aprile 30, 2015 | by Emilia Filocamo
“Sarò Calogero Maglio, un boss mafioso greve e ruvido” Maurizio Marchetti anticipa e racconta i suoi due personaggi in Squadra Antimafia 7 e Sicilia Connection della Taodue

C’è un’energia particolare che si dipana in alcune interviste, un’energia che è come una musica di sottofondo, un refrain eseguito ad una certa “distanza di sicurezza”, una specie di eco che, con la stessa delicatezza di un carillon, di una melodia eseguita su corde ingentilite dalla sordina, arriva da lontano e rapisce. Il leitmotiv di questa intervista è duplice: da un lato i legami forti, incandescenti, quasi nerboruti e poi, dall’altra parte il diretto opposto, e allora parlerei di fragilità, di mutabilità dovute alla pelle cangiante di un mestiere, quello di attore, soggetto ad alti e bassi, ad attese, ma nel contempo, ravvivato dalla linfa di una passione inaccessibile ed incredibile. Quando raggiungo l’attore Maurizio Marchetti al telefono, quando lo raggiungo per la prima volta intendo, la nostra comunicazione si chiude con una battuta: dobbiamo scegliere un giorno diverso da quello ipotizzato perché quello per il quale ci eravamo accordati coincide con il giorno in cui “deve sparare”. Sorrido, sorridiamo insieme credo. E poi arriva il giorno “libero” da mira, bossoli e rinculo. Su tutta la nostra conversazione, non dico incombe perché sembrerebbe un’ oppressione, ma si manifesta, si muove, un’aura precisa. Quella legata al Sud. Alla terra di origine del protagonista.

Signor Marchetti, può parlarci del suo personaggio in Squadra Antimafia 7? Sì, ho finito di girare proprio ieri. Nel cast che comprende Marco Bocci, Giulia Michelini, Giordano De Plano, Pierpaolo Pierobon e molti altri, interpreto Calogero Maglio, un boss che cercherà di conquistare Catania e che, in questa ascesa, è affiancato dal nipote, Graziano Maglio, interpretato da Gabriele Greco, messinese come me. I due sono ovviamente rivali della famiglia Corvo. Mentre però il personaggio di Graziano è moderno, veste in maniera ricercata e alla moda, il mio è un personaggio duro, selvatico, con una grande cicatrice sul volto, il cappello schiacciato sul capo, estremamente  ruvido. La costumista, che ho incontrato proprio ieri, mi ha ricordato simpaticamente di quando, anticipandomi 8 mesi fa la “costruzione” del personaggio, mi aveva avvertito che le sue intenzioni erano di farne “un gran maiale”.

Di tutt’altro genere il personaggio che interpreterà in una altra fiction. All’opposto del mio personaggio in Squadra Antimafia c’è quello interpretato per Sicilia Connection, che uscirà prossimamente, sempre a firma della Taodue, girato a settembre a Siracusa, mentre gli interni sono stati girati a Roma. “Sicilia Connection” focalizza l’attenzione sul reparto operativo dei carabinieri a Siracusa, io sono il colonnello e il mio tenente colonnello è Fabrizio Bentivoglio, poi c’è la Pandolfi che interpreta un magistrato. Lì il mio personaggio è assolutamente solare, completamente all’opposto del mafioso di Squadra Antimafia.

Ma come si fa a passare in poco tempo  tra due  personaggi così diversi ed opposti? Quali sono le difficoltà? È solo questione di trucco e parrucco! L’importante è imparare a memoria quello che c’è da imparare. A parte gli scherzi, a teatro insegnano, mi hanno insegnato, che il costume è fondamentale, che bisogna appoggiarsi al costume perché aiuta nell’atteggiamento e nell’interpretazione.

Lei è siciliano, qual è il rapporto con la sua terra di origine? Sono legatissimo alla mia terra, anche se dovrei non esserlo. È una specie di malattia, terribile e meravigliosa insieme. Lo scrittore Alfio Caruso non a caso parla dell’eterno paradosso siciliano, del fatto di vivere due realtà poste che stanno l’una accanto all’altra. Sono la tragedia e la commedia che convergono, nascere siciliani è un bel fardello.

