maggio 1, 2015 | by Emilia Filocamo
“Offriamo opportunità e preparazione, non illusioni” l’ideatrice del Premio Musa d’Argento, l’energica Lucia Aparo, si racconta fra progetti, famiglia e cinema

C’è qualcosa in questa intervista che mi ricorda, che mi riporta alla mente il sapore di Nuovo Cinema Paradiso. C’è un Sud, anzi il Sud, uno spazio incandescente che li comprende un po’ tutti, come se si fosse sotto l’ombelico della terra, di tutte le terre, c’è un sogno, anzi, c’è un magma incandescente di sogni, fatti con gambe giovani, con occhi di adolescenti, belli, pieni di forza, e c’è una donna che li comprende entrambi, che comprende il Sud appunto ed i sogni, ed è Lucia  Aparo. Con i suoi colori, con la verve tipica di chi sa cosa vuole dalla vita e, nello stesso tempo, sa  di non voler illudere ma solo sostenere passioni e possibilità, Lucia Aparo, siciliana, inutile quasi sottolinearlo, vincitrice nel 2014 del Premio Donna Sicilia, make up artist, ideatrice della Academy Stars, talent scout woman e lei stessa imprenditrice di sogni, madre del Premio Musa d’Argento,  arriva alla mia voce e di qui poi alla mia immaginazione, come una sorta di fata che se non può proprio agitare una bacchetta e rendere il sogno realtà, può quantomeno fornire la formula esatta per provare a fare da sé l’incantesimo. Ed il paragone con Nuovo Cinema Paradiso non è fuori luogo, innanzitutto per la terra da cui provengono entrambe le creature, la Sicilia, e poi perché il sogno, il grande sogno è appunto il cinema, anzi il mondo dell’arte tout court. Quando raggiungo Lucia Aparo al telefono, mi investe letteralmente con la sua energia e con l’accento caro a cui sono  stata abituata dagli affetti. Si parla di cinema, di arte, di errori da evitare e di possibilità, ma, come è giusto, come se fosse una calamita con fare suadente da sirena, si parte dal Sud.

Lucia sei una donna ed un’artista del Sud: in che modo questo tuo appartenere al sud ti influenza? Il sud ovviamente influenza e, come in tutte le cose, ci sono dei pro e dei contro. Facendo riferimento al mio lavoro, spesso i disagi creati dai collegamenti, dai trasporti, e purtroppo dalla mancanza di opportunità, creano problemi. Ma per quanto riguarda ciò che abbiamo di insostituibile, allora ti dico che i colori, la nostra apertura influenzano noi e gli altri. Abbiamo qualcosa che attira ad affascina gli altri, siamo fiduciosi, aperti e meno schivi. Amo il modo di essere del meridione, trasmette tanto, ed è vita.

Cosa riconosci in te di tipicamente meridionale, non solo nel tuo modo di essere ma anche nel tuo modo di lavorare? Per mio carattere sono testarda, ed in questo appartengo totalmente al sud. Noi del sud possediamo una forza interiore incredibile e se abbiamo un sogno, uno scopo, allora non ci ferma nessuno, nonostante le delusioni e le difficoltà, non molliamo la presa. Io sono così.

Ci parli del Premio Musa d’Argento? Come nasce questa idea e con quale finalità? Sai, sin da piccola sono sempre stata attratta dal mondo dell’arte, arte tout court, in tutte le sue sfaccettature. Ricordo ancora di quando, bambina, all’età di 6 anni, allestivo con le amiche dei teatrini e facevamo le prove, ci costruivamo dei vestitini di carta. In realtà vedevamo quel mondo estremamente distante, ma poi ho iniziato a seguire dei concorsi soprattutto di moda come hobby, poi ho seguito dei ragazzi ed è iniziata la collaborazione con produzioni cinematografiche per corsi di dizione e recitazione. La mia collaborazione con la Real Dreams, in piedi già da 2 anni, ha permesso di fornire un’ampia gamma di preparazione con corsi di portamento, recitazione e dizione con lo scopo di dare ai giovani una possibilità per realizzare i propri obiettivi, specie a chi non ha mezzi per farlo. Questa è la mission della mia Academy Stars, diamo opportunità, con cifre ragionevoli e sostenibili, a chi vuole una base di preparazione per tentare di entrare nel mondo dello spettacolo. Seguendo molto da vicino tanti giovani, mi sono resa conto che molti di loro sono penalizzati dal territorio, le maggiori produzioni sono a Roma o a Milano, idem per la moda, e di conseguenza non hanno chances. Il Premio Musa d’Argento, di cui ci sarà la prima edizione con data e location da definire, è proprio la risposta a questa necessità: vogliamo valorizzare i talenti nazionali che non possono esprimersi. Ecco perché il premio prevede diverse sezioni, fra le quali quella cinematografica alla quale si può concorrere con film, corti, documentari o webserie. La novità del Premio Musa è quella di aver riaperto un canale di dialogo ed aver rispolverato una osmosi indispensabile fra cinema e talento. Negli anni il cinema si è un po’ allontanato dalla figura dell’artista, ma fare cinema è il risultato di una sinergia complessa che fonde varie professionalità, da quella dell’attore a quella del produttore per arrivare, ovviamente, al regista. Il Premio Musa è una vetrina a 360 gradi dedicata all’arte, in cui ciascun partecipante potrà farsi notare e selezionare da una giuria di prestigio. Ho impiegato un anno intero per realizzarlo, la finale si comporrà di tre giorni di grande lavoro, il primo caratterizzato dalla proiezione dei lavori presentati, il tutto sarà inaugurato e chiuso da una conferenza stampa. Ciò che voglio precisare è che noi offriamo possibilità, non illusioni, diamo una speranza, una base formativa, non inganniamo. E soprattutto direzioniamo il talento.

