dicembre 17, 2014 | by Emilia Filocamo
“Non si può fare un film divertente senza divertirsi”. In esclusiva a Ravello Magazine, l’attrice Paola Minaccioni racconta Un Natale Stupefacente, il nuovo film con Lillo & Greg

Ogni anno si parte con i soliti propositi: si avvicina il Natale, vanno esorcizzati lo stress e le “dolcezze” attitudinali tipiche del periodo; il Natale va ridimensionato, consumisticamente e anche in intenzioni, si prova ad augurarne una conclusione veloce, si discetta sulla bellezza e maggiore godibilità dei giorni normali e non “abbronzati” dal rosso cardinalizio che segna le date sui calendari. Però poi succede ogni anno la stessa cosa, il Natale attira, affascina, coinvolge e trascina. Ho voglia di parlare di Natale, di tradizioni e di ricordi quando raggiungo telefonicamente la straordinaria attrice Paola Minaccioni, nel ruolo di Marisa nel nuovo film di Natale con Lillo & Greg, “Un Natale stupefacente”. I film di Natale rientrano nel clima che è corredato di regali, spot in tema, pandori e panettoni, renne, ghirlande che circuiscono vetrine, addobbi da città e file, traffico e corse dell’ultima ora. Così penso di partire in questa chiacchierata esclusiva proprio dal Natale, e la Minaccioni, con una gentilezza ed un garbo incredibili, conditi qua e là da qualche battuta e da una risata piacevolissima, mi dà una mano, introducendomi nel suo Natale sul set ed in quello dei suoi ricordi e delle sue emozioni.

Signora Minaccioni, ci parla di Un Natale stupefacente? Il film è assolutamente divertente, lo consiglio perché è caratterizzato da una comicità garbata, ed è fatto con cura. È un film family, dunque adatto a tutte le età e con una comicità fresca, nuova, io stessa, rivedendolo, sono stata sorpresa dall’efficacia della storia che non è solo un pretesto per mettere in piedi una storia natalizia. È un bellissimo esempio di cinema di intrattenimento, è il film adatto alla sera del 26 dicembre, quando si è ancora tutti “addobbati” di cibo e si cerca di smaltire gli eccessi. Il livello attoriale inoltre, è altissimo: ci sono Lillo & Greg che sono due mostri di bravura, e ancora Ambra Angiolini, il grande Paolo Calabresi, Riccardo De Filippis, Francesco Montanari, il piccolo Nicolò Calvagna.

Il suo ruolo? Il mio ruolo è estremamente originale e complesso, non sono una macchietta. In genere, nei film di Natale, si gioca sempre fra i due opposti, o la “bona” o la racchia, qui il mio ruolo è quello di una donna che, improvvisamente, lascia il marito, Remo, interpretato da Lillo, e parte alla ricerca di se stessa. Lillo tenterà in tutti i modi di riconquistarmi, fra l’altro geloso del mio nuovo compagno e, sulla base della storia, i due zii, appunto Lillo & Greg, sono costretti ad occuparsi del nipotino di 8 anni i cui genitori sono stati arrestati per errore, dovranno “recitare” la parte della famiglia perfetta per convincere gli assistenti sociali, che sono arrivati per il ragazzino.  E poi sono felice di aver avuto un ruolo a tutto tondo, di una donna dolce ma completa e complessa, un tipo di ruolo che non mi è capitato altre volte.

Come è stato il clima sul set ed il rapporto con il resto del cast? Ah, io posso dire di aver giocato in casa perché conosco da tanto Lillo & Greg e abbiamo lo stesso gusto comico, siamo assolutamente in sintonia. Ci siamo divertiti tanto, d’altronde non credo si possa pretendere di fare un film di Natale divertente se non ci si diverte.

Parafrasando un po’ il titolo del film, il Natale stupefacente dei suoi ricordi? Quello a cui è maggiormente legata? Non so un Natale da bambina… Al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, i Natali più belli per me sono stati quelli più recenti, perché ad un certo punto scegli di dare importanza alle tue cose, io ad esempio ho dei nipoti e adoro passare il tempo con loro, e soprattutto, decidi tu con chi passarlo, scegli le persone che vuoi accanto, e te lo inventi, di volta in volta, senza subirlo. Per quanto mi riguarda, non c’è 25 dicembre che si rispetti in cui non vada di mattino a correre.

Va a correre anche il giorno di Natale? Certo! Assolutamente, altrimenti come si fa a smaltire tutta quella abbuffata?

