dicembre 23, 2014 | by Emilia Filocamo
Salvatore Arimatea, regista-medico parla del suo nuovo lavoro Ballando il silenzio

La comunicazione è ballerina e disturbata, la voce metallica, a tratti quasi sferruzzante, capirò il perché solo quasi alla fine dell’intervista con il medico e regista siciliano Salvatore Arimatea. Di primo acchito mi accontenterò di pensare ad un problema di linea, ad una zona ombra che, come una nuvola di fantozziana memoria, vuole gettare il suo silenzio proprio sulla nostra chiacchierata. Salvatore Arimatea, regista del film di prossima uscita, Ballando il silenzio, accoglie le mie domande in un momento di pausa dai suoi impegni e cominciamo parlando proprio del suo film oltre che di Sud e Sicilia che accompagneranno la nostra chiacchierata chiudendo il cerchio.

Signor Arimatea, ci racconta di Ballando il silenzio, come nasce l’idea di un film con un filo conduttore legato al tango? In realtà il film non è solo un film sul tango, ma più propriamente sulla schizofrenia. Il tango diventa la forma di evasione di due sorelle separate alla nascita e con una patologia sociale che le riguarda. La storia segue gli sviluppi e le vite delle due protagoniste che poi, si ritrovano in una stessa circostanza, dopo un lungo percorso che parte proprio dalla schizofrenia. Alla fine anzi il film si conclude con un intervento ed un contributo davvero importante del noto criminologo Picozzi che analizza il risvolto clinico dei due personaggi principali. Il montaggio del film, scritto con Tosi Siraguso, è stato molto travagliato e lungo, è durato un anno, ed è stato fatto a Londra. La prima è prevista fra gennaio e febbraio.

La Sicilia è la sua terra di origine: in che modo il sud ha influenzato ed influenza il suo lavoro? Definisco sempre la Sicilia un set a cielo aperto in cui è possibile trovare scorci e location davvero molteplici, alla fine si ha l’imbarazzo della scelta. E poi si è tanto avvantaggiati in termini di luce, di clima, di fotografia, è per me una fonte di ispirazione costante, continua.

Qual è stato il fil rouge che l’ha guidata nel casting per il suo film? Ho letto che ci sono moltissimi attori siciliani. Sicuramente amo lavorare con gli attori siciliani caratteristi, nel cast figurano diversi interpreti della scuola messinese e catanese, da Fioretta Mari, a Francesca Ferro, da Mario Opinato a Christian Gravina. Poi c’è Marina Suma, qui credo in una delle sue più grandi e complesse interpretazioni e ancora Sandra Milo e Samuel Peron di Ballando con le stelle.

La colonna sonora di un film costituisce un elemento fondamentale: come è nata la sua collaborazione con il maestro Marco Werba? Ho conosciuto Marco Werba alla Mostra del Cinema dello Stretto a Messina, ho ascoltato le musiche che ha composto per alcuni film di Dario Argento e devo dire che mi ha convinto subito per il modo di coniugare atmosfere e musica. Ha una duttilità incredibile: la difficoltà nella composizione di una colonna sonora, è proprio quella di convertire in note l’idea del regista.

Ci racconta brevemente chi è Salvatore Arimatea e come nasce il suo amore per il cinema? La passione mi è stata sicuramente infusa da mio zio Tano Cimarosa, scomparso alcuni anni fa, fra i grandi caratteristi siciliani e protagonista di molti film su tutti la sua partecipazione a Nuovo Cinema Paradiso. L’ho seguito fino agli ultimi anni della sua vita e ho assolutamente assorbito il suo amore per il cinema.

Quali sono state le difficoltà che ha incontrato nel suo mestiere? E quali i momenti più soddisfacenti? Ho la fortuna di fare questo lavoro per passione, di fare ciò che mi tiene vivo: non sono obbligato a fare scelte dovute o a scendere a compromessi, faccio solo ciò che intendo fare e proporre al mio pubblico.

Come giudica lo stato di salute del cinema italiano? Direi pessimo, spesso non ci sono idee o le poche idee che ci sono lasciano il tempo che trovano. Il cinema, almeno nella mia accezione, dovrebbe dare e garantire emozioni, invece ovviamente si scelgono prodotti mediocri ma che riescono ad assicurare grossi incassi. A volte mi chiedo se i film che si fanno vengano appunto realizzati perché rendono tanto al botteghino oppure perché non c’è alternativa.

I suoi prossimi progetti? Ho un film che ho in mente da tempo e che è tratto dal libro che ho scritto con Carmelo Catania, Stella Binaria, è una storia particolare, di una psicologa, una storia di vita e non di morte come potrebbe sembrare. E poi sono il Vice presidente del Centro Artistico del Mediterraneo di cui è presidente la mia futura moglie Francesca Barbera. Organizziamo eventi di teatro e spettacolo in genere, io mi occupo del settore cinema, lei dei progetti ad ampio raggio.

Se non fosse diventato un regista? Il suo piano B? In realtà fare il regista è il mio piano B, sono un medico ginecologo, molto attivo da anni in ambito penitenziario. E molte delle storie che racconto sono tratte proprio dal mio vissuto clinico.

Ha mai dei rimpianti? Sarò presuntuoso se dico di no, ma più che altro talvolta mi chiedo questo quale impatto potrebbero avere i miei film se potessero godere di budget da grandi produzioni e di una grande distribuzione, invece di arrabattarsi fra mille difficoltà. Ma, in fondo, nonostante le difficoltà, e i limiti che può imporre un low budget, sono felice di ciò che faccio, è la mia passione.

Un film del passato di cui avrebbe voluto essere il regista? Ce ne sono tanti, penso soprattutto ai film di Fellini, di Brian De Palma e David Lynch: sono vicini e congeniali al mio modo di intendere il cinema.

Conosce il Ravello Festival e cosa pensa di una realtà che si occupa di cultura dagli anni ’50? Che genere di musica ascolta nel suo tempo libero? Conosco il Ravello Festival, e mi piacciono diversi generi di musica, così come ogni forma d’arte, amo anche molto dipingere e spesso faccio mostre. Nel tempo libero colleziono anche fumetti. Non posso che amare una realtà che sostiene la cultura. Il resto del tempo libero ovviamente lo dedico a Francesca e ai miei figli.

Che consiglio sente di dare a chi vuole intraprendere la sua stessa carriera artistica, quella di regista? Do un consiglio valido non solo nell’ambito del cinema, ma in qualsiasi altro settore. Consiglio di non ascoltare nessuno, e nonostante le difficoltà, di puntare a ciò che si desidera e di  non arrendersi. Ho un mio motto: mai a destra ne a sinistra, sempre avanti e in alto!

L’intervista con Salvatore Arimatea si chiude qui  e ci lasciamo con una piccola promessa, magari di prendere parte alla prima di Ballando il silenzio prevista fra gennaio e febbraio a Messina. Arimatea mi suggerisce che sarebbe anche un’occasione per visitare Messina e alla mia mente, d’impatto, compare la Madonnina del porto della città con la  sua scritta “Vos et ipsam civitatem benedicimus”. In fondo, anche io, in un modo o nell’altro, appartengo a quei posti.

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