settembre 18, 2014 | by Emilia Filocamo
«Se mi chiamo Totò Cascio lo devo a Tornatore». Storia di un piccolo divo

Il Sud è un cordone ombelicale afoso e resistente, una bandiera che unisce due persone distanti, ma collocate geograficamente appunto a Sud. Nasce così l’intervista a Totò Cascio, indimenticabile interprete di Totò appunto nel film premio Oscar Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore. Non a caso, per una strana, benaugurante coincidenza, quando lo raggiungo al telefono, il pomeriggio che era silenzioso ed anche uggioso, viene puntellato da un canto insistente di cicale, familiare refrain da sud. Cominciamo una chiacchierata che non ha i toni dell’amarcord ma della gioia di un’esperienza conclusasi lasciando segni indelebili. Una nota colorata, a parte il suo accento palermitano, è la dolcezza con cui più volte, nel corso dell’intervista, parlerà di Giuseppe Tornatore, chiamandolo affettuosamente “Peppuccio”.

Cosa è significato per lei essere un bambino prodigio? «Beh, avevo 8 anni allora, e non avevo assolutamente coscienza di ciò che stava succedendo. Ad 8 anni le cose si fanno solo per gioco. Mi trovavo circondato da grandi e c’era questa pittoresca contrapposizione fra me, piccolo, ero davvero minuto da bambino, ed il gigantesco, in tutti i sensi, Philippe Noiret. Anche il mio nome piacque al regista, che, infatti, non ha voluto cambiarlo. Diciamo che c’è stata tutta una serie di coincidenze a mio favore».

Una domanda che chissà in quanti le avranno fatto: come è stato scelto per quella parte? «All’inizio c’è stata una selezione fotografica a Palazzo Adriano, il comune in cui è stato allestito il set; nel film il nome del paese, Giancaldo, è ovviamente un nome fittizio. Fecero una selezione fotografica su diversi bambini, alcuni poi furono scelti ugualmente ma solo per fare le comparse o parti minori. Alla fine rimanemmo io ed altri 10 bambini e ricordo quello che mi disse la sorella di Giuseppe Tornatore, Piera, che aveva intuito che suo fratello avesse già scelto me, infatti Peppuccio Tornatore me lo ha confermato quando ci siamo visti, un mese fa. Poi, all’ultimo provino, eravamo rimasti solo in due, ma quello era un provino serio, in cui avevamo anche dovuto studiare la parte. Fu quello il giorno in cui mi scelsero ed in cui è cominciato tutto».

Come era il tuo rapporto sul set con gli altri attori? C’era qualcuno a cui si era affezionato particolarmente? «Ovviamente ero il più piccolo del cast e dunque ero considerato un po’ come il cocco, la mascotte del cast. Si sono create delle amicizie molto forti, certo, quella ad esempio con il produttore Franco Cristaldi e quella con l’attore Marco Leonardi, che interpreta Totò da adolescente, e con cui ci sentiamo ancora spesso, una persona semplice ed umile, oltre che di talento. Poi con Peppe Tornatore ci siamo visti proprio un mese fa, per i 25 anni dell’Oscar a Nuovo Cinema Paradiso, il film uscirà in Giappone in lingua giapponese e con i sottotitoli. Peppuccio è venuto a casa mia per girare una sorta di documentario, una cosa molto bella, improvvisata per descrivere un po’ la storia di Tornatore come regista. Ci siamo seduti, abbiamo preso il caffè insieme e abbiamo chiacchierato di Nuovo Cinema Paradiso, tutto sotto le telecamere, sono state due ore piacevolissime, a tu per tu con i ricordi».

Come le ha cambiato la vita Nuovo Cinema Paradiso? «Guarda, io non parlo di cambiamento, io preferisco dire che la mia vita è nata con Nuovo Cinema Paradiso. Nonostante siano passati ben 25 anni dall’uscita del film, il filo è ininterrotto e ancora adesso c’è gente che mi scrive, che mi contatta e che vuole intervistarmi. Pensa che la scorsa settimana a Barcellona è uscita una versione restaurata di Nuovo Cinema Paradiso, quindi, come vedi, è una magia ininterrotta».

Adesso è ancora nel mondo del cinema o si occupi di altro? «Mi occupo di altro, nel senso che faccio l’imprenditore, ma ho un progetto in cantiere, l’uscita di un libro dedicato al film».

Ha mai dei rimpianti? «Non saprei risponderti, sinceramente. A volte mi chiedo perché non mi sono trasferito, sono rimasto infatti in Sicilia, visto che magari avrei potuto avere più chances altrove. Ma considero Nuovo Cinema Paradiso sostanzialmente una parentesi. Anche se, poi, in fondo penso che magari da bambino bucavo lo schermo e che poi da adolescente non sarei riuscito ad avere lo stesso straordinario successo. In definitiva mi affido a Dio».

Quindi il suo legame con il Sud non si è mai interrotto, perché non è mai andato via, è così? «Ci ho pensato tantissime volte, purtroppo. Ho pensato di investire fuori, il futuro è lavoro e qui molti giovani sono costretti ad andare via. I paesi, come quello in cui vivo, contano una popolazione ormai anziana, con nascite zero, e quindi si spengono irrimediabilmente . Si, ci ho pensato, sono radicato alla mia terra, la amo molto ma è un pensiero, quello di andare via, che non ho mai accantonato completamente».

Se avesse dei figli, consiglierebbe loro la strada dello spettacolo, del cinema? Se anche a loro si presentasse un’occasione d’oro come quella capitata a lei, cosa farebbe? Oppure avrebbe paura dei pericoli? «Si, credo che li incoraggerei, perché ci si può perdere ovunque e comunque, e questo succede se non si hanno valori forti, saldi. Se non si da il giusto valore ai guadagni e al successo che possono dare alla testa. Il successo non è una garanzia, nessuno può assicurarti che camperai di rendita. Io mi accorgo che soprattutto le ragazze pensano solo a diventare veline, attrici, ma senza un percorso di studio preciso, valido, e così incappano spesso in false offerte di lavoro, in compromessi. C’è tanta superficialità in giro e bisogna fare attenzione, il successo spesso è un boomerang pericoloso. Ovunque spuntano tanti registi che si propongono come grandi registi, ne parlavamo proprio con Peppuccio Tornatore e bisogna fare attenzione a queste persone che si improvvisano artisti. Il cinema è un’arte, è sogno e bisogna essere preparati. Ci sono tanti altri bei lavori che si possono fare con la stessa passione».

I suoi progetti? «Sto accarezzando l’idea di aprire a Palermo, un’agenzia di talent scout, ho anche un appuntamento proprio in questi giorni con una persona che conosco e che potrebbe appoggiare il mio progetto. Ci sono tanti ragazzi e ragazze qui, belli, pieni di talento che andrebbero incoraggiati e supportati. Il sud è pieno di talento specie in ambito musicale, io amo molto la musica, e cabarettistico. Ormai ho capito che preferisco il lavoro d’ufficio, il dietro le quinte. La Sicilia potrebbe essere una location per chissà quanti altri film ma spesso i problemi, la malavita, inutile nascondere, creano disagi, difficoltà, e scoraggiano . Tuttavia credo molto nei giovani e nella cultura, perché la cultura può solo migliorarci».

A chi vuol dire grazie oggi? «A Tornatore, glielo dico adesso e glielo ripeterò per tutta la vita. Se mi chiamo Totò Cascio è solo grazie a lui».

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