giugno 3, 2015 | by Emilia Filocamo
“Sarò Karl Lagerfeld nel nuovo film di Ben Stiller” in esclusiva Gianni Macchia, mito di seduzione degli anni ’70 ed ’80

Forse uno fra gli elementi fondamentali. Fa parte dell’essere appunto artisti quel misto, credo, fra coraggio ed incoscienza, fra voglia di sfidarsi e lanciarsi, rinnovarsi al passo con i tempi, non importa quanto i tempi siano cambiati, per usare un trito cliché, o quanto sia difficile trovare consonanze. Così il tempo diventa quasi un alleato, tempo inteso ovviamente come avvicendarsi di giorni, di stagioni. Penso a questo nell’introdurre l’intervista all’attore Gianni Macchia, un mito degli anni ’70 ed ’80, che ha recitato accanto ad alcune delle donne più belle del cinema, da Ornella Muti ad Anna Moffo ed Agostina Belli. Come talvolta accade, alcune interviste hanno lo stesso potere evocativo e fascinoso di un libro che si spalanca, è entrare in aneddoti, storie, vicende, miti, cullati da quella reverie che solo il grande cinema possiede e che, senza sconfinare nella chimera, mantiene saldi i contatti con la realtà.

Signor Macchia, può parlarci della sua esperienza nel nuovo film di Ben Stiller e di come è nata? Beh, ovviamente non posso anticipare molto per comprensibili motivi. Posso solo dire che interpreterò Karl Lagerfeld, il grande stilista di Chanel ma non posso dire con quali finalità perché dovrei accennare alla trama. È stata un’esperienza bellissima anche perché sono stato scelto fra diversi provinanti, e credo di essere stato scelto proprio da Ben Stiller oltre che dalla casting. Mi ha aiutato il mio inglese purissimo, non è facile infatti trovare un attore italiano che abbia questa capacità e che non abbia inflessioni o cadenze. In realtà ho atteso per ben due settimane, avevo fatto anche un biglietto per la Grecia, avevo intenzione di partire, ma poi, come spesso accade in questo mestiere, è arrivata la chiamata e quindi sono rimasto qui.

Lei che è stato uno dei grandi protagonisti del cinema degli anni ’70 ed ’80 come giudica il cinema e la tv di oggi e da spettatore, oltre che da artista ed addetto ai lavori, qual è il suo giudizio in proposito? Direi che sono piuttosto critico, avendo avuto un’esperienza notevole nel cinema di quegli anni, porto con me la scuola di un cinema sicuramente commerciale ma di qualità, di livello. Adesso ci sono ben poche chicche o situazioni di rilievo, penso a Sorrentino, ad esempio, con il quale ho un provino per due ruoli per il suo prossimo film o a Matteo Garrone, artisti che potrebbero lavorare qui come all’estero. Il livello medio direi che è molto basso. E come spettatore devo ammettere lo stesso: non amo guardare le commedie, non amo le fiction, che definirei per contenuti e formula quasi dei fotoromanzi aggiornati. Le situazioni sono prevedibili, così come gli intrecci. Mi incuriosiscono di più quelle magari di produzione straniera, penso a Velvet, allo splendido Downtown Abbey e al Segreto, anche se recentemente mi è sembrato che si sia un po’ banalizzato, forse sull’onda del grande successo ottenuto.

Lei avrà sicuramente aneddoti da raccontare di incontri o di momenti sul set indimenticabili. Ce n’è qualcuno che può raccontare? Beh, ogni film lascia un ricordo indelebile. Sicuramente ho un ottimo ricordo del film “I Guerrieri del Terrore” di Renè Cardona, film che mi ha dato l’opportunità di conoscere e stringere una bella amicizia con gli attori Francisco Rabal e Marisa Mell. Penso al film di Corbucci, “Er più”, accanto a Federica Mori e a Celentano, in cui ero l’antagonista di Celentano. E poi ripenso a tutti gli incontri che mi hanno arricchito con donne di grande fascino, non solo come artiste, una fra tutte la Anna Moffo. Diventa davvero difficile prediligerne uno, quasi tutti mi hanno lasciato dei bei ricordi, e anche il più brutto, un po’ come se si trattasse di un figlio, non si rinnega mai.

Ma Gianni Macchia ha qualche rimpianto? L’unico rimpianto forse, è quello di aver perso un po’ dell’entusiasmo iniziale, di quella grande energia che mi spingeva agli esordi. Ma forse questo è normale, considerato il nostro mestiere, caratterizzato da costanti alti e bassi. Ecco, adesso questo film di Ben Stiller, questa chiamata da Hollywood, è stata una sferzata di energia, mi riporta avanti con grande voglia di fare ed entusiasmo.

Credo che lei professionalmente abbia realizzato quasi tutto, ma c’è ancora un sogno nel cassetto?  Beh, adesso spero di concludere con Sorrentino, il mio inglese è piaciuto molto e spero che sia un buon augurio per un futuro lavoro insieme. E poi ora c’è Ben Stiller, e mi sto concentrando su questo. La cosa che mi dà gioia è questa crescita di interesse nei miei confronti, è come se avessi fatto un balzo in avanti ed è una grande soddisfazione.  

L’intervista con Gianni Macchia si chiude qui, non lo rivelo all’attore ma come dicevo all’inizio, sono convinta che il tempo diventa un alleato quando, complici il talento e la passione, si lasciano tracce indelebili, piccole arabe fenici a forma di impronta che il mondo non fa fatica a ritrovare e a tenersi strette.

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