luglio 22, 2014 | by redazione
Ravello Festival, in sei giorni sei spettacoli e due sold out

Sei spettacoli in sei giorni rappresentano un banco di prova importante per qualsiasi organizzazione. Tanto più se ad impreziosire la sequenza intervengano nomi eccellenti come quelli di Burt Bacharach, di Daniel Harding con la London Symphony Orchestra, di Michel Camilo. La settimana appena trascorsa si chiude, per il Ravello Festival, con due sold out roboanti (Bacharach e LSO), un esperimento innovativo (la musica elettronica tra le statue di Cragg, sul Piazzale Niemeyer), due straordinari appuntamenti di jazz (Regina Carter e Michel Camilo) ed uno spettacolo nuovo, “Con el respiro del tango”, vissuto tra luci ed ombre. Accattivante, infatti, la parte strumentale cui Luis Bacalov ha dato sostanza pianistica, col sostegno di un bandoneon ispirato (Gianni Iorio) e con la leggerezza dell’interprete consapevole e colto. Meno brillante, in qualche circostanza, l’apporto teatrale di Michele Placido, forse anche penalizzato da una scrittura che, al di là delle poesie evocate, stentava a trovare spunti di vero interesse. Si trattava di una prima assoluta, comunque, e non c’è dubbio che sul progetto il regista Carlos Branca possa e debba lavorare più a fondo, calando – per esempio – la voce di Federica Vincenti in un ruolo più in linea con le atmosfere eleganti del racconto.

Negli occhi e nelle orecchie degli spettatori dell’ultimo weekend rimarranno scolpite soprattutto le emozioni dei concerti di venerdì e sabato. Daniel Harding ha delineato una Prima di Mahler priva di ridondanza, accedendovi da un angolo visuale quasi cameristico che, di fatto, ha esaltato l’orchestrazione del pezzo e l’ottima qualità delle prime parti della London Symphony Orchestra. Il suo racconto mahleriano è apparso venato di immagini decadenti, di passaggi avvolgenti in cui traspare la fine di un secolo, nostalgicamente evocato attraverso un linguaggio che è esito dell’incontro di più culture, e in questo senso mitteleuropeo. Una perla, alla fine del concerto aperto dalla “Incompiuta” di Schubert (talmente nitida da rinunciare ad allusione e mistero), quel bis così autenticamente English: “Nimrod”, dalle “Enigma Variations” di Elgar, praticamente perfetto.

Quanto a Michel Camilo, non si fa fatica a capire il perché del suo enorme successo nei cinque continenti: ha due mani prodigiose e una testa capace di concepire arrangiamenti sempre originali e stimolanti. È un virtuoso come pochi, ma vale molto di più di un semplice (si fa per dire) prodigio tecnico. È un jazzista di razza, ma quando suona Piazzolla sembra attingere ad un pianoforte romantico da cui, evidentemente, ha appreso molto. Il suo stile è solare, intelligente, coinvolgente. Il suo recital è uno spot per la musica.

R.F.

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