aprile 11, 2015 | by Emilia Filocamo
“Per interpretare bene il mio personaggio, ho affrontato gli ostacoli e il senso di impotenza di un disabile”. Massimo Reale, il criminologo Carlo Papini nel Rex del Manetti Bros, ci svela i segreti del successo della serie

Raggiungo al telefono Massimo Reale, l’attore Massimo Reale che in Rex, nella serie di successo Rex interpreta il criminologo Carlo Papini, subito dopo pranzo e la prima cosa che mi colpisce, della nostra conversazione, è che definisca il mestiere di attore un mestiere pratico. La passione che lo spinge a fare ciò che fa, dal teatro alla fiction al cinema, a “farsi amica” una sedia a rotelle rendendola quasi un’appendice del suo corpo per poter vestire senza difetti il suo personaggio si avvertono, nonostante abbia appena assimilato il suo mestiere a quelli più pratici, senza sforzi. Lo si intuisce dalla vivacità della sua voce, dalla gioia che trasmette senza forse accorgersene, dalla soddisfazione pacata di fare bene ciò che fa, lo si intuisce quando parla di progetti, di attese, dei suoi colleghi ai quali si sente “assimilato” in un comune destino di eccellenze, difficoltà e piccoli errori. Massimo Reale è forse questo: il suo lavoro e la voglia di farne partecipi gli altri. E ho la fortuna appunto dopo pranzo di farmi investire da questo sano, sincero entusiasmo.

Massimo, puoi parlarci del tuo personaggio in Rex, cosa ti piace di lui? Il mio personaggio, Carlo Papini, è un ex poliziotto ferito durante una rapina e che per questo finisce sulla sedia a rotelle. In genere la polizia congeda i poliziotti come Papini ma il mio personaggio, dopo un periodo di depressione, si laurea e diventato criminologo, facendo consulenze presso il commissariato di Marco Terzani, interpretato da Francesco Arca. Papini era inoltre amico del fratello morto di Terzani. Il suo ruolo è quello di fare interrogatori, utilizzando specifiche tecniche psicologiche e facendo anche molto leva sulla sensibilità che gli viene dalla condizione in cui si trova. Federico Favot, che ha scritto la serie, ha davvero delineato un personaggio perfetto, molto ben scritto e reso perfettamente dalla regia dei fratelli Manetti, sembra quasi un personaggio non italiano, appartenente di una serie televisiva americana. In genere nelle nostre serie i disabili sono buonisti, carini, invece Papini è un uomo, con tutti i lati positivi e quelli negativi dell’essere un uomo, con tutte le sue asperità e la grande rabbia che prova per essere finito sulla sedia a rotelle, cosa di certo non facile da affrontare.

Come ti sei preparato per affrontarlo? Io dico sempre che fare l’attore è una disciplina pratica, così come fare l’idraulico, l’idraulico prova e prova fino a che non ripara il guasto ed il tubo smette di perdere. Quando mi hanno portato la carrozzella su cui dovevo recitare, una carrozzella  assolutamente all’avanguardia ed avveniristica, di quelle che utilizzano anche gli atleti per giocare, ho deciso di fare subito un giro intorno all’isolato dove giravamo per cercare di prendere confidenza con lei. Bene, non riuscivo ad andare avanti, c’erano tanti ostacoli, dalle auto parcheggiate ai motorini ai bisogni dei cani, alla fine ho avuto una sensazione di impotenza tale che se non mi fossi alzato in piedi, sarei rimasto senza poter fare nulla. Così sono entrato nella dimensione esatta del personaggio Papini, prigioniero dell’indifferenza altrui.

Cosa fa di Rex una serie di successo? Ancora prima della regia affidata ai Manetti Bros, sicuramente l’elemento di successo è stato quello di scegliere un cane, un animale come protagonista. Una formula sperimentata già in tanti altri casi come Lassie, Rin tin tin, o Furia. L’elemento animale si interfaccia con l’uomo e dà un esito vincente, è un elemento che porta richiamo, attrazione. Walter Mattau non a caso diceva: “non lavoro né con animali né con bambini, perché ti rubano la scena”. E poi è bellissimo l’amore gratuito dell’animale, Aki, quando Massimo Perla gli dice bravo dopo una scena, è felice, felice di ciò che fa e si diverte. È una relazione senza malizia, pulita, netta, onesta. Poi ovviamente fanno la fortuna di questa serie la sceneggiatura, gli attori, la regia. I Manetti Bros sono un hangar di talento, hanno inserito nella narrazione di Rex il fumetto, spesso questa scelta destabilizza noi attori, o magari non si è sempre d’accordo, ma alla fine ci si rende conto che loro si divertono e ti fanno divertire, creando un prodotto di nicchia, con personaggi cattivi, colori ed illuminazioni che ricordano appunto il fumetto. E poi non dimentichiamo che Rex, come serie, è stata venduta in 110 paesi del mondo, e credo che il denominatore comune che lega tutti questi paesi e dà successo sia proprio la simbiosi, il rapporto uomo animale.