Quali emozioni senti di dover raccontare, lavorando in un tessuto, quello artistico, che tanta presa ha sui giovani? C’è un momento che ricordi con maggiore affetto, un giorno che ti è rimasto impresso? Io lavoro con il cuore, e tutto ciò che faccio viene perché è sentito, non mi interessano i complimenti, la fama, i riscontri fatti di successo e denaro. Il Premio Musa è la vetrina del talento, è una missione e l’emozione forse più grande è stato veder crescere questo progetto giorno per giorno, un progetto che guarda ai giovani, al futuro, agli altri e che permette di realizzare i propri sogni. È ponte e rete allo stesso tempo fra artisti, talento e sbocco lavorativo nel mondo dell’arte.

Da scout woman di esperienza, qual è l’errore secondo te che un giovane deciso ad intraprendere questa carriera, dovrebbe sempre evitare? Il consiglio che do sempre ai miei ragazzi è di non farsi prendere dalla paura, di non arrendersi ai primi ostacoli e ai primi no. Ma scovare il talento, attenzione, non significa “truccarlo”, anzi, direzionarlo. Se mi rendo conto che un ragazzo non possiede i requisiti adatti per affrontare ciò che vuole, allora sono io la prima a consigliargli di andare in altra direzione. Ecco perché suggerisco sempre di affidarsi ad agenzie serie che non lucrino, ci sono tanti truffatori in giro, ed è triste vedere distruggere un sogno.

Che tipo di spettatrice sei? Cosa guardi in tv o al cinema e cosa proprio non sopporti? Sono una grande osservatrice innanzitutto, guardo tutto e memorizzo subito anche i dettagli, ma non mi piace dare subito un giudizio, in maniera affrettata. Prima devo farlo decantare un po’. Anche per lavoro guardo un po’ di tutto. Come film, mi piacciono le commedie che mi permettono di rilassarmi, visto che ho una vita molto frenetica; amo molto anche i thriller. Non mi piacciono i dibattiti politici, quelli in cui si parla tanto ma in cui i fatti restano a zero. Ecco quello è il genere di cose che non guardo.

Una donna con mille impegni come te, come fa a gestire la vita privata? Non è facile, certo, ho una famiglia numerosa, siamo in 5, ho due figlie femmine e un figlio maschio, un cane ed un gatto, che sono altri figli. Mio marito è spesso fuori e sono io a fare un po’ da guida. Cerco di seguire tutto il più che posso, di trovare il tempo per i miei figli e anche per coccolare il cane, mi piace viziarli, anche se ho poco tempo, magari cucinando loro i piatti preferiti. Faccio in modo che anche pochi minuti o poche ore siano così dense da essere pari ad una giornata intera.

Un tuo pregio ed un tuo difetto? A questo punto avverto la voce di Rachele, una delle due  bellissime figlie di Lucia Aparo, suggerire la risposta. Ecco, mia figlia dice che sono una madre stressante, ossessionata dalla pulizia, troppo precisa. Ma sai, avendo tante persone in casa, un cane ed un gatto, mi piace che tutto sia perfetto e pulito. Il pregio è che sono generosa, altruista, cerco di aiutare tutti, così come dimostra il mio lavoro, inoltre faccio volontariato con la Croce Rossa, la Protezione Civile. E poi non mi piacciono invidia e prevaricazione, sono le cose che detesto. Quando poi mi resta un po’ di tempo libero amo dipingere, pittura e trucco sono due modi di espressione elevatissimi, che permettono di sondare l’animo umano. Da make up artist non mi piace chi trucca senza comprendere l’anima della persona che sta sotto il volto. Io cerco di mettere in tutto ciò che faccio l’amore e di tirare fuori l’essenza delle persone, ogni cosa deve possederla e quando fai le cose con amore, si avverte, è un ingrediente incredibile.

Il tuo augurio al Ravello Festival? Conosco bene Ravello, l’incanto dei vostri posti, mi immagino lì davanti a quello spettacolo ad ascoltare Wagner. Auguro tanto successo e di dare soddisfazioni a chi si impegna per fare eventi di questo genere. Le persone non sanno che dietro ogni evento c’è una vera e propria macchina da guerra, ci sono cuore, anima, fatica e sacrificio, il mio augurio va a chi ha ideato, sostenuto e valorizzato questo progetto. È quello che auguro in fondo anche al mio Premio Musa d’ Argento, per me è come un figlio, e non vedo l’ora che cresca.

L’intervista con Lucia Aparo si chiude in una maniera insolita ma che riporta ancora una volta a  Sud. Mi spiega con tanta generosità la ricetta della sua salsa alla siciliana: olio, aglio, peperoncino, sale e zucchero ma tutto in quantità precise, senza nessun sapore che prevalga sull’altro. Si, proprio con quell’ingrediente insolito e magico, lo zucchero, di cui sospettavo già qualcosa. Ogni donna ha un segreto, un segreto per essere amata, per conquistare in cucina, per realizzare i sogni altrui. E Lucia Aparo sembra averne più di uno e possiede una dote in più, quella di scardinare i segreti per consegnarli al prossimo, con generosità.

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