giugno 11, 2014 | by Emilia Filocamo
“Ravello è una meraviglia, una città incantata, fiabesca”. Tosca ritorna al Festival con “Il ritmo e il respiro”

Il cielo è elettrico e carico di pioggia quando Tosca mi racconta dello spettacolo “Il Ritmo e il Respiro” che andrà in scena sabato 14 giugno all’Auditorium Oscar Niemeyer (ore 21.30). Un evento, in cui la poesia di Carlo Masini, autore recentemente scomparso, è messa in musica da Albino Taggeo e raccontata attraverso le voci straordinarie di Tosca e del soprano Maria Chiara Pavone, accompagnate dal Pentarte Ensemble diretto dal maestro Flavio Emilio Scogna. La nota cantante, che io disturbo mentre è in moto, si scusa per l’attesa, e dopo qualche minuto mi dedica il suo tempo. Fuori, intanto, alza la voce un tipico temporale estivo che spezza l’afa con folate di vento.

Tosca, come è nato lo spettacolo “Il Ritmo ed il Respiro” e come la sua collaborazione con Taggeo? Io canterò tre song che si alterneranno in tre diversi momenti dello spettacolo: all’inizio, a metà spettacolo e poi alla fine. Avevo già conosciuto due anni fa Taggeo in “L’ opera da tre soldi” di Brecht, lui allora dirigeva il teatro di Cosenza ed ha realizzato una riedizione dell’opera con Massimo Venturiello. Ma aveva già intenzione di dedicarsi ad un lavoro proprio. Ho avuto modo di conoscere anche l’autore Carlo Masini, scomparso recentemente e ricordo di aver spiegato che non sono una cantante lirica, così Taggeo ha pensato di farmi fare una prefazione, un intermezzo e  poi una chiusura dello spettacolo. Si tratta di musica contemporanea, un campo in cui mi affaccio di tanto in tanto, anche se in punta di piedi, perché mi piace sperimentare, provare.

Lo spettacolo “Il Ritmo e il Respiro” è una sorta di fusione fra musica, poesia e teatro. Per lei cosa è la poesia? La poesia è una sfumatura dell’anima, il vero poeta coglie delle sfumature per altri forse impercettibili, sensazioni straordinarie, e lo fa utilizzando le parole. Personalmente adoro poeti come Hikmet o Borges. Per me la poesia ideale è quella che rende emozioni complesse servendosi di pochi e semplici strumenti. La poesia mi ha sempre affascinata e, in qualche modo, mi ha anche cercata. Quando ho conosciuto Carlo Masini, lui mi ha regalato il suo libro di poesie, sono rimasta colpita dalla crudezza di alcuni suoi versi. In particolar modo in una delle sue poesie, diventata poi una song, Masini, quasi in una sorta di funesto presagio scrive “è arrivato il momento di parlare di vivi e di morti”.

Esistono ancora i poeti? Oggi, purtroppo, il termine poeta è piuttosto abusato, un po’ come avviene per la parola “artista”. Si può essere dei bravi esecutori, degli ottimi interpreti, ma l’artista è qualcosa di più complesso, ed essere artisti significa avere, addossarsi una grandissima responsabilità. Non so chi una volta disse che ci sono tantissimi Festival di poesia ma non ci sono  poeti. Forse perché la figura del poeta, del vero poeta, è piuttosto passata di moda, ed è diventata un po’ impopolare. Prossimamente parteciperò come ospite ad un festival di poesia per scoprire nuovi talenti. Non è la prima volta che la mia strada si incrocia con quella della poesia e devo sottolineare che durante questi festival, ho avuto modo di scoprire giovani autori o autrici totalmente sconosciuti, ma dotati di un talento straordinario.

Il tema del Ravello Festival 2014 è il Sud: può darci una sua definizione di sud? Racconterò un episodio che mi ha colpita tantissimo e che non dimenticherò mai. Tempo fa ero in tournèe a Napoli e mi sono ammalata, febbre altissima. Bene, il ristoratore dove di solito pranzavo, mi fece recapitare un termos con dentro una minestra calda, il ragazzo che me lo consegnò mi disse “Ve lo manda Don Ciccio”. Ecco, io credo che una simile sbalorditiva generosità non sia ovunque. Spesso dico che il nord fa la guerra al Sud per invidia, io stessa mi sento un’anima del Sud. Certo, ci sono alcuni atteggiamenti che mi danno fastidio, il lassismo, un certo compiacimento nel crogiolarsi in questo lassismo, sono detestabili, ma per il resto il Sud è anima, passione, è sangue. È un motore vivo.

Uno strumento che di impatto le evoca il sud? Dire il mandolino è scontato, ma in realtà è uno strumento che uso tantissimo, non a caso collaboro con il duo Anedda. Diciamo che più che uno strumento ad evocare il sud è un certo tipo di melodia, quella che unisce al calore, la suggestione dei popoli, un misto fra Napoli, gli Arabi e la Sicilia, è il suono che viene dal mare, si quella è la melodia del sud.

