giugno 24, 2014 | by Emilia Filocamo
“Se non avessi fatto lo scrittore sarei stato un politico corrotto” a tu per tu con lo scrittore inglese Paul Brazill

Paul Brazill, scrittore inglese residente in Polonia, autore di diversi libri, oltre che presente in numerose antologie con i suoi racconti, non necessita di molto tempo per rispondere alle mie domande. Anzi, lo fa nello strettissimo giro di un’ora e mi spiega via mail che, trattandosi di Ravello Magazine, e dunque di un magazine italiano, è particolarmente felice, visto che il suo ultimo libro, “A Case of Noir” è stato recentemente pubblicato dalla Casa editrice italiana Atlantis, Lite Editions, ovviamente in Inglese. Cominciamo così una piacevole “passeggiata” nel mondo del noir e della letteratura e Paul si rivela una guida non solo divertente, ma anche a tratti irriverente.

Paul, quando hai capito che scrivere era il tuo destino? Non credo assolutamente nel destino! La vita è tutta una casualità, un susseguirsi di circostanze accidentali. Il mio salto nel mondo della scrittura è avvenuto piuttosto tardi grazie ad una serie di piacevoli coincidenze e visto che è successo, credo che mi fermerò ancora un po’ da queste parti.

Il tuo primo fan? Uno scrittore eccezionale, Cormac Brown che, sfortunatamente, sembra aver messo da parte il mestiere di scrittore per un po’.

Quasi tutti gli scrittori all’inizio affrontano varie difficoltà, con numerosi rifiuti da parte delle case editrici. È stato così anche per te? Sono stato trascinato in questa avventura circa 7 anni fa grazie ad una serie di magazine e rotocalchi online. La gente che legge questo tipo di magazine è stata estremamente incoraggiante. Certo, anche io ho da parte conservati un bel po’ di no di varie case editrici, ma erano assolutamente necessari e prevedibili, fanno parte del gioco.

a case of blackFra tutti i libri che hai scritto e pubblicato, qual è quello a cui sei più legato? Sicuramente a “Case of Noir”, recentemente pubblicato anche in Italia. Per ora è disponibile solo in inglese, ma uscirà anche la versione italiana, credo a fine anno. È la storia di un giornalista alcolizzato che gira l’Europa tentando di cancellare il suo orribile passato. La vedo un po’ come una storia alla Fratelli Cohen, una sorta di commedia noir. Recentemente l’ho riletto tutto e più lo leggo e più mi piace, credo sia il libro più “mio” che abbia mai scritto: ovviamente con tutte le conseguenze positive e negative di questa affermazione.

I tuoi modelli? Proprio qualche giorno fa riflettevo su quanto sono stato influenzato da scrittori come Damon Runyon o Charles Bukowski. Ma credo anche da Highsmith. In genere quello che mi influenza di più sono la vita, la gente che ho intorno, la tv, la musica, i film.

Avrai incontrato tantissimi colleghi o persone che ti hanno dato qualcosa: il nome di chi ti ha magari impressionato di più? Nessun nome: ho avuto la fortuna di incontrare persone assolutamente carismatiche ed ognuna di loro ha lasciato su di me un’impronta indelebile.

Se non fossi stato uno scrittore saresti? Sicuramente un politico corrotto: sembra una vita piuttosto divertente!

Cosa fa di uno scrittore un bravo scrittore e cosa lo rende eccezionale? Non sono il genere di autore a cui devi chiedere queste cose: mi piace quello che mi piace e non mi interessa altro. Diciamo che tutto è soggettivo.

C’è una ricetta o una formula per essere sicuri di scrivere un bestseller? Assolutamente no! I gusti della gente, così come la vita, sono casuali. Grazie a Dio.

Adesso che il tuo libro è disponibile anche in Italia, cosa pensi del panorama letterario italiano? Hai uno scrittore preferito? I racconti di Italo Calvino guardano al lato più particolare della vita e i suoi personaggi marginali, secondari, sono il genere di cose che mi piace.

Cosa ti ispira di più quando inizi a scrivere un libro: un’emozione, una persona incontrata, un ricordo? In genere una situazione difficile che da il la a tutto il resto ed accende i motori.

Il nome della persona a cui hai dedicato il tuo primo libro? Roman Dalton – Werewolf PI è dedicato a mio figlio Dorian ed a mia madre Daria.

I tuoi progetti futuri? Ho una commedia che uscirà quest’anno per la casa editrice Caffeine Nights Publishing, è intitolata Guns of Brixton ed ho appena terminato anche il seguito, intitolato Holidays in The Sun. Sto anche lavorando a due brevi racconti che diventeranno romanzi e il risultato non mi sembra malvagio ed ho un altro po’ di racconti che usciranno sempre quest’anno su diverse antologie.

Mi racconti la tua giornata tipo da scrittore? Ah, sono un pessimo esempio, come scrittore e come essere umano. Scrivo ad intermittenza, non sono molto disciplinato in questo.

C’è un libro, anche del passato, che avresti voluto scrivere tu? Il Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde.

Il tuo primo pensiero quando termini un romanzo, quando scrivi la parola fine? Ce l’ho fatta anche stavolta!

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