agosto 28, 2015 | by redazione
Ravello – Bielorussia nel segno della cultura / PARLANO I DOCENTI

di Lucia D’Agostino

Mentre sta giungendo al termine, con le ultime lezioni di sabato, il progetto interdisciplinare e culturale tra Fondazione Ravello e Bielorussia, un’idea feconda per tutti i protagonisti coinvolti, che ha portato nella Città della Musica 19 giovani allievi che a Minsk frequentano le migliori accademie e università di danza e musica, abbiamo chiesto agli insegnanti che qui li hanno accompagnati, in un percorso di apprendimento per loro sicuramente nuovo nel metodo e nel linguaggio espressivo, non solo certo per diversità della lingua, cosa ha rappresentato questa esperienza e quanto risultano valide iniziative del genere anche da un punto di vista “tecnico-pratico”. Le classi di stage sono quattro con la Danza, guidata da Simona Bucci, sezione contemporanea, e Gerardo Porcelluzzi, sezione classica, Musica Da Camera con Francesco Solombrino, Piano Jazz gestita da Gianluca Podio, e Percussioni con Damiano Gennaro. Quello che si rivela alla fine determinante per ciascuno degli interessati, docenti e allievi, è che la danza, la musica, nell’attraversare i luoghi e i tempi, sono sempre dei codici comunicativi universali, capaci come sono di superare ogni barriera di diversità culturale e linguistica perché in grado di dare voce a dei bisogni primari dell’uomo fin dall’antichità, quelli di poter esprimere emozioni, sentimenti e idee attraverso il corpo, la voce e le mani che “maneggiano” gli strumenti musicali. Simona Bucci, che abbiamo incontrato mentre allestiva la performance di ieri che ha accompagnato l’inizio del concerto della European Union Youth Orchestra, non ha dubbi: il confronto, non quello che serve a confrontare una cosa rispetto ad un’altra per capire qual è migliore, ma quello che mette in relazioni persone diverse, è qualcosa di impagabile umanamente, culturalmente e artisticamente, in quest’ultimo caso permette di scambiarsi sguardi diversi sull’arte che arricchiscono il proprio bagaglio creativo che più ricco è più avrà elementi su cui sviluppare la singola personalità artistica. «Per me è la prima volta al Ravello Festival – aggiunge – sono rimasta letteralmente folgorata dalla professionalità, la competenza e l’accoglienza umana che mi ha fatto sentire subito a casa. Per me è un grande onore aver partecipato a questo progetto con questi ragazzi sorprendenti, un privilegio per me e anche per loro respirare quest’aria, assistere ai concerti in programma nella rassegna. La danza è una, a livello internazionale, ma le modalità di espressione possono essere diverse, il modo in cui viene presentata può essere differente: colori diversi per ogni variante culturale. Il confronto, lo scambio, diventa a questo punto molto affascinante. È chiaro che persone con una cultura diversa portano con sé aspetti diversi della danza, anche e soprattutto quella contemporanea che mi riguarda più da vicino, i modi di vivere il corpo, ad esempio, sono diversi. I bielorussi hanno un approccio con il loro corpo, un’espressività più rigorosa, aspetto che ha risvolti positivi e negativi: sono ligi, seri, impegnati il che però non li rende totalmente avvezzi alla libertà creativa, anche quella di sbagliare, un rigore e una professionalità che li porta a concepire la danza in modo diverso da quello italiano fatto di libertà totale. Il primo giorno sono dovuta partire dai fondamentali, vedevo nei loro sguardi qualche perplessità, permettere il “rilascio” del corpo non è stato facile, ma dopo 4 giorni di lezioni la trasformazione è stata straordinaria: sono bravissimi, perfetti. Con Gerardo abbiamo cercato di fornire loro strumenti che potranno applicare al loro lavoro futuro, li abbiamo messi in condizione di indagare delle possibilità e loro di queste possibilità ne faranno quello che vogliono. Per me è stato, come sempre, tornare alle origine, partendo dalle basi, un’operazione alla quale sono abituata ma i risultati mi hanno dato soddisfazioni, perché loro sono molto generosi, entusiasti anche del fatto che le lezioni sono accompagnate dalla musica eseguita dal vivo dal compositore Paki Zennaro, che di solito lavora con me. Stasera (ieri per chi legge. N.d.r.), invece, daremo vita ad una performance fatta di visioni, sculture in movimento, alla quale tutti si sono abbandonati con grazia e felicità indossando i costumi eterei ed evocativi di Giuseppe Tramontano».
