marzo 10, 2014 | by redazione
Ravello Festival 2014: una parata di stelle

L’edizione del Ravello Festival che prenderà il via il prossimo 21 giugno e riempirà di musica e immagini tutta l’estate, fino al 20 settembre, lascerà il segno nella storia della manifestazione. Con i suoi quasi cinquanta spettacoli e concerti, cui si aggiungono le mostre prestigiose di arti visive e gli eventi di parola, il Ravello Festival 2014 si impone come appuntamento culturale di riferimento su scala europea. Il tema conduttore scelto, “Sud”, rimanda ad una volontà di affermazione dell’“altro”, senza velleità competitive nei confronti di modelli consolidati ma nell’ottica di costituire una sinergia tra linguaggi e storie identitarie assai varie. “Sud” sarà un argomento non totalizzante, intorno al quale si riannoderanno alcune proposte dell’estate 2014, come ad evidenziare un filo rosso forse indispensabile in una programmazione tanto vasta ed articolata. E non è un caso che la lunga striscia di eventi sia incastonata tra due estremi orgogliosamente napoletani: la serata inaugurale, dedicata ad Eduardo e commissionata a Isa Danieli e Danilo Rea; quindi il concerto di chiusura, con l’Orchestra del Teatro di San Carlo e Juraj Valcuha. Il Belvedere di Villa Rufolo, cornice esclusiva da sempre della manifestazione, presenterà un look ancora più innovativo e più bello. Sarà la location principale di un festival che, comunque, cercherà spazi affascinanti anche nei giardini cantati da Wagner e presso l’Auditorium Oscar Niemeyer, oltre che eccezionalmente nelle strade e nelle piazze di Ravello. Sontuosa addirittura la proposta sinfonica 2014: praticamente ogni fine settimana il Festival presenterà un’orchestra, e nel lotto spiccano i nomi della London Symphony Orchestra (unica data italiana nel 2014 con Daniel Harding sul podio), della Orchestre National de France (affidata al suo direttore musicale Daniele Gatti, tra i forti pretendenti alla Scala), dell’Orchestra Sinfonica di Lucerna – città wagneriana per eccellenza – con la violinista Viviane Hagner. Al meglio della produzione giovanile si guarderà ancora con i concerti della OGI di Fiesole e della brasiliana Neoijba Orchestra, quest’ultima accompagnata da sua maestà Martha Argerich alle prese con il Concerto in Sol di Ravel. L’Italia, oltre che dal San Carlo e dalla OGI, sarà rappresentata dall’Orchestra del Carlo Felice di Genova, in pedana per l’ormai tradizionale ed attesissimo Concerto all’Alba, e dalla Filarmonica del Regio di Torino, che sotto la guida illustre di Gianandrea Noseda darà forma ad un importante concerto wagneriano, impreziosito dalla voce di Evelyne Herlitzius, autentica specialista del settore. Un pizzico di esotismo, infine, viene dalle presenze dell’Orchestra cinese di Qingdao e dalla Filarmonica Nazionale Armena. Fin qui la musica sinfonica. Ma tra pop e jazz, tra canzone e etnica, il Festival 2014 mette insieme una serie di star straordinarie. Dal ritorno di Dulce Pontes a quello di Chick Corea (con Stanley Clarke), per non parlare di una fitta serie di debutti a Ravello e, spesso, al Sud Italia: l’israeliano Asaf Avidan, rivelatosi l’anno scorso a Sanremo; la caboverdiana Mayra Andrade, erede di Cesaria Evora; l’americana Chrysta Bell, nuova sorprendente musa di David Lynch; il francese Alexandre Desplat, forse il più interessante tra i compositori di colonne sonore della nuova leva europea. Tra jazz e contemporanea le presenze di Michel Camilo al piano solo, dell’inossidabile Jean Luc Ponty, da lungo tempo assente dalle nostre scene, del Kronos Quartet, il migliore ensemble d’archi al mondo per il repertorio moderno. Bello sottolineare che il programma scelto dal Kronos concederà attenzione alla musica sudafricana e argentina, in ciò celebrando i Sud del mondo, ma anche a Richard Wagner, nume tutelare del Ravello Festival. Il mood argentino ricorre ancora nello spettacolo, nuovissimo, che Luis Bacalov e Michele Placido proporranno in agosto; di Sudafrica, invece, parla lo struggente “Memorie di una schiava”, con Pamela Villoresi e Baba Sissoko. Al Sud rimandano, ancora, il concerto della grande violinista jazz Regina Carter (“Southern Comfort”), lo studio su Pergolesi in jazz condotto da Maria Pia de Vito e naturalmente, Pino Daniele, per la prima volta a Ravello, in versione acustica e con la voglia di ricordare, a vent’anni dalla morte, l’amico Massimo Troisi. Resta da dire di alcune presenze pregevoli (Enrico Dindo, ad esempio), della “Bohème” giovane cucita per l’Auditorium, dei Beatles riletti da Alessandro Haber (“The fool on the hill”). E di un grandissimo vecchio come Burt Bacharach, padre nobile della canzone internazionale, in una delle sue due uniche presenze italiane di quest’anno. Non mancherà la grande danza, sulla scia di una tradizione recente e fortunata. Due compagnie americane ad agosto alimentano grande attesa: la Alvin Ailey American Dance Theater, oggetto di culto per gli appassionati del genere, e Les Ballets de Trockadero, bravissimi e divertenti nel loro gioco en travesti. Ravello Festival offrirà anche una serie di grandi mostre di arti visive. Tony Cragg, così come Mimmo Paladino nel 2013, farà di Villa Rufolo e della terrazza Niemeyer un museo a cielo aperto. La sua mostra (21 giugno – 31 ottobre, a cura di Flavio Arensi) si preannuncia come uno dei grandi eventi della stagione italiana, tenuto conto del nome dell’artista inglese e della parsimonia con la quale si conceda in pubblico. Con Rai Radio1 saranno definiti vari incontri con personaggi del mondo della musica, con la Fondazione Il Campiello, invece, l’incontro con i cinque finalisti del Premio, e con Città della Scienza, infine, una serie di conferenze sul tema dei Sud. Chiudiamo ricordando che, a partire da quest’anno, la Fondazione Ravello ha scelto di commissionare un poster speciale sul Festival ad un artista internazionale scelto di edizione in edizione. Per il 2014, la collaborazione con Mimmo Paladino ha reso possibile il coinvolgimento di Wang Guangyi, illustratore cinese diventato celebre, in tutto il mondo, con il suo ciclo “Great Criticism”, citato esplicitamente nel poster ideato per Ravello. Un richiamo all’iconografia ufficiale, quello di Wang Guangyi, alimentato da ironia e ben lontano da qualsiasi visione propagandistica, al punto da essere utilizzato in molte grandi pubblicità occidentali.

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