aprile 17, 2014 | by Nicola Mansi
Scoperta eccezionale ad Ostia. Sottoterra una città più grande di Pompei

Mentre il ministro Franceschini inaugura i restauri di tre importanti domus a Pompei: quella di Marco Lucrezio Frontone, quella di Romolo e Remo, e quella di Trittolemo, un’altra bella notizia che riguarda il nostro inestimabile patrimonio archeologico, rimbalza su tutti i mass media del mondo: la scoperta di una parte di Ostia Antica fino ad oggi “segreta” che sarebbe più grande della stessa Pompei.
Grazie alle nuove tecnologie, in particolare alla magnetometria, sono state identificate tantissime strutture ancora presenti nel sottosuolo che appartengono ad una parte di città fino ad oggi sconosciuta.
Gli studi hanno rivelato che nella zona ci sarebbero mura con torri alte 6 metri e almeno 4 edifici molto ampi, fra i più grandi finora scoperte ad Ostia Antica, che forse erano antichi locali di approvvigionamento.
La scoperta è particolarmente eccezionale perché per la prima volta, si capisce che nel I sec. A.C., cioè durante la Roma dei consoli, la città di Ostia non era chiusa a nord dal Tevere ma divisa dal fiume in due parti. Le strutture rivelano inoltre, che lo spazio che si credeva destinato allo stoccaggio delle merci che poi venivano trasportate via fiume al porto di Ripetta a Roma, è molto più ampio e quindi, gli scambi commerciali che si svolgevano sulle sponde del Tevere nella Roma dei consoli e poi in quella imperiale, assumono dimensione totalmente diversa.
È la stessa Soprintendenza archeologica di Roma a parlare di “risultati eccezionali” in quanto le nuove scoperte rivelano che Ostia era “una vera e propria città” di grande importanza e di una grandezza che nessuno aveva mai immaginato fino ad oggi. Per la prima volta, la sua pianta integrale scavalca le sponde del Tevere e arriva fino a Isola Sacra, nella zona settentrionale del fiume. La scoperta archeologica è partita nel 2007 quando una squadra di archeologi italiani e inglesi intraprese delle indagini geofisiche nell’area che si estende fra gli antichi scali marittimi di Portus e di Ostia, a pochi chilometri dall’aeroporto internazionale Leonardo da Vinci.
Gli studi sono stati portati a termine da Angelo Pellegrino e Paola Germoni della soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma e dai professori Simon Keay della University of Southampton-British school at Roma e Martin Millett della University of Cambridge che hanno diretto archeologi e geofisici nell’ambito del Portus project.
I risultati della ricerca sono stati presentati lo scorso 16 aprile a palazzo Massimo dalla soprintendente ai beni archeologici di Roma, Mariarosaria Barbera e Paola Germoni, Simon Keay e dall’archeologo Fausto Zevi. “È una sorpresa – ha detto Barbera – ma anche il risultato di una progettazione comune che ha trovato terreno fertile non solo con gli accordi con gli istituti stranieri, ma che affonda le sue radici nella politica di tutela degli anni sessanta. Il vincolo apposto nel ’62 – ha specificato Barbera – ha consentito la conservazione e il successivo varo di questo progetto a cui la soprintendenza pensava da molto tempo. I risultati sono strepitosi e ci inducono a ben sperare nel futuro”, anche se “non sarà più sotto forma di campagne di scavi, che non ci possiamo più permettere, ma sarà con scavi mirati sulla base dei risultati della ricerca geofisica”.

la mappa della nuova città

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