Anche per Gerardo Porcelluzzi che ha curato le lezioni di danza classica si è trattato di un’esperienza bellissima, un’opportunità ineguagliabile in un posto magico come Ravello: «La danza classica richiede forte disciplina e loro ne sono provvisti, a questo hanno aggiunto una volontà immensa, una motivazione fortissima. Al livello molto buono portato da loro, io ho aggiunto la mia esperienza da due anni al Teatro dell’Opera di Roma, la vivacità italiana e un approccio anatomico al movimento, poi è chiaro ogni maestro ha un proprio percorso che riflette nell’insegnamento».
Daniele Cipriani responsabile del progetto che ha messo insieme queste due eccellenze della danza, ha inteso far conoscere agli allievi stranieri un mondo che prima non conoscevano, fare in modo che con questi insegnamenti potessero apprendere nozioni capaci di far percorrere loro strade diverse rispetto a quelle iniziali. Nella danza contemporanea, in particolare, una occasione per aprirli ad una dimensione per loro meno conosciuta.
La classe di Musica da Camera ha avuto come docente Francesco Solombrino, di cui i ragazzi nell’incontro di ieri si sono detti unanimamente entusiasti, per la sua capacità di essere prima un amico, una persona con cui instaurare un rapporto informale e scherzoso e poi un insegnante, qualcosa a cui non sono abituati. «Io ho cercato di portare – esordisce – passione e competenza; il mio segreto è la voglia di dare tutto quello che io ho ricevuto. In questi ragazzi, oltre alla preparazione musicale e strumentale, ho percepito una sensibilità, una passione e un talento fatto anche di totale dedizione. Per me una gran bella esperienza mentre per loro si è trattato di un modo diverso di intendere la musica, un modo diverso di concepire un compositore, Mozart in particolare su cui stiamo lavorando, una modalità altra di approcciarlo. Questo tipo di esperienze sono solo positive e questi giovani musicisti potranno conservare nel proprio bagaglio una esperienza professionale e umana di impatto fortissimo. In più la collaborazione tra la Fondazione Ravello e il Conservatorio di Benevento, del quale faccio parte, è una formula indovinata perché da noi ci sono tante eccellenze da utilizzare in esperienze straordinarie come questa». Damiano Gennaro che gestisce la classe di Percussioni ha, invece, un solo allievo proveniente dalla Bielorussia che definisce bravissimo, motivato e capace di assimilare tante nozioni che sabato, nella manifestazione pubblica in preparazione, è certo daranno i loro frutti. «Nonostante le persone siano diverse, le impostazioni tecniche musicali pur nella distanza hanno affinità da un Paese all’altro. Ciò che più conta, però, di questi momenti di formazione, è l’aspetto della socializzazione umana, dove lo scambio di idee diventa importante per la crescita personale e professionale, i rapporti di amicizia trovano terreno comune nelle affinità musicali ed emotive. Per me si tratta di un’esperienza unica dove la bellezza del paesaggio, suonare nella villa, condividere i concerti è il modo migliore per vivere la musica e vederla pienamente realizzata nella sua massima espressione, magari sottolineando nella lezione il repertorio di percussioni del concerto di stasera (ieri per chi legge. N.d.r.)».
«Sono rimasto colpito dall’entusiasmo dei ragazzi – conclude gli interventi Gianluca Podio docente della masterclass di Piano Jazz – dalla loro capacità di condividere totalmente un’esperienza musicale nuova e anche dalla buona preparazione jazzistica non scontata visto che in Bielorussia non c’è una vera e propria tradizione jazz. Questa voglia di apprendere, questa sete di conoscenza sta dando ottimi frutti. Si tratta di un’esperienza valida da un punto di vista formativo e culturale perché la musica è condivisione e la loro sete di apprendere rende tutto più entusiasmante; stiamo facendo un buon lavoro anche se i livelli di preparazione sono stati in partenza diversi. La loro educazione, la loro volontà tenace mi conforta e conferma che i rapporti tra docenti e allievi hanno nella musica un linguaggio universale che supera qualsiasi tipo di barriera, linguistica e culturale. Iniziative così non possono essere che preziose e andrebbero trovati spazi per renderle continue».

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