dicembre 20, 2014 | by Emilia Filocamo
“Non ho rimpianti, ma solo tanta gioia e gratitudine perché faccio il mestiere che amo”. L’esilarante Michele La Ginestra si racconta fra teatro, tv e gastronomia

Il tempo è relativo in base ai luoghi, agli scenari e non solo agli impegni e ai protagonisti che dal tempo sono fagocitati e coinvolti. Vivendo a Ravello, il tempo è una variabile che si dilata spesso un po’ troppo, anzi a volte così tanto da non rendere comprensibili le esigenze altrui e lo “sfruttamento” millesimale di ogni istante, se catapultato quell’istante, in una realtà che non sia quella tranquilla e familiare della Costiera Amalfitana. Alle 15 in punto l’appuntamento telefonico con il noto attore e conduttore Michele La Ginestra, si tramuta in una sorta di corsa appunto contro il tempo: l’attore può dedicarmi solo una decina di minuti, sforeremo verso i 15, e poi dovrà dirigersi dall’altra parte di Roma prima delle 15.30. Di primo acchito penso che ci sia tutto il tempo possibile e sufficiente ma poi, Michele La Ginestra mi ricorda che per raggiungere il posto designato, impiegherà mezzora, traffico permettendo, ed io capisco che, appunto, il tempo subisce interpretazioni diverse. L’intervista comincia da una data che ha costituito una sorta di “limen”, quella del 28 novembre, che ho intuito essere una prima o propedeutica ad una prima teatrale.

Michele, avevi consigliato di rimandare l’intervista al periodo immediatamente successivo al 28 novembre, avevi un debutto e di cosa si trattava? In verità il debutto c’è stato il 2 dicembre al Teatro Sette, lo spettacolo intitolato “Parzialmente stremate” e di cui sono io il regista, è tutto al femminile, con 4 attrici, Beatrice Fazi, Federica Cifola, di e con Giulia Ricciardi e Barbara Begala. È   uno spettacolo piacevole e molto divertente anche per gli uomini, perché esula dalle storie troppo al femminile.

Ci racconti brevemente come nasce la tua passione per il cinema e la recitazione in genere? Da ragazzo frequentavo l’oratorio e da allora ho cominciato a fare teatro, intuendo subito di avere  una grande passione per il palcoscenico. Poi è nata una compagnia di giovani e, nel frattempo, mi sono anche laureato e sono diventato avvocato. Quando poi ho capito che amavo tanto questo mestiere, ho smesso ed è arrivata la conduzione su Rai 1 di Solletico, un’esperienza fondamentale  che mi ha portato poi a tutto il resto. E poi è stata la volta di Teatro 7, di cui sono direttore artistico, e che ormai considero un figlio a cui do costantemente retta.

Cinema, teatro, tv: quale consideri casa tua? Sicuramente il teatro, è lì che mi sento a mio agio, voglio sottolineare che la recitazione è qualcosa che va sempre migliorata, con costanza. Il miglioramento è necessario, una pratica costante diventa essenziale: anche io mi accorgo con il passare degli anni dei cambiamenti nel mio modo di recitare rispetto al passato.

Il tuo coinvolgimento in programmi e spot televisivi legati alla gastronomia come nasce? In maniera del tutto casuale, sono un gran mangiatore, amo il vino, la buona tavola. Dopo la pubblicità, è arrivata la possibilità che mi è stata offerta con Cuochi e Fiamme dove imparo molto e mi diverto e spero che questa esperienza continui ancora.

L’incontro a cui devi molto? Sicuramente quello con Pietro Garinei, patron del Sistina di Roma, ed il momento più bello è stato proprio quando mi ha letteralmente “traghettato” dal Teatro Sette al Sistina per interpretare Rugantino che poi era il mio sogno, il sogno della mia vita e di qualsiasi attore romano.

Le difficoltà che hai incontrato nell’arco della tua carriera? Sono stato fortunato perché facendo un altro lavoro, quello di avvocato, ho potuto dire no a ciò che non mi piaceva e quindi ho avuto la facoltà di scegliere. Ma poi ho abbandonato tutto per fare questo mestiere, che è ciò che amo: e ho un teatro a disposizione. Mi sento un privilegiato, non ho brama di successo e sono arrivato ad un punto in cui ottengo consenso dal pubblico, ci metterei la firma per stare sempre così!

Il tuo consiglio a chi intraprende questo mestiere? Di inseguire i propri sogni ma di restare con i piedi per terra, senza montarsi la testa, un applauso non significa essere chissà chi.

I tuoi prossimi impegni? Teatro, cinema o tv? Debutto il 23 dicembre al Teatro 7 con un One Man show molto divertente, sabato e domenica prossimi sarò a Rivoli, in provincia di Torino e si andrà avanti con altre tappe, fra le quali Firenze e Roma, sempre nei weekend. Sarò nel nuovo film tv di Pupi Avati intitolato “Il Sole Negli Occhi”, poi sarà la volta di nuovo di Cuochi e Fiamme e debutterò  con altri tre spettacoli teatrali, questo fino a maggio. Diciamo che ho un bel po’ di impegni.

Hai mai dei rimpianti? No, assolutamente, solo tanta gioia.

Conosci il Ravello Festival, ci sei mai stato e quale genere di musica ascolti nel tempo libero?  Conosco il Ravello Festival che è molto noto nel panorama musicale, amo tanto la musica dei cantautori italiani ma anche la classica, il mio compositore preferito è Rossini. Verrei volentieri come spettatore al vostro Festival!

Michele La Ginestra oggi dice grazie a chi? Sicuramente alla mia famiglia, a mia moglie che mi sostiene sempre e a Dio che mi ha dato la possibilità di fare ciò che amo.

Il tempo è tiranno e dovrei chiudere l’intervista, ma ho un’ultima domanda, una domanda che mi ronza in testa da quando Michele La Ginestra mi ha risposto: trovo il coraggio per farla.

Michele, un’ultima domanda e ti lascio ai tuoi impegni: Ma nella carbonara ci va la pancetta o il guanciale? Michele sorride: nell’amatriciana preferisco il guanciale, assolutamente. Nella carbonara andrebbero bene entrambe, ma io la amo con la pancetta.

Adesso è tardi davvero: Michele La Ginestra ha mezzora per raggiungere l’altra parte di Roma, io tutto il tempo che offre Ravello per scrivere questa intervista.

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