giugno 9, 2016 | by redazione
Quando Ravello fu regina della moda. Tra le modelle una giovanissima Anna Falchi

Becky era alta e bruna: per me era altissima. Se anche mi fossi sporta con convinzione sulle mie all star bordeaux abbracciate alla caviglia, non le avrei fatto certo paura: un giunco inglese o forse australiano dal sorriso fine anni ’80, naturale e luminoso. Fu incoronata a Ravello dal New Model Today, molti anni fa: il palco, gigantesco e colossale, una specie di shuttle invasore sul pianeta familiare di panchine e pini a bordo piazza, accoglieva decine di pantacollant multilingue non ancora investiti del ruolo di leggins , gambe lunghissime e t shirt bianche annodate sui fianchi con l’ombelico bene in vista, un’infilata di antenati degli odierni crop tops ed ancora così artigianali, senza troppe pretese. Quello fu l’anno di “I will survive” mandata a ripetizione in Piazza Vescovado per scandire e ritmare, metronomo di colore, la posizione delle sfidanti, i passi da fare per raggiungere il limitar di Dite del palco e da lì farsi ammirare, scegliere, ricordare. Fu l’anno di “Scrivimi”, la malinconica esortazione lanciata da Nino Buonocore e dalla sua chitarra che ha riempito i diari di noi adolescenti, infagottato le Smemoranda con la dedica all’insensibile pensiero maschile del momento. Fu l’anno di un’acerba ma bellissima Anna Falchi che dalla spiaggia di Castiglione al palco di Piazza Vescovado, già prometteva qualcosa di più, con il broncio a metà strada fra i femori tutti sdraio e valchirie della Romagna e l’algida, perfetta bellezza della sua Finlandia. La moda, la Costiera, Ravello. Un atelier di Dio: geometrie che sanno di tagli sartoriali, di cuciture perfette, di ricami dall’ordito virtuoso quanto un’ottava dall’intonazione perfetta, pericolosi quanto un armonico sfiorato sul mi del violino con il polpastrello che trattiene il peso per non diventare nota, di rami che infilano gli “ sfusati” come guanti, e maioliche che sono sandali gioiello ai piedi della Costa. I merletti, fioriture albine giù verso la spiaggia di Fornillo, hanno l’ordinata contorsione del fraseggio delle partiture, la buganvillea è una croma a colori, o uno chandelier alle orecchie dei muri. Si cresce con la bellezza a Ravello, ci si ubriaca di “must have” e “ si porta così” stando semplicemente seduti in piazza, nelle tiepide sere estive di aperitivi e scelta dei ristoranti. Sono i “rituali visivi” ai quali è avvezzo da sempre chi vive in Costiera Amalfitana, a Ravello: cinture a vita alta o scarpe da tennis, bermuda di lino sulle ginocchia abbronzate, parei per ricordare che la collina ha il suo pudore e non scopre troppo come, invece, avviene altrove, osando ad Amalfi, confermando l’ardire nelle calette che sono incisioni nel ventre costiero; Chanel color champagne o nere come lepidotteri freschi di resurrezione primaverile, pendono dai fianchi di ragazze che sfuggono all’abbronzatura con disinvoltura, le scollature sono pacate, talvolta maliziose quanto una vertigine guardando dalla terrazza di Villa Cimbrone,gli occhiali scuri sono ostinati anche al tramonto per coprire il bacio furioso del sole avvistato in piscina oppure sguardi che sono troppo noti per non incrociare la curiosità altrui o la richiesta di un autografo. Winona Ryder indossava un cappello di paglia, una gonnellina bianca sbuffata, espadrillas chiare e senza zeppa ed una maglia a maniche lunghe a strisce bianche e blu nonostante il caldo; una creatura quasi invernale in quel caldo 27 luglio di molti anni fa, quando attraversò piazza Vescovado. Minuta, bianca e perfetta, con gli occhi pieni di Girls Interrupted, di Sirene e di Beetlejuice. Uno scricciolo tutto talento e perfezione, vestita come ci si vestirebbe a Capri, salendo in piazzetta o forse in uno dei tornanti che da Praiano ingoiano strada verso Positano, se solo ci si sporge da uno dei tanti muretti/ trampolino-infinito per capire il mare, non certo il suo moto o i suoi modi, ma quanto voglia dirci e quanto voglia prenderci per sempre dal cuore.

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