gennaio 5, 2015 | by Emilia Filocamo
Pino Pellegrino, casting director e celebrità sui set dei maggiori registi italiani si racconta e racconta della sua grande amicizia con Ferzan Ozpetek

“Una passione è come un fuoco”. Sì, lo ammetto, è un’immagine abusata, un cliché di vecchio utilizzo e spesso ridondante. Eppure è così, non c’è niente di più vero, di più autentico: una passione dirige un destino, apre una strada, la batte e la segna, sconvolge piani, oppure crea ordine, è miccia che fa divampare e scatena incendi, continuando con l’immagine di partenza. Una passione è destino, ma non sempre, i casi forse si contano sulle dita, si moltiplicano raramente, e solo in virtù di talento genuino, di volontà ferrea. Questa intervista è un contributo di passioni e di interventi: la mia passione per le parole e per il potere che hanno, quello di essere fonti a cui attingere, a cui dissetarsi; l’intervento è quello di un tramite prezioso che mi ha introdotto nel mondo dei casting director di spicco e, terzo contributo, quello fondamentale, la passione vera che ha permesso ad un ragazzo, per nulla figlio d’arte, ma cresciuto con il mito del cinema, di diventare un elemento di spicco dei casting, di essere valido aiuto per i più grandi registi e parte integrante e preziosa di progetti cinematografici di rilievo. Quando poi si dice, e con troppa facilità, che i sogni non si avverano… Nasce così questa intervista al casting director Pino Pellegrino.

Signor Pellegrino, cosa vuol dire essere un casting director? Racconta ai non addetti ai lavori l’importanza e le difficoltà del suo ruolo su un set? Casting Director è colui che per passione smisurata per il cinema, la televisione, il teatro, usa la propria sensibilità per percepire, scoprire il talento in tutti coloro che pensano di poter intraprendere il mestiere dell’attore. L’importanza del nostro lavoro è palpabile quando in un film, un attore mai visto, proposto dal casting director, è apprezzato e sin da subito ha un cammino facilitato nel costruire una carriera e diventare popolare. Una delle difficoltà è che ormai gli attori o presunti tali, sono innumerevoli e nella  selezione si perde molto tempo, vedendo anche chi proprio non ha la minima possibilità. Ormai tutti “ci provano”! 

Cosa la guida nella scelta di un attore, c’è un fil rouge a cui tiene fede oppure tutto parte da una sorta di intuizione? Beh la scelta inizia pensando se un attore ha il “physique du role” ossia il fisico e la faccia giusta per il ruolo che deve interpretare, poi c’è  l’intuizione, la sensazione di capire se la sensibilità dell’attore può raggiungere le corde del personaggio, è qualcosa che grazie alla mia sensibilità credo di percepire!

La qualità o la caratteristica che, secondo lei, un buon attore deve possedere? Penso che sia la capacità di entrare nell’anima del personaggio da interpretare. Diventare “l’altro”. Immaginare anche quello che non si legge nel copione ma che quel personaggio può aver vissuto. Essere naturali e spontanei come nella vita, così sullo schermo.

Il casting più faticoso della sua carriera e quello che le ha procurato maggiore soddisfazione? Un casting è faticoso quando si fa un progetto in cui non si crede, quando c’è un copione brutto e che non ami, oppure quando non hai un ottimo rapporto con il regista. Io fino ad ora posso ritenermi soddisfatto dei lavori svolti; se dovessi fare dei nomi di progetti a cui sono legato, citerei sicuramente “Le Fate Ignoranti” e “Saturno Contro” per il cinema, e per la Tv “Catturandi” di prossima messa in onda.

Immagino vedrà una quantità notevole di attori: cosa pensa delle nuove leve? Cosa hanno di interessante in termini di energia, talento e volontà e cosa, invece, proprio non le piace? I giovani che vogliono fare oggi questo lavoro sono penalizzati perché ormai si pensa sempre che il successo dei film sia riempire il progetto di nomi famosi e quindi le nuove leve faticano molto per arrivare ad interpretare un ruolo “decente” e non doversi accontentare dei rimasugli, delle briciole. Secondo me in un film bastano un paio di nomi perché ormai non ci sono attori che attirano il pubblico, forse solo un paio, forse! Le star del cinema sono i registi! Uno va a vedere il film di Ozpetek o di Sorrentino, di Virzì… Per un buon film è importantissima la storia, l’idea, gli attori, anche se non celebri, devono essere giusti e spesso questo aspetto passa in secondo piano pur d’incastrare l’attore famoso! I giovani attori sono determinati e pieni di passione, purtroppo molti pensano che all’inizio tutto sia più facile. Questo succede perché forse vedono l’improvviso successo di qualcuno diventato famoso grazie a un reality, ma in realtà questo è un fenomeno che avviene raramente. A causa di questo, molti attori tendono a sentirsi frustrati perché hanno fatto del raggiungimento del successo lo scopo della loro vita. Un altro aspetto che non amo di alcuni attori è quando, una volta raggiunto il successo, diventano “preziosi”, ma sappiamo che ci vuole poco, pochissimo a tornare al punto di partenza, e di questi casi siamo pieni!

