novembre 13, 2015 | by Emilia Filocamo
“Scrivere mi rende libera!” da Miss Italia a scrittrice, la metamorfosi di Anna Kanakis

Non mi sarà difficile introdurre questa intervista, mi sarà difficile piuttosto riuscire a contenere tutte le suggestioni e le emozioni che la protagonista, la splendida Anna Kanakis, mi ha suggerito, nello “spazio – tempo” consentito e legittimo per una regolare intervista. Come spesso mi accade, mi lascerò guidare da un’immagine, e quella che lei stessa mi ha ispirato è di una maternità artistica, di un parto che non ha incluso doglie ma dolori diversi dati dall’impulso e dalle contrazioni di una ispirazione furente, di una fecondazione avvenuta molto tempo prima quando l’artista era attrice e, di conseguenza, intima vicina delle parole e del mondo delle parole. Si perché le creature di cui parleremo sono i libri, un libro è fatto di tanti fogli, come lei stessa mi sottolineerà più volte e ci sono dei mesi necessari di attesa perché queste creature vengano al mondo, mettano pagine e contenuti, irrobustiti come arti e così si avviino alla vita. Quando raggiungo la bellissima attrice, ex Miss Italia, perfetto condensato di una classicità fatta di radici siciliane e greche e visibile non solo nei suoi lineamenti, ma anche nell’impeto della passione e nella capacità di captarne le suggestioni, partiamo proprio da questo, dall’amore per la scrittura e dal suo essere diventata scrittrice, anche se forse lei non ha mai cominciato a diventare tale perché non ha mai smesso di esserlo.

Signora Kanakis, come nasce il suo amore per la scrittura? È stata un’evoluzione naturale oppure era una passione che covava in segreto e che poi è esplosa? Entrambe le cose: è stata una evoluzione naturale del mio percorso di attrice ma anche una passione coltivata da sempre. Già al Liceo ricordo la mia inclinazione nello scrivere, una volta alla settimana la mia professoressa mi faceva pubblicare su La Sicilia ed era una gran bella soddisfazione. Poi il mio lavoro di attrice mi ha portata ovviamente a contatto con i copioni, che ho sempre vissuto in prima persona e su cui  spesso davo pareri facendo spesso anche innervosire qualche regista. Evoluzione naturale perché è accaduto che fra una pausa professionale e l’altra, mi è venuta non l’idea di un libro, un libro sono tanti fogli ed è una bella sfida, e quindi non pensavo subito a questo, ma voglia di scrivere. Cinque anni fa, leggendo una biografia di George Sand, mi sono letteralmente innamorata di questo personaggio controcorrente e ho iniziato a scrivere, a buttare giù delle pagine. Io scrivo a penna, poi passo al pc e stampo. Alla fine, scrivendo in qualsiasi momento, anche durante le vacanze o appartandomi, mi sono trovata davanti ad un manoscritto che ho fatto vedere a 2 amici scrittori dicendogli di dirmi di cosa si trattasse. Insomma mi sono trovata con una creatura mia fra le mani, nata spontaneamente e che poi è stata edita da Marsilio. Ecco, dal momento che ho avuto la prima copia fra le mani del mio libro, la passione per la recitazione è stata soppiantata dalla scrittura, ho provato una passione più forte. Vede, quando si recita, si è guidati da qualcosa scritto da altri, ma scrivere è un atto di creazione, è una espressione propria.

Usando una metafora potremmo dunque dire che il recitare è un figlio adottivo mentre scrivere è un figlio naturale? Sì, non voglio parlare di possesso ma ciò che si scrive è totalmente dipendente da me e non da altri. Dunque mi rende libera.

La sua duplice componente greca e siciliana in che modo l’ha influenzata nel suo mestiere? La componente ellenica è presente nella sua accezione di Amore e Morte nei miei scritti, mi riconosco in questo vivere le cose, e di conseguenza anche scriverle, sino alle estreme conseguenze. Spinta dunque dalla passione anche se con l’età, con la saggezza, sempre poca, cerco di mediare, di essere più moderata.

Sta lavorando ad un altro libro adesso? Può anticiparci qualcosa? In verità non posso dire molto, solo che, appunto, mi sto dedicando al terzo figlio. Si tratterà di un romanzo a sfondo storico. In questo momento mi sono trasformata in una sorta di agente segreto, raccolgo dati, fonti e questa cosa mi intriga molto.

La recitazione è per lei una porta definitivamente chiusa o soltanto accostata? Diciamo che dentro di me è chiusa per la maggior parte del tempo, ma come si dice, usando un noto proverbio, mai dire mai, se dovessero propormi qualcosa di bello…

Che tipo di spettatrice è Anna Kanakis? Non mi piace la tv di oggi, per anni ho lavorato in Rai e posso dire che la fiction di adesso non incontra i miei gusti. Forse perché si cerca anche troppo spesso di scimmiottare prodotti stranieri. La Rai, ad esempio, era nota per i kolossal, per le produzioni internazionali focalizzate su grandi personaggi storici o del mondo intellettuale. E su quello dobbiamo puntare perché altrimenti creiamo prodotti ibridi, gattini con gli occhi ciechi. In ogni caso amo guardare vecchi film, i dibattiti politici, ma quelli costruttivi e non quelli in cui ci si urla contro per alzare lo share e che restano programmi di rissa, sterili. Mi piace seguire la politica anche perché collaboro con il Fatto Quotidiano.

C’è stato un momento professionalmente che l’ha segnata in maniera emblematica, a cui è legata? “La Famiglia Ricordi” di Mauro Bolognini in cui ho dovuto affrontare un ruolo tecnicamente difficile, una sfida che sembrava impossibile. Interpretavo Maria Callas e ricordo ancora quando  ascoltavo per ore le cassette della Callas e sono diventata una melomane e poi studiavo a memoria dei VHS per vedere ed imparare come si muoveva. Non potrò mai dimenticare la sua bocca appena aperta e quella mano sul cuore e quella voce che mi chiedevo da dove venisse così potente. E anche lei era greca…

Se in questo momento potesse dire qualcosa a qualcuno, nel suo privato o nella sua vita professionale, che non è riuscita a dire per vari motivi, chi sarebbe e cosa direbbe? Ho il difetto che dico le cose che penso in faccia, appena qualcosa non mi torna sbotto e nel mondo dello spettacolo questo si sa. Se ho magari mandato all’aria un progetto è perché difendo la mia opinione, non sono una esecutrice pedissequa. In genere gli attori più remissivi sono quelli preferiti, ma non è il mio caso, non lo condivido come atteggiamento. Direi quindi di aver detto tutto al momento opportuno, o meno opportuno, dipende da come si legge la cosa.

Conosce il Ravello Festival? Le piacerebbe suggerire o provare ad indovinare il tema del Festival 2016? Lo conosco, so che è un evento di grande spessore. Vediamo, un tema… “La Passione” è un tema che avete già utilizzato? Se mi lascia qualche minuto per pensare le rispondo.

Io ed Anna Kanakis ci salutiamo con la promessa di un sms in cui mi rivelerà la sua ipotesi di tema per il prossimo Ravello Festival e qualche minuto dopo il messaggio arriva. Ho pensato come tema alla “Levità” intesa come leggerezza, astrazione, volo. Mi sembra adatto in un tempo ingarbugliato e violento come il nostro. La stessa leggerezza, penso dopo aver letto il suo messaggio, di un’ispirazione che, partorita, diventa pagina e poi storia.

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