ottobre 6, 2014 | by Nicola Mansi
Scomparso Igor Mitoraj, gigante della scultura. La sua mostra “Memoriae” inaugurò il Ravello Festival 2012 / FOTO

Gigante della scultura del secondo Novecento, con uno stile fortemente radicato nella tradizione classica, con una particolare attenzione ai busti maschili: così Igor Mitoraj, scomparso la notte scorsa, all’età di 70 anni, nell’ospedale Saint-Louis di Parigi, è stato definito dalla critica. Profondamente influenzato dal’eclettismo del suo maestro Tadeusz Kantor, l’artista polacco negli ultimi vent’anni ha proposto una svolta post-moderna, attraverso l’ostentata enfatizzazione dei danni subiti dalle sculture classiche, ottenuta mediante la realizzazione di arti e teste troncati. Nato a Oederan, in Germania, il 26 marzo 1944, da madre polacca e padre francese, nel’45 Igor Mitoraj sopravvive al bombardamento di Dresda con la madre, che, finita la seconda guerra mondiale, decide di ritornare vicino a Cracovia. Frequentato il liceo artistico a Bielsko-Biala, nel 1963 inizia a studiare pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Cracovia, dove ha come insegnante Tadeusz Kantor, e nel 1967 partecipa ad una collettiva alla Galleria Krzysztofory. Nel 1968 arriva a Parigi, dove si iscrive all’École National Supérieur des Beaux-Arts. Nei primi anni ’70 sviluppa un forte interesse per le antiche culture sudamericane e si reca in Messico per un anno. Nel 1976 Mitoraj riscuote un grande successo con la sua prima personale presso la Galleria “La Hune” a Parigi: da allora si dedica esclusivamente alla scultura e apre uno studio a Parigi. Negli stessi anni riceve il “Prix de la Sculpture” a Montrouge ed il ministro francese per la Cultura gli mette a disposizione uno studio al Bateau Lavoir di Montmartre. Nel 1979 si reca a New York, in Grecia e in Toscana, rimanendo incantato dalla bellezza della Versilia, ed in particolare da Pietrasanta, dove poi stabilirà uno studio quattro anni dopo. Riceve anche importanti commissioni per sculture monumentali in spazi pubblici e privati, alcuni suoi lavori si trovano anche in numerose collezioni pubbliche disseminate in tutto il mondo. Arrivato a Pietrasanta nel 1979, vi si stabilisce dal 1983 aprendo uno studio e alternando soggiorni a Parigi. Nel 1992 viene insignito del “Premio Pietrasanta e la Versilia nel mondo” e nel 1994 dona “Il Centauro” alla Città, nella piazza omonima. È in quell’occasione che in un articolo su La Repubblica, l’allora ministro ai Beni Culturali Antonio Paolucci definisce felicemente Pietrasanta ”Piccola Atene”. Nel ’98 disegna e affresca la sala del Consiglio Comunale di Pietrasanta, unica nel suo genere proprio per la sua contemporaneità, i preziosi affreschi dell’ ”Alba” e il ”Tramonto”, le sculture, i mobili progettati dal maestro stesso. Nell’area apuo-versiliese Mitoraj partecipa anche a numerose rassegne. L’ultima, appena la scorsa primavera, ”Homo Faber” con una splendida scultura proprio in piazza del Duomo a Pietrasanta, città di cui, dal 2001, è cittadino onorario. L’ultimo atto d’amore del maestro per la città di Pietrasanta è culminato nel luglio 2013 con la donazione dell’Annunciazione, l’altorilievo per la lunetta centrale della Chiesa di Sant’Agostino.
Igor Mitoraj ha lasciato un’impronta indelebile anche a Ravello con l’esposizione “Memoriae” che accompagnò la programmazione del Ravello Festival 2012. Le sue sculture monumentali invasero la terrazza dell’Auditorium Oscar Niemeyer, Piazza Duomo e i giardini di Villa Rufolo, regalando alla Città della Musica uno degli eventi con più successo degli ultimi anni. Il maestro rimase talmente colpito dalla bellezza di Ravello da decidere di esporre, per la prima volta, alcuni inediti lavori su tela e un mosaico, ennesima conferma della sua poliedricità.
Quando, tre anni fa, decisi di chiedere a Igor Mitoraj di lanciarsi al fianco della Fondazione Ravello nel progetto di una mostra che desse forza ulteriore al Festival, ampliandone la fama ed il prestigio anche nell’ambito delle arti visive, lui non ci pensò su che una mezz’ora. Il tempo di una cena insieme. Poi disse di sì, e regalò alla Fondazione che presiedo una personale che si rivelò un gioiello di eleganza, potenza e suggestione. – scrive Renato Brunetta, presidente della Fondazione Ravello – Le sue statue maestose, aeree a dispetto delle dimensioni, invasero Ravello – dalla piazza Duomo all’Auditorium Niemeyer passando per Villa Rufolo – diventando un elemento di fascino in più per i tanti turisti e per i visitatori del Festival. Le incredibili figure alate, i busti possenti, le teste in bronzo e le creature straordinarie senza età ricavate dalla mano dell’artista avevano la capacità di soggiogare lo spettatore, ma non di inibirne il piacere e la fantasia. Il tratto di Mitoraj, cioè, apriva la mente all’immaginazione, con sorprendente freschezza, senza intellettualismi eppure con un’originalità raffinata. Mitoraj fu, nel 2012, il testimonial più illustre di un Festival dedicato al tema della Memoria. La memoria come strumento di riappropriazione culturale, presupposto indispensabile di ogni nuova conquista. E l’immersione nel mito, stimolata da Mitoraj, rappresentò appunto, a Ravello, un ponte tra passato e presente di straordinaria efficacia. Di lui conservo un ricordo personale indissolubile da quello del grande scultore, eclettico e insieme rigoroso: nel suo innamoramento per Ravello e per i suoi spazi azzurri si compiva, infatti, la missione dell’artista di successo, grande comunicatore, e quella dell’amico, al quale la Fondazione Ravello rivolge, oggi, un saluto carico di affetto e di gratitudine“.

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Igor Mitoraj a Ravello per l’inaugurazione della sua mostra “Memoriae” (ph Pino Izzo)

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