Il cinema è sempre stata una sua passione o è figlio d’arte? Ci racconta i suoi esordi e come è arrivato a questo mestiere? Mio padre era camionista e mia mamma è casalinga! Ho vissuto i primi anni a Tripoli dove sono nato e ricordo che nel fine settimana i miei mi portavano a vedere anche 2 film uno dietro l’altro. Ho cominciato innamorandomi di Johnny Weissmuller, il mitico Tarzan, poi dei Western e dei peplum, è diventata la mia droga e son cresciuto con almeno 1,2  film a settimana! Venuto a Roma a 20 anni, ho iniziato facendo il commesso in un negozio di giocattoli, poi ho conosciuto degli attori e ho iniziato con loro facendo un po’ di tutto. Licenziato dal negozio di giocattoli nel 1976 ho cominciato a fare l’agente cinematografico. Era il periodo della commedia Italiana ed io avevo in scuderia molte giovani e belle attrici che trovavano facile collocazione come coprotagoniste nei film con Gloria Guida o Edwige Fenech. Poi nel 1996, grazie ad un amico produttore, ho iniziato a fare casting per i suoi progetti, da lì è stato un cammino sempre più soddisfacente e gratificante! Ho la fortuna di essere entrato nel mondo dello spettacolo quando si facevano tantissimi film e c’era maggiore entusiasmo e arte in questo lavoro.

Un film, anche del passato, di cui sarebbe stato orgoglioso di essere casting director? Avrei adorato fare il cast di Via col Vento, certo difficile trovare oggi una Vivien Leigh o una Olivia de Havilland.

Quale consiglio darebbe alle nuove generazioni che si propongono nel mondo del cinema? E cosa andrebbe assolutamente evitato? Direi come prima cosa cercare di essere razionali con se stessi e cercare di capire se effettivamente hanno il sacro fuoco! Lo studio, le scuole, aiutano ma un po’ di fuoco devi averlo. Dovrebbero essere umili, non invadenti, solari, sfoderare fascino, saper sedurre, liberi, rubare dalla vita che li circonda per farne il proprio bagaglio per il lavoro.

L’incontro che l’ha segnata da un punto di vista professionale in maniera positiva ed indelebile? Ho iniziato senz’altro dietro la spinta, il coraggio e i consigli di un amico che mi ha introdotto in questo ambiente, pian piano quando avevo appena 20 anni, poi gestendomi nell’altalena della vita l’incontro decisivo è stato chiaramente quello con Ferzan Ozpetek. Lo conobbi 30 anni fa, io facevo l’agente e lui l’aiuto regista. Ci presentò Gianni Romoli con cui avevo diviso casa per 6 anni. Ho lavorato con tanti registi, bravissimi con cui ho instaurato splendidi rapporti d’amicizia, d’affetto e stima reciproca, ma sono legato a Ferzan da un’amicizia profonda ed è chiaro che il suo successo ha determinato anche il mio lavoro. 

Conosce il Ravello Festival, c’è mai stato e in genere, nel suo tempo libero, che tipo di musica ascolta e quali sono i suoi hobby? Non ci sono mai stato. So che è grave ma mi prometto di rimediare presto! Mi piace la musica leggera italiana, ma soprattutto quella della mia gioventù, ascolto volentieri le vecchie canzoni di Battisti, della Vanoni, Rita Pavone, Mina, dove c’erano  bellissimi testi. Adoro Madonna, Liza Minnelli e i Beatles! Hobby? Letture e Cinema! 

I suoi prossimi progetti? Il nuovo film di Marco Ponti a inizio anno nuovo, un paio di serie tv e tutto quello che verrà. 

Che genere di film vorrebbe vedere più spesso in Italia e qual è il suo augurio al cinema italiano? Non vorrei vedere tutte queste commedie sempre uguali, tutte con lo stesso cast. Vorrei vedere film che lascino qualcosa dentro, che emozionino, che facciano riflettere, che stupiscano, che facciano ridere o piangere, che facciano sognare.

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