Lei torna a Ravello nuovamente, dopo la scorsa estate. Ci racconta questo suo rapporto con Ravello e con il Festival? Ravello è una meraviglia: se fosse possibile ci tornerei almeno una volta all’anno, come per una sorta di tagliando! La considero una città incantata, fiabesca. Del Ravello Festival posso solo dire che è estremamente curato, grazie soprattutto alla cultura e sensibilità del direttore Valanzuolo. Non sono tanti i Festival con un cartellone così ricco di eventi, con un’offerta così competente e specifica. Il palco poi, è da togliere il fiato. Quando mi sono esibita per la prima volta con l’omaggio a Murolo, il pubblico era composto anche da turisti stranieri e sono rimasta colpita dalla gioia e dall’entusiasmo che mi hanno dimostrato, tutti così immersi nella straordinaria armonia del sud.

Tosca al Ravello Festival 2013 (ph. Pino Izzo)

 

Chi le ha dato di più in termini professionali ed umani? Sicuramente non una sola persona.  Ognuno ha contribuito a darmi qualcosa. Adoro collaborare, sono una persona curiosa e quindi da Ron a Dalla, da Renato Zero alla Fracci, grazie a questa mia grande voglia di sperimentare, ho appreso tanto e tanto ho ricevuto. Ma se proprio devo dire chi mi ha dato un’impronta decisiva, allora non posso che fare il nome di Renzo Arbore che considero un po’ il mio padrino, così come a volte a scuola si riceve un’impronta indelebile da un insegnante. La prima cosa che mi ha insegnato è che per fare questo mestiere bisogna divertirsi, se non ci si diverte, allora significa che c’è qualcosa che non va e che la strada intrapresa è quella sbagliata.

Ci racconta il suo rapporto con Arbore? Ho iniziato con Arbore nel ’90, avevo appena finito il liceo e cantavo in un coro per lui e per Claudio Mattone. Ricorderò sempre quello che mi disse Arbore, quando, e parlo dei tempi di “Quelli della Notte”, disse che in una scala da 1 a 10 lui si sentiva arrivato a 6. Rimasi stupita: era all’apice del successo! Per lui l’artista non deve mai sentirsi arrivato perché a quel punto subentrano l’abitudine, la pigrizia ed invece bisogna essere sempre attivi, cercare nuovi stimoli, farsi sorprende dalla musica e da ciò che si fa. Poi, un’altra impronta indelebile è stata quella di Massimo Venturiello: con lui ho imparato a fare squadra, ad essere in una compagnia, a prendere delle decisioni, a realizzare un progetto proprio ed in questo si trae una forza in più, maggiore sicurezza, e si dividono le responsabilità per la buona riuscita del progetto stesso.

I  progetti nel cassetto? Come diceva mia nonna i progetti nel cassetto fanno la muffa! Ride. Ad ottobre uscirà il mio nuovo disco, l’ultimo è uscito nel 2002, quindi un po’ di anni fa. Mi dedicherò totalmente a questa uscita ed anche alla preparazione di uno spettacolo che accompagnerà il  disco. È un lavoro molto bello, una sorta di viaggio fatto attraverso la voce grazie ad una serie di canzoni di autore, ci sono due perle di Ivano Fossati, e ancora Germano Mazzocchetti, solo per citarne un paio. E poi, come sempre avviene nella mia carriera, la musica va di pari passo con il teatro: sarò in teatro con “Il Grande Dittatore” di Chaplin, il dittatore sarà interpretato da Massimo Venturiello ed io sarò Anna.

A chi sente di dire grazie oggi? Mi ripeterò ma di sicuro a Renzo Arbore e Massimo Venturiello. Artisticamente ho avuto la fortuna di incontrare Arbore e poi la vita ed il destino mi hanno dato la possibilità di incontrare Massimo Venturiello. Da un punto di vista privato, dico grazie a tutti gli amici che ci sono sempre stati e mi hanno sostenuta.

Ha un rito scaramantico prima di entrare in scena? Certo! Come tutti gli sportivi, faccio il segno della croce e bacio per terra. Da ex pallavolista agonista, giocavo in serie B, è una vecchia, cara abitudine.

Lo spettacolo di Tosca chiude la rassegna primaverile del Ravello Festival: dopo questo  spartiacque fatto di musica, poesia e teatro sarà la volta di Villa Rufolo e del palco che sfida l’infinito. www.ravellofestival.com. Per info e prenotazioni 089.858422, boxoffice@ravellofestival.com.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Info spettacolo

Sabato 14 giugno, ore 21.30
Auditorium Oscar Niemeyer
IL RITMO E IL RESPIRO
12 canti per voci e ensemble 
Pentarte Ensemble
Flavio Emilio Scogna, direttore
Maria Chiara Pavone, soprano
Con la partecipazione di Tosca
Poesie di Carlo Masini
Musiche di Albino Taggeo
Posto unico non numerato € 30

>>> Acquista qui il tuo biglietto <<<

Tosca canta Murolo – Ravello Festival 2013 

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Ravellomagazine è una testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Lucia Serino - Registrazione del Tribunale di Salerno n°9 del 19 marzo 2014. Editing by Fondazione Ravello | p.iva C.F. 03918610654