Da spettatore, invece, cosa le piace guardare in tv e cosa proprio non le piace? Beh, la televisione è un oggetto familiare, dunque non posso disporne esclusivamente, ma accondiscendere anche ai gusti e alle preferenze altrui. Vedrei sempre e solo sport, tutto lo sport, tranne la Formula Uno che proprio non capisco in quel suo ripetersi costante. Amo il basket, sono stato un vecchio giocatore di basket, e poi il calcio, anche se da troppe sofferenze, soprattutto per gli scandali frequenti. Mi piaceva molto la politica, ormai, quando mi è possibile guardo solo Servizio Pubblico di Santoro, ma poi noto che in giro c’è troppa ripetitività. Quello che non mi piace? Porta a Porta.

Mi dice un suo pregio ed un suo difetto? Pregio e difetto in me coincidono, sono molto paziente ed il difetto è proprio il mio essere troppo paziente. E forse fra i difetti metterei anche il fatto che sono irascibile, anche se non si direbbe e cozza un po’ con la mia pazienza. So nascondere bene.

Può anticiparci qualche suo progetto? Ci sono cose che si stanno muovendo, in particolar modo due cose importanti, ma non posso parlarne o anticipare nulla per scaramanzia. In questo mestiere ci vuole anche quella. Proprio poco tempo fa mi era capitato di avere una proposta importantissima ed è evaporata nel giro di una settimana. Una cosa tipica in questo lavoro, capita che mi chiamino per cose importanti e poi, all’improvviso, svaniscono. È come quando da ragazzo cominci a fare i provini, ci vai pieno di speranza, e ti dicono che sei bravo e che si faranno sentire e poi non ti chiamano più. Come per i siciliani, quando ti dicono che non c’è problema, allora stai sicuro che un problema c’è.

È mai stato al Ravello Festival e che rapporto ha con la musica? Non sono mai stato a Ravello ma ho recitato un paio di volte in Costiera Amalfitana, un luogo splendido. Con la musica direi che ho un bel rapporto, ho diretto un teatro a Messina, mi occupavo della sezione prosa e vivevo costantemente accanto al lavoro e alle preoccupazioni dei direttori d’orchestra e dei musicisti. La musica è sempre stata nella mia vita, mio nonno era un buon musicista e così mio fratello, prima di diventare giornalista.

Se avesse la possibilità di tornare indietro e di dire qualcosa a qualcuno, qualcosa che non ha detto, chi sarebbe e cosa direbbe? Se tornassi indietro dovrei iniziare un elenco lunghissimo e non finiremmo più. Contrariamente a quello che si possa pensare, sono molto timido e c’è sempre stata per me una pausa di riflessione che non mi ha fatto dire delle cose, di cui poi magari mi sono anche pentito. Però, ecco, forse la domanda che farei più spesso è perché?, che necessità c’è? Lo direi ai politici che si nascondo dietro a un dito, lo direi agli artisti che si vendono anche solo con la pubblicità. Ci sono tanti perché che chiederei. Anzi, le racconto un aneddoto. Avevo fatto la prima di uno spettacolo di grande impegno civile e di grande successo: Lavori in Corso di Claudio Fava, sul ponte sullo stretto e sugli appalti ma riletto in chiave comica e grottesca. Era uno spettacolo a cui tenevo molto. Bene, durante la prima, accadde che fu scarcerato il  boss che a Messina aveva assassinato la giovane Graziella Campagna, da cui è stato tratto anche il film La Vita rubata con Beppe Fiorello, e nel cui cast interpreto un altro personaggio negativo. In seguito il boss venne riarrestato. Ricordo che invitai a teatro la famiglia di Graziella e poiché si toccavano temi come mafia e Don Puglisi, a fine spettacolo dissi che la Compagnia dedicava lo spettacolo a Graziella Campagna. Ci fu un momento bellissimo di commozione generale, che toccò non solo il pubblico ma anche tutti noi attori. L’indomani venni chiamato da un politico che mi sottolineò di essere a favore del ponte ma che non condivideva la mia scelta di dedicare lo spettacolo a Graziella Campagna. Ecco, io a lui, come a molti altri, chiederei solo perché.  

Alcune interviste posseggono un’energia particolare, una radice di forza che non si trova in altre. È come spaccare a metà un frutto e vederne il cuore palpitante e succoso. A quel cuore Maurizio Marchetti, il grande Maurizio Marchetti è arrivato con poche parole, con una semplicità unica. O forse ha semplicemente aperto il suo, mostrando quanto sia irrorato dall’amore per il proprio fragile mestiere, e per la terribile e meravigliosa Sicilia, terra in cui appunto la passione, di qualunque origine essa sia, non conosce mezze misure. Un po’ come certe giornate di agosto laggiù, quando il sole e l’afa hanno ragione su tutto.

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