Cosa fa ridere Paola Minaccioni e cosa la indispettisce? Mi fanno ridere in genere gli esseri umani, la casistica del genere umano mi affascina e mi fa ridere. Mi indispettiscono, invece, i comici che vogliono far ridere per forza e non quelli che fanno ridere, i primi usano parolacce e qualsiasi mezzuccio, come fare le macchiette, pur di ottenere e strappare una risata. Io rido anche tanto di me stessa, ho una grande autoironia, anzi a volte perfino troppa.

Cosa le piace del nostro cinema e cosa proprio non sopporta? Detesto l’ipocrisia del nostro cinema, tutti parlano male in genere dei cinepanettoni e poi tutti cercano un modo per infilarsi dentro e per farli. È ipocrita pensare che un film d’autore non possa anche intrattenere. Sicuramente il gusto per i cinepanettoni è cambiato, si è rinnovato, è finita un’epoca e se ne è aperta un’altra, una nuova, e questa non è una cosa negativa. Per il resto del nostro cinema mi piacciono tanto i giovani autori che rischiano, nonostante la crisi e le difficoltà.

Lei come ha deciso di intraprendere questa carriera? Figlia d’arte? Ho cominciato facendo le imitazioni a scuola, poi una mia amica mi ha spinto a provare e sono stata presa al Centro Sperimentale di Cinematografia. Ma non avevo di certo alle spalle una tradizione teatrale né sono stata il tipo di bambina che pensava di salire su un palco. Tuttavia, una volta arrivata al Centro Sperimentale, mi sono resa conto che non avrei mai potuto fare altro nella vita. La mia famiglia era una commedia teatrale vivente, nel senso che sono persone ironiche e un po’ sopra le righe, simpaticissime, in questo l’influenza forse c’è stata.

L’incontro o gli incontri a cui è grata? Ce ne sono stati tanti, ma sicuramente di rilievo è quello con il caratterista Gianni Bonagura che mi ha insegnato a leggere poesia, un aspetto che per me è fondamentale, e poi tanti altri, con Lillo & Greg, con Serena Dandini e con Ferzan Ozpetek, anzi con lui più degli altri, perché mi ha fatto fare un passo in avanti facendomi esplorare personaggi estremamente variegati.

Conosce il Ravello Festival? E che genere di musica ascolta nel tempo libero? Conosco Ravello, ci sono stata tanti anni fa e vorrei tornarci, è un luogo bellissimo, dove si avvertono le eco delle storie del Mediterraneo e della tradizione greca e campana, è un luogo dalla bellezza pulita. Per la musica, sono assolutamente onnivora, ascolto di tutto, dai Queen a Pat Metheny a Keith Jarret e assolutamente Jovanotti a palla, ma mi piace anche molto la musica pop, nonostante tante canzoni abbiano un mese di vita, sono piacevoli.

Fuori dal set, quali sono le sue altre passioni? Fare yoga, fare sport e andare a vedere spettacoli, andare al cinema, viaggiare, mi piace la cura del bell’essere e mi piace rinnovarmi, non essere mai uguale a me stessa.

I suoi prossimi lavori dopo Un Natale stupefacente? Ci sono un bel po’ di progetti da valutare e definire, ma non posso anticipare nulla. Sarò comunque ancora in radio in diretta con Il Ruggito del Coniglio con Dose e Presta che ci sta dando soddisfazioni su Rai Radio 2 e poi con 610 con Lillo & Greg.

Qualche rimpianto? Sono stata forse in passato troppo insicura, sicuramente essere insicura ti aiuta a lavorare sodo e ad impegnarti di più, ma siccome il mondo dello spettacolo è difficile, non puoi convincere gli altri se prima non convinci te stessa. Ai giovani che tentano questo mestiere e che magari lamentano la mancanza di occasioni, dico che lo spazio in questo mondo c’è, ma bisogna crearselo ed il primo ostacolo da abbattere siamo noi stessi; se si ha talento, poi lo spazio verrà concesso.

Un film del passato in cui avrebbe voluto recitare? Eh, ce ne sono tanti, ad esempio i Segreti di Osage County con Julia Roberts e quell’attricetta così… Meryl Streep – ride –. Oppure penso ad Eva contro Eva, e mi sarebbe piaciuto recitare in un film del grande Mario Monicelli con quel suo umorismo graffiante ma non gratuito, con quel peso dell’intellettuale che aveva qualcosa da dire. 

L’intervista si chiude qui: non riesco ad immaginarmi il Natale di Paola Minaccioni, o meglio, posso  soltanto intuirlo, con una ridda di copertine, di interviste e di famiglie che si assieperanno davanti ai cinema per vedere Un Natale stupefacente. Accadrà anche qui, non lontano da me. Certe cose, si sa, quando sono fatte bene e con passione, sono contagiose.

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