febbraio 14, 2014 | by Emilia Filocamo
Ron Whitehead, il fuorilegge della poesia si racconta

Non c’è una definizione esaustiva che possa comprendere pienamente la personalità, l’estro e la versatilità di Ron Whitehead, l’outlaw poet, il poeta fuorilegge del Kentucky. Ognuna di queste, infatti, sembrerebbe una sorta di limitazione e, comunque, non renderebbe giustizia ad un uomo straordinario che, per la molteplicità di attività, pubblicazioni, organizzazione di eventi, sembra aver vissuto una quantità incredibile di esistenze ed incarnare lui stesso quasi una categoria storica. Tuttavia, ciò che di primo acchito colpisce, è l’incredibile positività del suo messaggio artistico, positività riscontrata anche nella sua concezione di vita, un fluire ininterrotto di esperienza e coraggio, di avventura e possibilità. “Non c’è una parte della mia vita che mi risulta preponderante sull’altra per interesse o significato” – racconta Ron Whitehead con l’entusiasmo che lo contraddistingue ed il suo accento così caratteristico, un accento in cui risuona tutta la vitalità del Kentucky, una sorta di fucina di personalità eccezionali se si pensa che è anche la patria di Hunter S. Thompson, Muhammad Ali, Abramo Lincoln e Johnny Depp… “Tutta la mia vita è la parte più interessante” – ironizza – “ecco perché sono grato per ogni momento, ogni respiro ed ogni persona incontrata, per ogni evento passato, presente e futuro. Non ho rimpianti, solo ringraziamenti perché mi ritengo fortunato” Ron Whitehead è l’espressione vivente di come musica e poesia possano compenetrarsi senza forzature, anzi, un’osmosi perfetta caratterizza queste due arti e Ron, attraverso reading di poesia e pubblicazioni di cd e libri, concretizza in maniera eccellente questo assioma. “Musica e Poesia toccano in profondità le corde di chiunque sia aperto positivamente allo spirito vitale. Sono le forze vibranti dell’esistenza e sono la lingua parlata dagli angeli”. È lui stesso a definire la poesia una sorta di vocazione, come spiega, raggiunto al telefono.

Ron, quando per la prima volta sei stato attratto dalla musica e dalla poesia? Insomma, quando hai capito di essere un poeta? Io sono nato poeta. Probabilmente lo ero già in una vita precedente. Poesia e Musica sono amanti ed insieme hanno generato i componimenti poetici e le canzoni. La poesia più bella è la musica e la musica più bella è la poesia.

L’impressione è che tu abbia raggiunto la verità profonda di tanti aspetti della musica e della poesia e del loro apporto migliorativo nell’esistenza umana. Come sei arrivato a questo? Sin dall’inizio ho scelto di vivere pienamente ed avventurosamente, ma questa scelta ha dei risvolti e dei sacrifici. Ciò che ho imparato, infatti, l’ho imparato aprendomi completamente a tutti gli aspetti di questa avventura: dolore, sofferenza, gioia, estasi, amore. Io abbraccio costantemente sia la luce che le tenebre, una dicotomia essenziale per un vero poeta. Ho scelto di combattere, di essere una sorta di vichingo nei regni dell’immaginazione.

Di te è stato detto e scritto quasi tutto. Hunter S. Thompson di te affermava “Ho sempre ammirato Ron Whitehead, lui è folle quanto 9 folli messi insieme ma la sua poesia è un mix scintillante di saggezza popolare e pura logica matematica”. Lawrence Ferlinghetti ha invece scritto: “Laggiù, in Kentuchy, dove nascono e crescono i grandi, Ron Whitehead sta piantando i semi del drago, i semi dei futuri eroi”. Quale incontro ti ha segnato maggiormente? Quale persona ti ha ispirato di più? Tutte quelle che si danno completamente e perfino di più all’avventura della vita e dell’arte.

E quali esperienze ti hanno reso il poeta che sei? Tutte – ride appena – Tutta la mia vita.

Se potessi quale parte cambieresti della tua vita? Nessuna! Non ho rimpianti e i fallimenti che ci sono stati sono stati successi. Il fallimento è un maestro eccezionale. Io credo di saper ascoltare e di imparare molto così. Saper ascoltare è la più grande delle arti. Sono grato per tutto ciò, io adoro il brivido della vita vissuta pienamente.

