novembre 29, 2014 | by Emilia Filocamo
“Recitare è come fare musica entrambe hanno un pentagramma di regole da seguire” parola di Massimiliano Gallo

Il 20 ottobre Ostia è una pancia estiva, nessun segnale di autunno o di principio di autunno, nessuna foglia dorata o bronzo sugli alberi incendiati dal sole prepotente, nessun alito fresco di vento, solo caldo e mare, come fosse agosto. Alle 17,30 sul cartellone di ingresso del Teatro Nino Manfredi l’attore Massimiliano Gallo e suo fratello Gianfranco occhieggiano sorridenti invitando alla programmazione 2015 del teatro. È un Massimiliano Gallo così diverso da quello ammirato per ben due volte nella splendida interpretazione del pentito di camorra Buglione del film Perez di Edoardo De Angelis, una presenza granitica, quasi una sorta di deus ex machina nel groviglio di vicende che coinvolgono i protagonisti. È lontano Massimiliano Gallo dall’aspetto glaciale che ben si adatta alla Napoli “universale” del film, algida con i suoi grattacieli simili ad una palizzata di stalagmiti, con il palazzo di giustizia che sembra una Babele. È ancora Ostia il luogo in cui lo raggiungo telefonicamente a mezzogiorno: Massimiliano Gallo è napoletano nelle viscere e nell’accento, un uomo la cui vita da artista, e non solo per DNA, ma soprattutto per vocazione, è prodigio sin dai primi passi mossi sul palcoscenico già da bambino.

Massimiliano, la musica fa parte della tua vita, tuo padre, il noto cantante Nunzio Gallo non ha certo bisogno di presentazioni. Ma come la musica ti ha influenzato ed è intervenuta nel tuo percorso artistico? Nei laboratori teatrali che tengo ai ragazzi, ripeto sempre che anche la recitazione, così come la musica, ha una sorta di pentagramma ideale sul quale si muove ed è costituita da precise regole matematiche. Non a caso io li faccio allenare e provare con il metronomo, se non si tengono presenti delle regole, anche una lettura diventa confusionaria. Certo, mi si può obiettare che i tempi comici non si possono insegnare, ma anche in quel caso esistono tuttavia dei tempi precisi. Una parte fondamentale dell’essere attori è essere musicali.

Sei una sorta di bambino prodigio, che ha cominciato questo mestiere prestissimo. Come è stata la tua infanzia? Ripeto spesso che sono stato fortunato perché sin da bambino sapevo esattamente cosa fare da grande, faccio il confronto con mia figlia Giulia, che ha 12 anni, e che ad esempio non ha le mie stesse certezze. Quando una grande passione diventa lavoro, non puoi chiedere di più. Sicuramente sono stato agevolato dal fatto di provenire da una famiglia di artisti, mia madre Bianca Maria Varriale, ha iniziato con Nino Taranto, con De Filippo e poi ha lasciato perché doveva badare a 4 figli. Io ho cominciato proprio con lei, che aveva fondato una compagnia dei Piccoli, e la cosa più bella era che non ci trattata da bambini, ma da attori, è stata una palestra importantissima.

A proposito del film Perez, il tuo personaggio è un personaggio granitico: è stato complesso interpretarlo e cosa ti è piaciuto di più di lui? Ti dirò che è stato un personaggio che ho amato davvero molto, in scrittura era sostanzialmente un classico pentito di camorra. Io ne avevo già interpretati altri con successo e non volevo ripetermi, ero infatti indeciso e ne parlai con il regista De Angelis chiedendogli la possibilità di costruirlo diversamente dal cliché classico ed abusato del pentito. È stata una sorta di sfida anche per me, il mio tentativo è stato quello di analizzare il male, e non un aspetto della camorra, Buglione ha una sua logica, fatta di principi che sono così appunto granitici da portare quasi a condividerli.

