimo e mi ha fornito un elenco di agenzie da contattare, la seconda mi ha preso subito. Sapevo di aver bisogno di un corso di recitazione, ma la maggior parte aveva una durata di 4 anni e così sempre Germana mi ha consigliato Paola Tiziana Cruciani che mi ha fato da coach per due mesi. Tramite la mia agenzia ho avuto la fortuna di conoscere un’altra collega con la quale ho fatto il laboratorio teatrale per 2 anni e a metà del laboratorio sono stato inserito nella compagnia e mi sono esibito ne “Il Ventaglio di Goldoni”, in cui interpretavo uno dei 3 protagonisti, ero il conte di Rocca Marina. Per 5 anni ho lavorato con loro, facevamo anche 2 o 3 spettacoli all’anno e così il teatro è diventato la mia grande passione.

A cosa stai lavorando adesso? Ci sono state tante occasioni, molte delle quali perse. Fra le ultime cose c’è stato “Un Passo dal cielo 2”; ho girato con Enrico Ianniello diverse scene sia in Trentino, in posti splendidi con una produzione meravigliosa che a Roma e ho avuto anche la fortuna di dividere il camerino con lui. Prima di questo sono stato chiamato per “Il Clan dei Camorristi” con Stefano Accorsi, la fiction non è andata bene, forse perché c’è stata un’inflazione di questi temi. Accorsi è un grande professionista ed una persona gentilissima che mi ha dato tanti consigli, ed altrettanto posso dire di uno dei registi, Alessandro Angelini, che mi è stato di grande aiuto.

Quante volte ti hanno detto di no? Ti dirò che sono stato piuttosto fortunato nel mio percorso artistico, certo vanno sempre considerati gli alti e i bassi di questo mestiere, adesso, ad esempio, sono in attesa di una chiamata ed è un periodo un po’ difficile. Ma il mio amore si è concentrato soprattutto sul teatro, nel 2013 ho avuto un ottimo riscontro al teatro Agorà di Roma con Stasera Arsenico. È uno spettacolo sulla crisi delle coppie e dunque estremamente attuale. Se posso scegliere, scelgo sempre il teatro.

Visto che l’attore Giovanni Piccirillo è stato il tramite di questa intervista, puoi raccontarmi come è nata la vostra amicizia? Al Teatro Valle durante l’occupazione fatta con tanti altri colleghi. Sono stato con lui più di un anno ed è stato un mio assistente quando mi sono esibito proprio al Valle con Stasera Arsenico, un’emozione indimenticabile. Giovanni è un ragazzo eccezionale, professionale e pieno di valori. Con lui c’è un feeling speciale, l’anno scorso abbiamo realizzato un progetto per una biblioteca di Roma e nel giorno della Shoah lui ha tenuto una lezione ai ragazzi.  E l’occupazione del Teatro Valle è stata un’esperienza unica. Fra le conoscenze più belle di quel momento, ricordo la moglie di Strehler seduta di fronte a me, ero con un’amica che, all’improvviso, mi ha aperto davanti l’agenda di suo marito e in quel momento mi è come mancata l’aria. E poi al Valle ho avuto anche l’occasione di conoscere Alessio Boni, la sera che è venuto lui è stata una carezza all’anima. È un ragazzo eccezionale e umilissimo.

Tua moglie ha accettato di buon grado la tua decisione di dedicarti al cinema? Mia moglie mi ha sempre lasciato fare ciò che volevo, mi ha spronato perché è una donna estremamente intelligente ed indipendente. Mi supporta tanto e ci confrontiamo su tutto.

Valter Venturelli ha qualche rimpianto professionale? Sì, forse qualche scelta sbagliata c’è stata. Tempo fa, grazie ad una mia foto, sono stato contattato da un attore di una compagnia teatrale che voleva portare la sua compagnia in tournee in Spagna, mi ha fatto il provino e mi ha scelto. Ma poiché per andare alle prove dovevo fare 150 km ogni sera e non amando molto guidare di sera, ho rifiutato. Ecco, forse quella è stata una scelta sbagliata, riflettendoci con il senno di poi.

Vuoi provare a suggerire o ad indovinare il tema del prossimo Ravello Festival? Penso all’Amore, inteso in senso universale e non isolato. Senza amore non si va da nessuna parte, deve essere amore per chi hai intorno, per chi ti sta accanto e per il posto dove vivi, altrimenti fai le cose per inerzia. Vedo tanta gente che veniva ai miei stessi laboratori e che si è arresa, ciò che mi ha fatto andare avanti è il grande amore che nutro per questo mestiere. Continuo a studiare, ad aggiornarmi, adesso sto pensando ad uno spettacolo su Pasolini per il prossimo anno, e di cui ho già scritto il testo. Insomma non bisogna mai indietreggiare.

E questa frase di Valter Venturelli mi sembra il modo migliore per concludere un’intervista ed una storia fatta di talento, coraggio, scelte e destino.

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