Appunto, vita. Una vita che è soprattutto una spettacolare girandola di incontri, collaborazioni, insegnamenti, eventi. Tutto inizia in una fattoria del Kentucky dove Ron è nato e cresciuto con un legame particolare con la madre, citata con dolcezza anche mentre si racconta. Dopo aver conseguito gli studi universitari a Louisville e poi ad Oxford, come poeta e scrittore emerge senza difficoltà e riceve  i maggiori premi nazionali ed internazionali del settore, dall’All Kentucky Poetry Prize al The Yeats Club of Oxford’s Prize for Poetry, solo per citarne alcuni. Ma è il 2006 a costituire un anno degno di nota: è infatti John Rocco, già allievo di James Joyce, critico musicale ed autore di numerosi libri a nominare Ron Whitehead per il premio Nobel in Letteratura. Dopo aver insegnato per oltre 20 anni in diversi college ed università, da Louisville a Spalding e dopo aver tenuto numerosi incontri e letture nelle università di tutto il mondo, da New York al Portogallo, da Reykjavic a New Orleans, Ron Whitehead fonda nel 1992 con Kent Fielding “The Global Literary Renaissance”, un’associazione no profit che supporta non solo le comunità letterarie ma anche quelle di tutti i settori artistici. Ne sarà il direttore per 14 anni. Ma la sua attività instancabile si è anche concretizzata in un volume “pauroso” che conta circa 3000 eventi di musica e poesia fra l’Europa e gli Stati Uniti e che ha prodotto il primo tributo ufficiale ad Hunter S. Thompson. Fra i protagonisti dell’evento  Johnny Depp, Roxanne Pulitzer, David Amran, Virginia, madre di Hunter S. Thompson e molti altri. Gli eventi del 2010 hanno invece visto la partecipazione di  Anita Thompson, moglie di Hunter Thompson, Frank Messina e tanti altri poeti, cantanti e scrittori. Non solo: Cameron Crowe e Nancy Wilson hanno inserito nello stesso anno una poesia di Ron Whitehead sul retro del cd della colonna sonora del noto film Elizabethtown. E rientra in questo turbillon di eventi organizzati anche la maestosa mole degli oltre 2000 titoli che Ron ha editato e pubblicato e che includono i lavori del Dalai Lama, del presidente Jimmy Carter, di Jack Kerouac, di Lawrence Ferlinghetti, Bono, Yoko Ono, Andy Warhol, Patti Smith, Frank Messina, Christopher Felver, Amiri Baraka, Anita Thompson, solo per citarne alcuni perché la lista è davvero impressionante. Ron si è inoltre esibito quasi in ogni parte del mondo, da New York all’India, dalla Repubblica Ceca al Portogallo.  Anzi il programma “Poetry on the Peaks” dell’Unesco ha scelto il messaggio, poesia, poster “Never Give Up”, non arrendersi” del Dalai Lama e Ron Whitehead come tema del 2002. Negli ultimi 20 anni ed oltre, Ron non ha solo vissuto, ma ha portato avanti il suo sogno/ ideale di creatività portata ai massimi livelli pubblicando ben 29 libri, fra i quali The Storm Generation Manifesto e circa 37 cd a cui corrispondono altrettanti dvd e filmati. I reading di poesia di Ron Whitehead hanno come supporto fondamentale la musica, infatti sono numerosissime le collaborazioni con musicisti e gruppi musicali famosi, da David Amran a Tyrone Cotton, da the Black Pig Liberation Front a Lee Ranaldo of Sonic Youth. Sono attualmente 6000 i reading dei suoi lavori che Ron Whitehead ha presentato un po’ in tutto il mondo, lavori che sono presenti nei musei, nelle librerie, in collezioni private e pubbliche. Dopo la morte del padre, avvenuta  nel 2009, oltre che di molti amici, Ron aveva deciso di ritirarsi e di focalizzarsi sulla lavorazione di tre nuovi libri ma in realtà la pausa è durata ben poco perché ha ripreso dopo poco a pubblicare, organizzare eventi e a viaggiare in tutto il mondo. Non solo: Nick Storm, della Storm Generation Films, sta attualmente producendo un documentario indipendente sulla storia di Ron Whitehead in cui  interverranno, in veste di testimoni ed amici di Ron, numerosi poeti e scrittori famosi e non. L’uscita del documentario è prevista per quest’anno. Attualmente Ron è coinvolto in circa 100 progetti creativi che spaziano dai reading alla musica a nuove pubblicazioni e film. Palcoscenico: il mondo. Fra questi l’organizzazione della nuova edizione del Gonzo Fest 2014, il Festival dedicato ad Hunter S. Thompson che si terrà a Louisville dal 31 marzo al 5 aprile. Un uomo che non conosce soste, è quanto lui stesso conferma quando parlando di una componente fondamentale della sua vita, i viaggi. “Viaggiare è fondamentale, il viaggio è maestro di vita. Io ho sangue gitano, sono un vagabondo, ho la smania di evadere e, contemporaneamente, ho nostalgia di casa. Mi piace andare via e mi piace ancora di più tornare a casa, ma poi, ecco, ho di nuovo voglia di ripartire. È uno splendido cerchio, un ciclo magico e spirituale insieme“. E sorride ricordando che al suo “mappamondo” manca solo una tappa: l’Italia. Perfino Ron Whitehead ha ancora un sogno da realizzare.

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GUARDA IL TRAILER DEL DOCUMENTARIO DI NICK STORM SU RON WHITEHEAD

 

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