Celebre è la sua battuta a Luca Zingaretti “Ti fai un mazzo così e non torna mai nulla indietro” Si, infatti, per Zingaretti, che ne resta affascinato, folgorato, Buglione diventa una sorta di guida, un mentore. E poi mentre tutti gli altri personaggi sono ambigui, Buglione resta fedele a se stesso e ai propri principi, è lineare. Si, l’ho amato davvero tanto.

A proposito di teatro, quanto conta il teatro nella preparazione di un attore? Il teatro è sicuramente fondamentale anche se cinema e teatro sono due linguaggi diversi. Un grande attore di cinema non è detto né scontato che lo sia allo stesso modo anche a teatro e non perché il cinema sia più facile, intendiamoci, ma è diverso. Il teatro offre una maggiore consapevolezza dei propri mezzi e, alla fine, aiuta anche a capire il cinema.

L’incontro professionale più importante della tua carriera? La mia famiglia resta il mio incontro più importante, poi ho avuto la fortuna di incontrare grandi maestri di teatro, dopo il liceo ho cominciato con Carlo Croccolo, poi è stata la volta di Aldo Giuffrè e di Carlo Giuffrè per altri 5 anni. A seguire Salemme. Vedi, gli esordi sono importanti, oggi, purtroppo, ci sono compagnie di teatro improbabili in cui i giovani non hanno possibilità di imparare davvero ed io e mio fratello Gianfranco, avendo una compagnia, ce ne rendiamo conto valutando la preparazione degli allievi.

I tuoi prossimi lavori? Sarò a teatro con “Fammi fare un goal” con mio nipote Gianluca Di Gennaro e con mio fratello. Poi aspetto una risposta per un progetto cinematografico. Sto girando “Una Grande famiglia”, sono una new entry, sarò l’ex marito di Isabella Ferrari e gireremo fino a dicembre. Sono nel nuovo film di Maria Sole Tognazzi, “Io e Lei”, e poi con la Golino ed Adriano Giannini nel film “Per Amore vostro” di Giuseppe Gaudino. A dicembre uscirà il film “Neve” di Stefano Incerti e poi a gennaio sarà la volta del film di Alessandro Siani, “Si accettano miracoli”.

Massimiliano, hai mai dei rimpianti? Beh, non so se si tratti di un rimpianto o meno ma appena finito il liceo, volevo andare a New York all’Actor’s Studio, ma poi mi sono fidanzato e non sono più partito. Certo, se avessi intrapreso quella strada, nella mia vita sarebbero probabilmente cambiate tante cose, ma sono del parere che una scelta del genere vada fatta in maniera razionale, trasferendosi lì e non accostandosi a quell’esperienza in maniera saltuaria, perché altrimenti diventerebbe improduttivo e ridicolo. Nel futuro vorrei lavorare meno e scegliere di più, anche se già credo di riuscire a farlo abbastanza.

Fuori dal set o fuori dal palcoscenico quali sono le tue passioni? Mi piace andare a pesca, ma non sono bravo. Poi, per il resto, vivo la mia condizione di artista e faccio tantissime cose, il laboratorio, ad esempio, è una delle cose che mi da più soddisfazione, non riesco a farne a meno, perché arricchisce me per primo, quando sto là dimentico anche l’orario.

Quando verrai al Ravello Festival e cosa presenteresti sul celebre palco di Villa Rufolo? Non sono mai stato al Ravello Festival ma ti dirò che il mio sogno di bambino era fare il direttore d’orchestra. Ecco, verrei volentieri a fare una lettura accompagnato da una grande orchestra.

L’intervista con Massimiliano Gallo finisce qui, ma, un istante prima di chiudere il telefono, con un tono di voce più morbido di quello caustico e disincantato del suo Buglione, Massimiliano, a proposito della sua partecipazione al Festival, mi lascia con un “mi farebbe davvero piacere” in caldo, familiare dialetto napoletano.

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