marzo 18, 2015 | by Emilia Filocamo
“Porto la mia Gerusalemme Liberata anche a Sorrento” storia dell’attore Roberto Zibetti, dal teatro con Strehler e Ronconi, al cinema d’autore di Bertolucci ed Abel Ferrara

L’intervista all’attore Roberto Zibetti si apre con un andamento, per utilizzare un termine musicale, assolutamente curvilineo e tortuoso; questo semplicemente perché, alle nove e trenta di un martedì mattina, cominciamo la nostra chiacchierata parlando di Sorrento, Ravello e Costiera Amalfitana, di strade strette e distanze chilometriche, di paesi, stretture o strettoie, di panorami e scenari. Il motivo di questo veloce e pittoresco inventario geografico è spiegabile con il fatto che Roberto Zibetti, oggi (18 marzo), sarà a Sorrento per replicare il suo spettacolo, un monologo sulla  Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, poeta proprio di Sorrento, ed in cui in poco più di un’ora viene recitata e raccontata circa metà del poema. L’accompagnamento musicale al monologo, eseguito dal vivo, è a cura di Giorgio Mirto, chitarrista e compositore torinese, e di Celeste Gugliandolo, la voce. Il pubblico viene coinvolto familiarmente nel mondo rocambolesco del poeta e della sua suggestiva, dirompente ed insolita grandezza lirica. Il resto della nostra chiacchierata viene “eseguita” fra esordi, sogni, difficoltà, sperimentazione ed empirismo, perché Roberto Zibetti non è solo un artista, un attore che ha cominciato giovanissimo ma con grandi maestri, Roberto è soprattutto una persona intellettualmente vivace che ha bisogno di comunicare e di dare. Dare opportunità, chances, possibilità di espressione a luoghi, cose e persone, di qui un progetto molto particolare, una vera e propria community, di qui la sua necessità di confrontarsi con le istituzioni e di dimostrare, attraverso un discorso lucido e diretto, la necessità di sostenere economicamente la cultura, di qui un pittoresco esempio sulla prolificità e l’ostinazione di certi semi che, prima o poi, daranno, seppure con il tempo necessario, il frutto dovuto e contenuto in potenza nei baccelli. E, devo ammetterlo, questa sua necessità di parlare e convogliare nella mezzora di intervista tutta la vivacità e la curiosità che lo contraddistinguono, oltre che la preparazione di cui è dotato naturalmente, finirà per sradicare i confini dell’intervista, in genere imbrigliati in domande specifiche e per creare un flusso continuo, quasi un flusso di coscienza che trascinerà dentro esperienze, maturità e progetti.

Roberto, cominciamo parlando di questo progetto a cui tieni tanto, dello spettacolo su La Gerusalemme Liberata, come è nato? Tutto parte da un percorso che è molto ampio e che va a ritroso. Io ho iniziato giovanissimo, a 18 anni, in teatro, con Strehler, poi è arrivato il cinema. Ho avuto una formazione ufficiale molto solida, soprattutto negli anni ’90, del cosiddetto teatro di ricerca. E questo istinto di ricerca mi è rimasto dentro, ho anzi sempre insistito e lavorato molto sull’importanza di applicare la ricerca al territorio, ricerca intesa anche come investimento di energie. E rientra proprio in questa progettualità la mia idea di fondare una community sull’approccio creativo. Tornando alla Gerusalemme Liberata, si tratta di un monologo in cui mi rivolgo al Tasso. Ho passato diversi mesi a leggere e ad imparare versi e posso dire che questo spettacolo è paragonabile ad un concerto di musica da camera, è capace di elevarti e trasportarti gradualmente in un luogo elitario. Io sono pazzo della figura del Tasso, è un anticonformista, è una figura che in qualche modo mi ha sempre seguito, a 20 anni, infatti, avevo già recitato nell’Aminta di Ronconi. Diciamo che quella era la fase dell’adolescenza, mentre la Gerusalemme Liberata, rappresenta la fase artistica della maturità.

Sei nato in America, e la tua bellezza non rientra nei canoni tipici italiani: hai mai pensato di lavorare all’estero, è un’idea che ti attrae, che ti solletica? Sì, sono nato in America e l’idea di lavorare fuori mi attrae molto. Ecco perché ho amato tanto uno degli ultimi progetti in cui ho lavorato, Pier Paolo Pasolini di Abel Ferrara con William Dafoe in cui ho interpretato Carlo, il personaggio sdoppiato di Petrolio, l’ultima incompiuta fatica letteraria di Pasolini, un progetto che unisce la sensibilità europea, quella appunto di Pasolini, ad una formula anglosassone. La nostra indole, la nostra cucina, il nostro talento fanno gola ed invidia a tutto il mondo, ma forse ciò che ci manca è la capacità di distillare tutto ciò in maniera corretta, vorremmo diciamo vivere  di rendita su contenuti straordinari ma standard senza renderli o offrirli in una veste formale migliore e corretta, insomma con una formula qualitativamente interessante, ed in questo le Istituzioni potrebbero aiutare moltissimo. Mi piacerebbe lavorare all’estero, specie negli Stati Uniti, ma non è facile, ci sono tanti attori bravi, di talento e belli. Probabilmente sarebbe per me il contesto ideale, anche se sono assolutamente felice di ciò che ho avuto, proprio perché ho avuto la possibilità di lavorare con dei grandi modelli.

