maggio 13, 2014 | by Emilia Filocamo
Quando un blog cambia la vita: lo “strano caso” di Peter Avellino

Per poter comprendere l’amore che Peter Avellino, scrittore americano, nutre per il cinema, basta osservare la foto del suo profilo facebook, perché è la foto del grande attore Elliott Gould. Scorrendo poi i suoi album, certo con un pizzico di curiosità forse eccessiva, si intravede raramente una sua foto, magari con qualche amico o ad eventi legati al cinema, perché su tutto predominano scene, scatti, volti e locandine di film che percorrono uno spazio temporale molto ampio. Peter è entusiasta di questo amore e non fa nulla per nasconderlo, anzi. Autore di un blog molto noto, “Mr Peel’s Sardine Liqueur”, che gli ha permesso di essere circondato perennemente da scrittori e attori, Peter Avellino stupisce per la grande umiltà e per questo suo essere un po’ fra le nuvole, come se fosse intrappolato in una pellicola e rinchiuso in un mondo tutto suo. Non a caso fa parte dello staff di Once Upon a Time, serie tv americana che ha spopolato anche qui in Italia su Fox con il titolo di C’era una volta e nella quale, in una piccola cittadina del Maine gli abitanti sono in realtà personaggi delle fiabe imprigionati da un incantesimo. Le prime domande che faccio a Peter Avellino sono una provocazione e la sua risposta è assolutamente scanzonata e divertente.

ImmaginePeter Avellino è il tuo vero nome o dobbiamo chiamarti Mr Peel, come indica il tuo blog sul mondo del cinema? E poi perché utilizzi una foto di Elliott Gould nel tuo profilo? Sfortunatamente Peter Avellino è il mio vero nome anche se non ho mai visitato la città campana. Elliott Gould è uno dei miei miti, adoro il film il “Lungo Addio”, il mio preferito, ma è anche un escamotage per non utilizzare la mia vera faccia! Ride.

Veniamo alle domande serie: in che modo è iniziata la tua carriera di scrittore? La parola scrittore mi sembra esagerata: sono solo un ragazzo con un blog! Ride nuovamente. Scherzi a parte, ho iniziato a scrivere il mio blog, “Mr Peel’s Sardine Liqueur” diversi anni fa, ma non avrei mai immaginato che avrei continuato a farlo fino ad ora, non potevo prevederlo. Allo stesso modo non potevo certo prevedere che scrivere su un blog mi avrebbe cambiato la vita, permettendomi di incontrare tante persone ed aprendomi numerose porte ed opportunità. Scriverlo non è stato semplice. E ancora non lo è. A volte tutto mi arriva come di getto, come un’onda, altre volte devo stare fermo anche per quattro ore, come in una sorta di trance in attesa della giusta ispirazione. 

Quanto dunque ti ha aiutato scrivere questo blog per “entrare” in quella che poi è la tua grande passione, il mondo del cinema? Il blog è stato per me una specie di maestro. Mi ha permesso di capire ad esempio perché alcuni film funzionano e altri no, sicuramente alla base di tutto deve esserci una sceneggiatura di spicco. Ci saranno anche stati film grandiosi realizzati su sceneggiature che non erano grandiose, ma si contano sulle dita. Se la sceneggiatura non è al top, se la storia non è chiara quando si iniziano le riprese, che genere di film si può realizzare? Bisogna prima capire dove porterà la storia, capire che cosa vuole comunicare ciascuna scena, e perché quella parte deve stare al primo posto e non altrove. Se non si hanno le risposte per queste domande, allora non si va da nessuna parte.

Quali sono i tuoi modelli nel cinema, anche del passato ovviamente? Adoro Billy Wilder, Preston Sturges e Black Edwards. Li considero un po’ i miei dei. I loro eredi, oggi sono sicuramente Paul Thomas Anderson, i fratelli Coen e Quentin Tarantino. Ci si lamenta sempre delle produzioni di oggi, ma la verità è che ci sono sempre stati film belli e film orrendi. Certo, attualmente credo ci siano film  troppo concentrati solo sugli effetti speciali, e poi ci sono troppi sequel e troppi film tratti non da romanzi ma dai fumetti. Io cerco sempre di concentrarmi sui film che mi stanno a cuore, quelli che realizzano appieno le mie aspettative.

Sei mai stato in Italia? E cosa pensi del cinema italiano? Hai qualche regista preferito? Ho molto apprezzato “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino e sono stato felicissimo che sia stato premiato agli Oscar. E poi Fellini, non potrei dire nulla in più di quanto è stato già detto, solo che passo giornate a guardare e riguardare i suoi film: hanno una matrice classica che tuttavia non fa dimenticare quanto siano piacevoli, come siano legati alla realtà, all’amore e alla vita e a tutte quelle tematiche che, invecchiando, cominciano a starmi più a cuore. In Italia spero di tornarci presto, l’ho visitata solo una volta da bambino.

Ci parli della tua esperienza nella serie tv “Once Upon a time”? Faccio parte dello staff di produzione della serie, che credo abbia avuto un discreto successo anche in Italia, come “show researcher”. È  una bella cosa, e mi permette di essere a contatto con gli scrittori e gli sceneggiatori per tutto il giorno e soprattutto di imparare tantissimo.

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Scrivere ancora di cinema e fare anche di più se possibile. Sto lavorando ad alcune sceneggiature di cui non mi va di parlare per scaramanzia ma sto facendo di tutto per diventare uno scrittore migliore di quello che sono. In realtà ciò va di pari passo con il mio tentativo di diventare anche una persona migliore.

Cosa ti auguri per il tuo futuro? Un anno fa, all’incirca, decisi di mettere fine al mio blog: avevo l’impressione di non poter dire altro. Diversi mesi dopo, ho cambiato opinione e ho ripreso a lavorarci. Non faccio progetti o previsioni, per me questo blog è un vero e proprio dono, un modo per esprimere me stesso ed il mio amore per il cinema: un modo per capire meglio anche me stesso e perché alcuni film mi stanno più a cuore di altri. A questo affianco tutta una serie di progetti che spero di completare in fretta, vorrei che il giorno fosse fatto di più di ventiquattro ore per poter fare tutto ciò che desidero. Ma per adesso, mi accontento. In fondo penso che non sono ancora del tutto sicuro di cosa farò davvero “da grande”.

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