maggio 16, 2015 | by Emilia Filocamo
“Onde sembrava essere stata scritta appositamente per Ravello” il maestro Alessandro Esseno, presenta il suo nuovo progetto e ci racconta la sua prima volta al Ravello Festival

Alle coincidenze credo poco, o meglio, credo poco alla casualità che permette incroci di direzioni apparentemente opposte o semplicemente parallele e, dunque, per definizione, scevre da ogni possibilità di abbraccio. Ma credo, quasi sempre, al destino, ad un disegno preciso, non solo tratteggiato, ma fornito dei colori e delle giuste proporzioni, e capace di delinearsi poco a poco, senza alcun preavviso. Credo ad una sorta di “mappatura” degli incastri e delle tangenti o secanti che accomunano o fanno sfiorare persone ed idee, sogni e progetti, ad un tracciato di momenti giusti e posti giusti. Questa intervista, fatta di musica, soprattutto di musica sarà fatta anche  tanto di Ravello e Ravello Festival: sembra quasi scontato, ed invece non lo è affatto. Perché tutto è cominciato da un primo contatto in cui il Ravello Festival si è inserito come un innesto ancora in fase embrionale. E su questo innesto sono “fiorite” tante piccole, necessarie conseguenze: una sera di molte estati fa, Ravello, la Sala dei Cavalieri di Villa Rufolo addobbata sicuramente della  luna lattiginosa a cui siamo “abituati” in estate, la fila composta delle sedie in attesa di pubblico, il profumo dei gelsomini e quello che definirei un “frinire” in sordina degli abiti lunghi e delle gonne delle turiste ed Alessandro Esseno, il protagonista di questa intervista. Un artista la cui vita si intreccia alla musica, al pianoforte, alla volontà di fare della musica non solo linguaggio ma organismo, come lui stesso spiegherà raccontando di se, dei propri progetti e, appunto, di una lontana sera d’estate a Ravello.

Maestro Esseno, la mia prima domanda è questa: il suo ricordo del Ravello Festival, della sua partecipazione al Ravello Festival? , è accaduto nel 2009, era un evento nato in collaborazione con Rai Trade. Il direttore artistico Stefano Valanzuolo ascoltò il mio cd e così arrivò l’invito. È stata una serata splendida, ricordo l’emozione e la bellezza della location, la Sala dei Cavalieri. Il direttore Valanzuolo non è soltanto una persona competente, ma anche un uomo dotato di una sensibilità straordinaria e non è una cosa comune, considerando in generale il discorso sui Festival che abbiamo in Italia, non è facile abbinare spessore e sensibilità.

Adesso a cosa sta lavorando? Può raccontarci suoi ultimi progetti? Il mio ultimo lavoro discografico è uscito il 1 febbraio scorso, “La Legge del Continuo Mutamento”, ed è un lavoro che ha avuto una gestazione lunghissima e complessa, durata ben 7 anni. Posso solo riassumere in breve la genesi di questo lavoro perché richiederebbe un discorso molto più articolato, è una sorta di compendio del mio modo di lavorare con quelle che vengono definite cellule sonore. Il tutto è frutto di uno studio che ho fatto io e che ho scoperto essere stato fatto anche da una compositrice russa. Più che solo sui suoni, lavoro sulle frequenze sonore e questa attenzione alle frequenze si trasforma quasi in una sorta di fisica acustica. Le cellule sonore si moltiplicano, prolificano e danno vita a dei brani che potremmo paragonare a degli organismi. Le frequenze devono però essere ordinate e sappiamo quanto questo sia fondamentale e che tipo di benessere produca la musica  sugli esseri viventi, non solo sugli esseri umani ma anche sulle piante, così come gli studi hanno dimostrato. È un tipo di musica che si lega ad una meditazione e bisogna essere appunto predisposti e preparati accoglierla. La musica è matematica pura.

Quale messaggio spera che arrivi alla gente dalla sua musica? Sin da La Terra non finisce all’orizzonte che a Pictures per piano solo, ho sempre ricevuto numerosi commenti lusinghieri, anche da allievi di Conservatorio. I commenti non vanno solo nella direzione che individua la diversità della mia musica ma anche sul tipo di emozioni che suscito. Se non vi fossero emozioni, il tutto si ridurrebbe ad un freddo studio di laboratorio. Invece ciò che mi dà più gioia è sapere che la mia musica dà serenità e commozione. Da oltre 15 anni faccio questo e molti mi confermano di avvertire un senso di pace interiore dopo l’ascolto.

Da addetto ai lavori e da artista, come giudica la situazione della musica in Italia e secondo lei si fa abbastanza per i giovani? La situazione è piuttosto complessa anche perché, se ci rifletto, mi affiorano alla memoria episodi che ho vissuto. E questo coinvolge tutti, dai discografici agli artisti, dai promoter ai festival. Rispetto ad altri paesi europei, magari anche con minori mezzi tecnologici, la situazione della cultura musicale è sicuramente quasi allo sfascio semitotale. Già il criterio di scelta o selezione è drammatico. Gli stessi talent diventano purtroppo spesso fabbriche di illusioni. Non si può immaginare che da un talent possano nascere i nuovi Beatles. In un programma dedicato alla musica, la musica dovrebbe essere la protagonista incontrastata, non si può fare i pagliacci, c’è bisogno di un atteggiamento diverso.

Se dovesse dedicare al Ravello Festival uno dei suoi brani, quale sceglierebbe e perché? Non potrei che scegliere quello eseguito al Ravello Festival nel 2009, Onde, tratto da Pictures. Anzi, direi che nessun luogo dell’Universo poteva essere più adatto ad eseguire quel brano, si è creata una confluenza di energia, un’associazione di forze energetiche e spirituali unica, come se Onde fosse stata concepita per essere eseguita solo lì. È quello che spesso avviene quando ci si pone il dubbio se sia il luogo ad ispirare una creazione o la creazione stessa, malleabile, a plasmarsi al luogo, ad identificarsi con esso e a farlo proprio. E questo conferma, tornando alla meditazione, che, nonostante le guerre, le devastazioni, l’odio, un tempo si era tutti uniti, e quindi più che di un processo di distruzione parlerei di un processo di trasformazione.

Il mondo del maestro Esseno forse è proprio questo: è musica e riflessione, è un codice matematico che, d’improvviso, sfuma in un colore, in una emozione, in un ricordo; è una formula che, da agghindata che era quasi con un camice da laboratorio, si spoglia diventando verso poetico, terzina, trillo, arrangiamento. Silenzio. Sono magie ed alchimie che non vanno spiegate. Così come le coincidenze, che non esistono. Se non per volere del disegnatore – destino.

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