Che tipo di spettatore sei? Cosa guardi in tv e cosa proprio non ti piace? Come spettatore ho dei miei cult, le serie americane. Ciò che trovo straordinario è che scelgano come protagonisti attori non famosi puntando sulle storie, sui personaggi e non sui volti famosi. Penso a una serie di successo quale Breaking Bad, in cui il protagonista non si è mai visto prima eppure è diventato un personaggio primario ed assoluto. Lì si investe sul talento, a noi manca questo coraggio di crederci fino in fondo. Poi amo Chi l’Ha visto e mi piace Montalbano. Amo poi gli attori di tradizione, li sento molto vicini a me, venendo dal teatro, ammiro Pif, ho trovato straordinario il suo film, La Mafia uccide solo d’estate e poi un altro film molto ben fatto  è  Fino a qui tutto bene. Ciò che non mi piace è la sciatteria, non mi piacciono le cose fatte male, con una scrittura approssimativa. La professione di attore può essere magnifica o molto triste se si fanno cose scritte male anche se, ovvio, purtroppo può capitare.

Mi hai detto che conosci il Ravello Festival: dunque ti chiedo che rapporto hai con la musica, cosa ti piace ascoltare e poi quali sono i tuoi hobby fuori dal set? Mi piace moltissimo la musica classica, quando riesco vado all’auditorium perché l’esperienza della musica eseguita dal vivo è irrinunciabile. E poi adoro l’opera lirica di Mozart. Amo anche i cantautori italiani come De Andrè ma non la musica eccessivamente moderna, soprattutto quella in cui mi sembra che i video superino la musica e che quest’ultima ne sia sopraffatta a tal punto che non sai cosa stai ascoltando. Come hobby, adoro i cavalli: per 25 anni ho fatto corse di cavallo al galoppo come fantino dilettante, quindi ho un legame affettivo con questo ambiente. E poi adoro fare giochi di prestigio, è una cosa che faccio sin da quando ero bambino. Anche mentre lavoro, tengo sempre un mazzo di carte vicino ed è stato bello leggere che Woody Allen ha la stessa passione, così come ce l’aveva Orson Welles. Recitare è quasi un numero di prestigio.

Pregi e difetti di Massimo Reale? Fra i pregi direi che sono molto rigoroso sul lavoro, come difetto mi fanno notare spesso che sono duro, nell’atteggiamento, che sono un po’ schivo, silenzioso, e se mi provocano, non mi tiro indietro, certo non faccio a pugni, ma non lascio correre.

Cosa ti aspetta dopo Rex? Faccio uno spettacolo, Le Parole degli Eroi che nasce dalle lettere di soldati alle crocerossine, alle mamme, alle fidanzate, durante la prima guerra mondiale. Poi diventerà un documentario, si tratta di un progetto crossmediale in cui finisce la parte teatrale per dare vita a quella documentaristica. Poi ho fatto due provini per teatro e tv e, ovviamente, sono in attesa di notizie.

Potendo tornare indietro, c’è qualcosa che non rifaresti? Se guardo indietro, ammetto di aver fatto cose anche mediocri ma è la natura della nostra professione: quando ci va bene, si partecipa a cose eccellenti, altrimenti si fanno cose totalmente opposte. Sono molto onesto in tutto quello che faccio e credo che rifarei tutto con la stessa intensità e serietà, anche perché lo facciamo per vivere. L’attore non è un mestiere poi tanto diverso dalle altre professioni; sono un estimatore degli attori, fanno il possibile per dare il meglio, poi non sempre accade.

Un’ultima domanda Massimo, anzi più che altro una mia curiosità: quando Rex va in onda tu lo guardi a casa da solo o preferisci vederlo in compagnia? In verità lo vedo prima degli altri ovviamente, una volta finito il montaggio; l’anno scorso lo abbiamo visto tutti insieme, tutto il cast intendo e poi la produzione e, in questi casi, si finisce sempre con una cena. Ma in genere vedo le puntate in maniera discontinua, non seguo il filo della messa in onda, mi piace rivedere e soffermarmi su alcune scene che credo magari di aver fatto bene o poi mi rendo conto che non ho dato il meglio di me e allora preferisco rivederle con attenzione.

Sono le ultime battute dell’intervista a Massimo Reale. Nel mio immaginario l’essere attore, attraverso le sue parole, ha assunto contorni molteplici e disparati, da quelli di una grande passione a quelli incantati di un uomo dai poteri straordinari, di un mago. E, in fondo, riflettendoci bene, ciò che a noi comuni mortali arriva da queste creature in bilico fra schermi e palcoscenico, applausi ed autografi, senza indagare troppo su risultati, share e sceneggiature, è quasi sempre soltanto magia.

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