Immagino ci siano dei registi con i quali ti piacerebbe lavorare all’estero. Quando mi fanno questa domanda ho sempre un attimo di titubanza, perché davvero ce ne sarebbero tanti, penso a Sam Mendes per non parlare al genere di commedia all’inglese, a film come About a Boy o Quattro matrimoni e un funerale. O magari a Woody Allen.

Oltre alla Gerusalemme Liberata, quali altri progetti ti aspettano? Sono stato nel cast di Lehman Trilogy, l’ultimo spettacolo di Luca Ronconi in scena al Piccolo di Milano fino al 15 marzo e sto lavorando con un’agenzia francese di cui fanno parte attori molto noti e che si concentra soprattutto all’estero. Sono poi nel cast di una commedia di Giorgia Farina, Ho ucciso Napoleone, nella quale lavoro con colleghi che stimo molto, da Micaela Ramazzotti a Milena Vukotic, da Adriano Giannini a Iaia Forte. È un lavoro che mi è piaciuto tanto perché ho finalmente un ruolo comico, dopo tanti personaggi turbolenti o difficili; da quando nel ’94 ho interpretato uno stupratore, sono rientrato in un genere di ruoli sempre molto inquieti e complessi. E poi si, c’è la Gerusalemme Liberata: il 18 marzo saremo a Sorrento, presso la Fondazione Sorrento, non a caso l’11 marzo è il giorno di nascita di Torquato Tasso, il 25 aprile replicheremo a Bergamo, perché la famiglia di Tasso era originaria di Bergamo, ma soprattutto il 17 aprile saremo a Parigi, presso l’Istituto Italiano di Cultura. E poi, chissà, mi piacerebbe portare lo spettacolo anche a Ravello, sarebbe perfetto ed una bella occasione. In realtà tutto questo conferma quanto sia importante investire in progetti culturalmente validi: la cultura possiede semi invisibili, che necessitano di tempo per affiorare con dei frutti, spesso le Istituzioni non vogliono aspettare, preferiscono puntare su  prodotti che siano subito vendibili, che diano risultati in tempi brevi. Ma quello non è il tempo della cultura.

Cosa guardi in tv o al cinema quando hai del tempo libero? Il mio tempo libero è o poco o tantissimo ed in genere è sempre perfettamente imbrigliato al mio lavoro. Spesso mi addormento davanti alla tv, ma in genere riesco ad essere onnivoro, mi piace il cinema fatto bene, guardo tutto, dal sublime al trash, anzi, sono assolutamente convinto che senza il trash non esisterebbe il sublime. Non sono un tipo capace però di seguire le serie, anche se fatte bene come House of Cards o Breaking Bad, non riesco a tenere dietro alle puntate, recentemente, mi sono trovato a guardare iCarly e siccome, tornando al discorso sulla community, mi piace approcciarmi ai giovani, cerco anche di capire gusti e tendenze e le fasce a cui sono diretti alcuni prodotti televisivi.

Hai degli hobby? Suono il violino da tanti anni e mi piace utilizzarlo, soprattutto per un discorso teatrale. E poi ho delle colture sul terrazzo di casa, quindi il discorso dei semi non è solo teorico, anzi ha una sua applicazione assolutamente pratica. Ho anche semi di platano, non a caso mi sono serviti per fare un discorso dimostrativo proprio davanti alle istituzioni.

Nell’arco della tua carriera, c’è qualcosa che rifaresti e qualcosa che non ripeteresti allo stesso modo? Sicuramente se dovessi rifare qualcosa, sarebbe il mio percorso artistico, seguire con passione la mia vocazione artistica e teatrale che non significa soltanto teatro ma spettacolo in genere. Forse ciò che correggerei è solo la quantità di energie impiegate e sui soldi investiti nei miei progetti. Io ho fatto a piedi quello che oggi si fa in autostrada e si intuisce quanto possa essere faticoso. L’ho fatto sull’onda dell’entusiasmo e dell’inquietudine, ho capito che bisogna stare attenti e restare al 99% nel sistema e lasciare un 1% necessario ad osservare ciò che il sistema non considera fruttuoso. Se tornassi indietro probabilmente sarei più cauto nell’investire nella ricerca empirica, o lo rifarei ma con maggiore attenzione ed in una zona più protetta.

L’intervista con Roberto Zibetti si chiude con una coincidenza e con una sua affermazione che mi ha davvero colpita molto. La coincidenza è che sia Roberto che Torquato Tasso sono nati l’11 marzo, quasi una sorta di segno del destino. L’affermazione è quella che Roberto, all’incirca a metà intervista, fa a proposito dei sogni, probabilmente una delle più belle che abbia mai sentito: i sogni  bisogna farli e mandarli a fondo, tanto prima o poi torneranno a galla, proprio come i semi; fra tutti quelli lanciati nel terreno, dieci si perdono, ma uno ce la fa e porta frutto. E credo che Roberto Zibetti sappia perfettamente dove sia quel seme, e di quanto tempo abbia ancora bisogno per crescere compiutamente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Leave a Reply

— required *

— required *

Ravellomagazine è una testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Lucia Serino - Registrazione del Tribunale di Salerno n°9 del 19 marzo 2014. Editing by Fondazione Ravello | p.iva C.F. 03918610654