maggio 4, 2015 | by Emilia Filocamo
“Ravello è una città bellissima” a Ravello Magazine il grande Nino Frassica e la sua fatica letteraria: “La mia autobiografia: 70% vera, 80% falsa”

Il bisogno di sorridere, di un sorriso sano, intelligente, paradossalmente razionale nella sua illogicità ricercata e naturale al tempo stesso, il bisogno di una spensieratezza pulita, fatta di giochi di parole, di doppi sensi buoni, cristallini come un vetro pulito fino all’anima, il bisogno di essere un po’ bambini, di tornare a quella spontaneità che solo loro sanno avere, sembrano essere il leitmotiv di questa intervista. Un’intervista cercata ed ottenuta con calma, come tutte le cose, solitamente quelle belle, che per compiersi, per innestarsi e dare frutto, hanno bisogno di tempo, tempo opportuno, tempo giusto. E di attese. Questa intervista a Nino Frassica, al grande Nino Frassica, è avvenuta in un momento di notevoli impegni per l’artista, coinvolto sul fronte promozione della sua autobiografia e, contemporaneamente, sul set del nuovo Don Matteo 10, serie culte di grande successo nella quale, con il personaggio del maresciallo Cecchini, è uno dei protagonisti a cui i telespettatori sono ormai felicemente affezionati. Per questo l’attesa ne è stata una componente fondamentale su cui poi si sono inseriti temi cari, dal Sud, culla di un’origine, confermata anche dall’incipit dell’autobiografia, culla di una cultura e di un modo di essere tangibili e poi, appunto, la comicità. La sua. Appannaggio di un mondo personale scanzonato, buono, divertente e spontaneo. Perché è questa la sensazione che mi suggerisce Nino Frassica, con quel modo di giocare con i ruoli e le situazioni senza stravolgerle, ma rendendole plausibilmente stravaganti, ridicolizzandole senza mutarle, senza snaturarle, ammantandole di quella strana magia che hanno i suoi tempi comici, le sue battute, ampiamente riversati in un’autobiografia che vuole essere questo, un modo diverso, forse nuovo eppure autentico per sorridere, per sorriderci.

Scrivere un’autobiografia è come lasciare un testimone: come e soprattutto perché è nata in lei questa esigenza e cosa si augura possa lasciare il suo libro nel cuore prima e poi nella mente dei lettori? In verità la Mondadori mi aveva chiesto di scrivere un libro “serio” che trattasse di alcune delle mie più importanti esperienze televisive, ci ho provato ma non ci sono riuscito, ecco perché la mia autobiografia è vera al 70% e falsa all’80’%. Quello che mi auguro e che fino ad adesso mi è stato da più parti confermato è che questo libro faccia divertire. Forse abbiamo proprio bisogno di un po’ di spensieratezza.

Nell’incipit lei descrive la sua nascita, e c’è ovviamente il riferimento alla sua terra. Qual è il suo rapporto con la sua terra di origine, come e quanto la influenza nella vita privata e  professionale? Spesso mi arrivano ringraziamenti dai miei conterranei per il fatto che nomini spesso la Sicilia e nello specifico la mia città, Messina. Io ringrazio ma in realtà non credo di meritarmi chissà cosa, è la verità e se posso fare un film parlando nel mio dialetto o se devo parlare di me lo faccio normalmente perché è così e mi viene naturale, e quindi più facile.

Scrivere è un atto di amore. Quanta parte della sua autobiografia è stata dettata proprio da questo sentimento, dall’amore? Amore inteso per la mia arte, per il mio personale modo di fare comicità, è un libro vero com’è facilmente desumibile per chi conosce il mio mondo scanzonato e surreale.

Un suo illustre conterraneo, Luigi Pirandello, ha scritto che la comicità è l’avvertimento del contrario, l’umorismo, invece, il sentimento del contrario, intendendo ovviamente che nell’umorismo c’è anche una interiorizzazione della situazione che genera il riso, aggiungendo anche un po’ di pietà, una sorta di terenziano Homo sum, nihil humani a me alienum puto. Lei si sente in questo senso più comico o più umorista? Più dissacratore di vizi e virtù o più compartecipe? Non mi piacciono le etichette, credo che la mia comicità sia incentrata sull’illogico, su un leggero spostamento di un pensiero o concetto dalla realtà, il segreto sta proprio nella misura, se esageri rischi di non essere capito, se invece la fai facile diventi banale.

C’è un sogno che Nino Frassica deve ancora realizzare? Sicuramente mi sento in credito nei confronti del cinema.

Se potesse dire a qualcuno qualcosa che non è riuscito appunto a dire in tempo, a chi lo direbbe e perché ? Ho prestato 10 mila lire a mio cugino 30 anni fa’… ora c’è l’euro e non so come farmeli restituire.

Il nostro magazine è legato al Ravello Festival, un evento che coniuga musica, arte e cultura. Il suo augurio al nostro Festival che è un Festival del Sud anche se guarda al mondo? Ravello è una città magnifica, faccio i miei auguri ad un importante Festival al quale spero un giorno di poter partecipare con un mio spettacolo.

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