febbraio 9, 2015 | by redazione
Per cercare di rasserenare gli animi e fare chiarezza

di Secondo Amalfitano

Le vicende che si stanno sviluppando intorno alla Fondazione Ravello possono essere agevolmente ricondotte a due distinti pensieri, a due diversi progetti, a due diversi obiettivi.

IL PRIMO PROGETTO:

Partendo da zero, dodici anni fa, io e solo io, ebbi l’idea di realizzare un progetto che portasse Ravello ad avere un’istituzione culturale di livello internazionale. Immaginai di accrescere la fama di Ravello attraverso una Fondazione che realizzasse progetti di livello mondiale.
Con l’aiuto di tanti, con il loro amore, la loro capacità, la loro fede e fiducia nel progetto, siamo riusciti a realizzare un modello unico in Italia nel suo genere e a portare la Fondazione Ravello ai risultati oramai noti a tutti e a dotarsi di un progetto di ampio respiro e futuro (approfitto per annunciare a tutti che fra pochi giorni pubblicheremo l’ultimo bando per completare il progetto di restauro di Villa Rufolo che consentirà di realizzare un gioiello di museo che in Italia al momento non esiste. Non è una sfida, né una promessa, è la verità della quale mi assumo ogni responsabilità di veridicità).
Questo progetto consente oggi di dire a tutti i Ravellesi: siamo la patria di un’eccellenza mondiale. A voler essere più prosaici, consente di dire a tutti i Ravellesi: abbiamo a Ravello una macchina da guerra che ci porta soldi, fama e benessere sociale e culturale.

IL SECONDO PROGETTO:

A Ravello esistono diverse realtà che svolgono azioni meritorie e valide: La Ribalta, la Società dei Concerti, il Centro Universitario Europeo per i beni culturali, Ravello Nostra, la Movicoast, etc. (Mi scuso per quelle non citate). Orbene analizziamo la loro storia, i loro numeri, i loro progetti. Non serve che lo faccia qua io. Li conosciamo bene tutti, sappiamo come erano e cosa facevano 10, 20 ed anche 30 anni fa, e come sono e cosa fanno ora. Chiarisco e ribadisco a scanso di equivoci che le loro attività sono meritorie e buone per Ravello e per i Ravellesi, di alcune di loro ho fatto parte e ancora faccio parte, per tutte ho sempre dato il mio contributo ed il mio appoggio.
Chiarito questo, mi sembra del tutto evidente che stiamo parlando di due progetti profondamente diversi, per impostazione e gestione, per volume di attività e per visibilità internazionale, per percorsi di crescita, di stabilità e/o di recessione.

LE DIFFERENZE FRA I DUE PROGETTI:

Per il primo progetto è chiaro che tutti i vantaggi, le ricadute, il guadagno ed ogni altra positività ricade prioritariamente è prevalentemente su Ravello, ma anche sulla Regione e sul paese Italia. Per il secondo progetto gli effetti si fermano quasi totalmente a Ravello (ad eccezione del CUEBC, ma nulla a che vedere con il CUEBC di qualche decennio fa, ovviamente per colpa della natura giuridica del Centro che risente della crisi dei tempi e delle istituzioni coinvolte. Io stesso come presidente di una società elargii un contributo di 30.000 euro per le sue attività, ma l’anno successivo non potetti confermare il contributo perché le leggi e i tempi non me lo permettevano più).
Per il primo progetto c’è la necessità che la Fondazione non sia strumento di nessuno, ma sia autonoma, forte, non identificabile con un Sindaco, con un Presidente di Provincia o di Regione, con una cordata, con i cittadini di destra o di sinistra. Insomma necessita che a governarla ci sia un gruppo di PERSONALITÀ che riescono a trattare solo ed esclusivamente di Cultura. Piaccia o no, così è stato per tutta la vita della Fondazione. È la verità indiscutibile e incontrovertibile. Solo grazie a queste caratteristiche la Fondazione Ravello ha avuto il riconoscimento giuridico che le ha consentito di poter avere la gestione di Villa Rufolo e fondi direttamente dalla Regione senza passare per i bandi e le domande di rito. Solo grazie a tutto questo la Fondazione ha avuto dodici anni in continua crescita. Solo grazie a questo la Fondazione oggi è una eccellenza mondiale. Per il secondo progetto serve molto meno, serve che a dirigerle siano persone di buona volontà, oneste, che dedicano un poco del loro tempo a organizzarle e svolgere attività. Definirle “paesane” sarebbe dispregiativo e non giusto nel significato corrente della parola, ma se per “paesane” intendiamo che sono come le migliaia di realtà simili che stanno in quasi tutti i paesi d’Italia, il senso della parola ci può stare (anche qui una differenza va fatta per il CUEBC che resta una istituzione unica in Italia che tantissimo ha dato a Ravello, purtroppo non più con la forza di un tempo). Per queste realtà ben vengano i cittadini di buona volontà a dirigerle e amministrarle, ben vengano Sindaci, Presidenti di Provincia o di Regione, non devono dimostrare con curricula di possedere i requisiti previsti dalle leggi e dagli statuti. Solo per sdrammatizzare e farsi una risata: il Sindaco di Maranello può sicuramente presiedere l’associazione culturale del suo paese, ma se non possiede la patente per la Formula 1 non può guidare la Ferrari al mondiale. Questo non è offensivo per nessuno, e non è neppure buon senso, è solo la legge e la regola. E se non dovesse bastare la legge e la regola, invito tutti a rivisitare le storie del “Giffoni film festival” e del “Festival dei due mondi” di Menottiana memoria (padre). Al Giffoni, da italiano spero fra cento anni, dopo Gubitosi servirà un altro Gubitosi, non un “Cetto la qualunque”.

Detto questo, e con grande serenità, chiarisco il concetto finale:

I DUE PROGETTI SONO ENTRAMBI LEGITTIMI, LECITI E MERITORI. MA SONO DUE COSE DIVERSE, PROFONDAMENTE DIVERSE, TOTALMENTE DIVERSE.

Con totale onestà mentale dico: io credo nel primo progetto, è quello che pensavo dodici anni fa ed è quello che penso oggi. Con me lo pensano in tanti che ringrazio per avermelo detto dal primo giorno fino a queste ore. Per questo progetto ho lottato dal primo minuto che lo immaginai, e continuerò a lottare per realizzarlo con tutte le forze, ma sempre nella legalità, alla luce del sole, senza intrighi ed accordi sottobanco, senza secondi e terzi fini (di Secondo basto io), senza mentire a me stesso e a quanti mi stanno vicino e con me lavorano, senza badare al consenso spicciolo o elettorale, combatterò sapendo che le maldicenze, le ingiurie, le falsità, continueranno sul mio conto. Ma combatterò con la serenità di chi ritiene di fare la cosa più giusta. È la mia storia questa, è la mia storia professionale e politica, non la cambio, senza “camaleontismi” e senza tradimenti. Non lo faccio perché devo dare conto ad un giudice severissimo: LA MIA COSCIENZA.

Sarebbe bene che tutti dicessero chiaramente quale progetto vogliono e per quale si battono. Se si vuole allungare la lista delle realtà pure meritorie di Ravello, aggiungendo alla lista anche la Fondazione Ravello, si faccia pure. È legittimo e non c’è nessuna colpa. BASTA DIRLO.

Ma se si vuole il primo progetto, quello unico, quello internazionale, bisogna rispettare le regole e le condizioni. Non lo dico io, ma dodici anni di verifica, dodici anni di riscontri, dodici anni di apprezzamenti e riconoscimenti unanimi.

Mi permetto di chiudere con un appello:

NON BUTTIAMO FANGO SU PERSONE CHE HANNO LA SOLA COLPA DI AVERE AMATO E AMARE RAVELLO, DI AVER FATTO SOLO DEL BENE A TUTTI, DI AVER DATO SENZA NULLA CHIEDERE, E DI ESSERE PERSONE PER BENE ED ONESTE. SI CHIAMINO BRUNETTA, SI CHIAMINO FRANCESCHINI, SI CHIAMINO CALDORO, ALISON, ETC. ETC. (vivaddio la lista è molto lunga). NON È CORRETTO, NON È DA… RAVELLESI ONESTI.

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