ottobre 20, 2015 | by Emilia Filocamo
“Non mi sono mai sposata, ma ho avuto tanti grandi amori”. A Ravello Magazine la grande Carole Ita White, protagonista di Laverne & Shirley

Il cinema è come la musica. Credo. O quantomeno mi sembra un vicino piuttosto intimo della musica. Un po’ tutti, infatti, tendiamo ad associare ad un ricordo, ad un momento della nostra vita, una melodia o un’immagine. Molto spesso quell’immagine viene dal grande schermo, dalla bocca sputa magie che ci domina, oppure, in maniera più intima, da un televisore. C’è stato un tempo, negli anni ’80, anno più, anno meno, che i miei momenti più belli, presi in consegna dalla cariatide forte dei ricordi, erano legati a particolari programmi tv, magari non italiani, penso a Starsky & Hutch, al tenente Kojac, o ancora a Tre nipotini e un maggiordomo. Di quel tipo di programmi può bastare una sigla o il rivedere un episodio negli amarcord di immagini di alcuni canali televisivi generosamente dispensatori di memorie, che tornano in mente nomi, parenti e situazioni ormai sbiaditi, magari l’abbigliamento, chi si era e con chi si era. Ecco perché quando ho avuto l’onore di intervistare Carole Ita White, protagonista di Laverne e Shirley, di cui credo di aver visto qualche episodio saltuariamente, ho avuto un brivido. Mi sono sentita una privilegiata, una fortunata. Parlare con una donna che è un po’ come lo scrigno di una tradizione televisiva non italiana ma sicuramente prestigiosa, è stato un regalo inaspettato. Carole Ita White si è predisposta alle mie domande con il garbo di una signora che sa cosa vuol dire un certo tipo di televisione e di cinema. E spero tanto di essere riuscita a rendere almeno in parte con le mie parole l’onda di questa emozione immensa.

 

Signora White, lei ha recitato nelle serie tv americane che hanno davvero fatto la storia della tv: secondo lei come è cambiato il modo di fare televisione durante tutti questi anni e come ha reagito lei a questo cambiamento? Essere sul set di Laverne e Shirley negli anni ’70 è stato davvero eccitante. Si contendeva il massimo di share con Happy Days, entrambi prodotti da Garry Marshall. In quei giorni noi facevamo ben 23 episodi ogni stagione. Oggi, ormai, anche i più grandi show non arrivano a quel numero di puntate. E poi la televisione è così diversa oggi. Ci sono così tanti canali. Quando recitavo in Laverne e Shirley, c’erano solamente 7 canali in tutta Los Angeles, quindi essere al primo posto, significava che praticamente la maggior parte del Paese ci stava guardando. Adesso ci sono tanti canali satellitari e i programmi sono visti ovunque nel mondo. Specie i reality come i Kardashians, The Real Housewives, The Voice, Survivor, The Bachelor o Top chef, per fare qualche esempio. Questi programmi ormai rendono star la gente comune, che nemmeno sa cosa voglia significare saper recitare!

Cosa sognava Carole quando era bambina? Voleva già allora diventare un’attrice? Ho sempre desiderato diventare un’attrice. Mio padre, Jesse White, era un caratterista di Broadway, della televisione e di molti film. Era un attore comico conosciuto ovunque in America. Più tardi nell’arco della sua carriera, circa 25 anni dopo, divenne l’emblematico Maytag Repairman nelle pubblicità della Maytag, basta guardare tutte le foto che ci sono sul web. Io lo ammiravo tantissimo, volevo seguire le sue orme e entrare nello show business. Ma mio padre non mi avrebbe mai lasciato lavorare a quell’età, così iniziai facendo delle commedie a scuola. Fu quello il momento in cui provai gusto per la risata del pubblico, mi attraeva e ne ero praticamente irretita.

Potrebbe raccontare ai lettori di Ravello Magazine i momenti più belli sul set, quali ricorda con maggiore affetto? I miei momenti preferiti da Laverne e Shirley erano quando il mio personaggio, Rosie Greenbaum, litigava con Shirley, di solito rimediavo sempre una torta o un piatto di spaghetti in faccia e il pubblico amava quel momento. Il mio personaggio, Rosie, era una stronzetta che faceva sempre mostra della sua Cadillac, delle sue carte di credito, della sua giacca e che tendeva sempre a far pesare quanto fosse ricca, di conseguenza la gente era felice di vedermi in difficoltà. Uno dei miei lavori preferiti è stato poi il film Grand Canyon, con Steve Martin e Kevin Kline. Ero l’infermiera di Steve Martin. È stato divertentissimo lavorare con lui perché è una delle persone più divertenti al mondo e faceva ridere tutti. Poi ho anche ottenuto una piccola parte nelle Streghe di Eastwick, interpretavo la cassiera di un supermarket e ho avuto la possibilità di lavorare con Susan Sarandon, anche in quel caso mi sono divertita tantissimo.

Il consiglio migliore che ha ricevuto dai suoi genitori o dai suoi colleghi riguardo alla recitazione? Di essere sicura di me stessa e di non permettere a niente e nessuno di fermarmi.

Ha ancora qualche sogno da realizzare? Il mio sogno è lavorare in teatro a Broadway!

Cosa le piace dei film italiani e ha un film italiano preferito? Io ho amato Fellini. Giulietta Masina era una delle mie preferite, così come Anna Magnani che nella Rosa tatuata è eccezionale. E ancora adoro Marcello Mastroianni, Sophia Loren.

Chi è Carole Ita White nei momenti liberi? Cosa le piace fare e quali sono i suoi hobby? Adoro viaggiare, ho trascorso un anno intero in Italia molti anni fa, un periodo favoloso. Spero di tornarci presto, mi piacerebbe lavorare lì. Per un po’ di anni ho anche giocato a poker a livello professionale, giravo l’America per i tornei, ho lavorato nella World Series di Poker, ho vinto qualcosa, ma ho perso molto di più!

Un’artista come lei ha dei rimpianti? Se potesse tornare indietro, cambierebbe qualcosa della sua vita e della sua carriera? Non ho grossi rimpianti. Probabilmente avrei dovuto viaggiare di più quando ero giovane, e se avessi avuto più ambizione probabilmente avrei scritto dei film miei come fanno oggi molte giovani donne. Ma ho avuto una vita così bella. Non mi sono mai sposata ma ho avuto tanti grandi amanti. L’amore è stato importante per me tanto quanto la mia carriera di attrice… forse è per questo che non sono una star mondiale!

C’era un’ultima cosa che avrei voluto raccontare alla grande Carole Ita White e cioè che quando avevo più o meno 14 anni, avevo avuto modo di incontrare, stringere la mano e fare una foto con Marion Ross, si la mamma di Happy Days, di Ricky Cunningam. Poi ho pensato che, stando alle parole di Carole Ita White e alla guerra di share fra le due serie americane più importanti, e cioè Laverne e Shirley e appunto Happy Days, le avrei parlato in un certo senso di una rivale. Non le ho detto nulla, ma poi ho sorriso. Quello era il periodo in cui non c’erano reality e non c’erano  rivalità, c’erano soltanto belle storie, lieto fine, attrici in tinta pastello, famiglie felici e visi e labbra più disposti a sorridere. E quella era la tv con cui tante generazioni sono cresciute, la tv di una star di nome Carole Ita White.

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